Papa Francesco è pronto a debuttare, prima volta per un Pontefice, al G7 pugliese di Fasano, in via di svolgimento presso il resort Borgo Egnazia. La seconda giornata del vertice esteso sarà anche quella di Jorge Mario Bergoglio, chiamato da Giorgia Meloni, presidente di turno del G7, a partecipare alla sessione comune sull’Intelligenza Artificiale e le problematiche dello sviluppo globale.
Il G7 multilaterale del Papa
In questo G7 allargato oltre la formula di “direttorio dell’Occidente” a Paesi come Brasile, Turchia, India, Sudafrica, Egitto, Argentina, Algeria e Emirati Arabi Uniti c’è spazio anche per il Papa, che avrà modo di presentare la visione umanista e antropocentrica della Chiesa sulle nuove tecnologie e costruire un fitto dialogo diplomatico per la pace con i leader del pianeta. Dieci i bilaterali che terrà il Papa, da quelli con Lula, Narendra Modi e Recep Tayyip Erdogan a quello con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ma il più importante, sul piano politico e simbolico, sarà quello col presidente americano Joe Biden. Con il quale il confronto verterà, inevitabilmente, su una serie di dossier aventi al centro le due guerre, quella in Ucraina e quella di Gaza, che turbano l’ordine internazionale.
Il Papa e Joe Biden hanno visto divergere, nei tre anni e mezzo di comune convivenza ai vertici della prima istituzione religiosa globale e della massima superpotenza del pianeta, la visione del mondo di Vaticano e Usa, definiti da Massimo Franco in un omonimo libro gli “imperi paralleli“ che si sono, inevitabilmente, cercati e confrontati negli ultimi decenni. Uno strano artificio della storia ha fatto sì che dopo l’era di Donald Trump, apertasi con gli scontri col Vaticano sui migranti e chiusasi con la Santa Sede intenta ad alzare il muro contro Washington e i tentativi di sabotare l’accordo sulla nomina dei vescovi con la Repubblica Popolare Cinese, l’arrivo del secondo cattolico della storia alla Casa Bianca non producesse una convergenza di sistema tra il Vaticano e gli Stati Uniti.
Le faglie tra gli “imperi paralleli”
Separano il Papa e Biden, innanzitutto, la questione della guerra d’Ucraina, con il Santo Padre fautore della mediazione a ogni costo e il capo di Stato americano poco desideroso di mollare il colpo nel contenimento della Russia. Inoltre, Papa Francesco predica da tempo un’unità d’intenti per l’Europa, da lui letta come Res Publica Christianorum da rilanciare e valorizzare. Nulla di più lontano dalla concezione geopolitica di Biden e degli Usa, per i quali l’Europa è la propaggine della sfera globale d’influenza a stelle e strisce, da mantenere nell’orbita di Washington e non far emergere come attore sovrano.
Ancora più profonde, se possibili, le differenze politiche sull’Ucraina. Lo ha ricordato il National Catholic Reporter americano: nel bilaterale di Fasano “da un lato ci sarà un Papa che ha ripetutamente chiesto un cessate il fuoco a Gaza in seguito agli attacchi di Hamas contro Israele lo scorso anno e che potrebbe o meno aver definito l’assedio di Gaza un genocidio, a seconda dei casi. Ai cui resoconti si crede. Dall’altro lato ci sarà un presidente degli Stati Uniti la cui amministrazione ha continuato a riaffermare il suo ferreo sostegno a Israele, inclusa la recente vendita di oltre 1 miliardo di dollari in armi, e che si è opposto all’idea che la condotta militare israeliana contro i palestinesi venga paragonata al genocidio”.
Le sponde possibili tra Papa Francesco e Biden
L’incontro servirà a far capire quanto della distanza politica tra Usa e Vaticano possa essere colmata dall’indubbia sintonia personale tra i due anziani leader. L’81enne Biden e l’87enne Bergoglio, figli di un’epoca lontana dall’attuale fase caotica e navigati conoscitori degli affari globali, arrivano stanchi e provati da anni tormentati al decisivo appuntamento di Fasano. Ma potranno trovare sicuramente la sintonia personale che ha portato negli anni scorsi Papa Francesco a schermare Biden dalle strumentalizzazioni della destra Usa circa i dubbi sul suo essere o meno un buon cattolico e il presidente Usa definire Bergoglio “il più grande guerriero per la pace che abbia mai incontrato”.
Sponde non mancheranno: dalla cooperazione allo sviluppo nel Terzo Mondo al sostegno americano agli sforzi dell’inviato vaticano Matteo Maria Zuppi per riportare fuori dalla Russia alcuni dei bambini ucraini deportati dopo l’invasione del 2022, ci sono punti di partenza non secondari.
Prove tecniche di diplomazia multilaterale
Per Biden questo incontro servirà, in prospettiva, anche a ricordare agli Usa e all’ampio elettorato cattolico, proiettato verso il ruolo di ago della bilancia in molti Stati alle prossime elezioni presidenziali, il rispetto del comandante in capo per la figura del Santo Padre. A Papa Francesco per smentire coloro che da tempo insinuano che la Santa Sede sia in qualche modo diplomaticamente isolata. E per mettere l’incontro con Biden al centro di una rete diplomatica. Come detto, Francesco parlerà anche con Lula, Erdogan, Modi. Ricorderà al mondo che per la Chiesa non c’è solo l’Occidente a poter dare le carte in campo diplomatico. Prove tecniche di diplomazia multilaterale. Quella che servirebbe oggi per un mondo meno competitivo e più ordinato. E che la Chiesa, da tempo, sponsorizza.

