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Se il Russiagate non porta a nulla ecco pronte altre accuse contro Vladimir Putin. L’inconsistenza dell’impianto accusatorio contro le ancora presunte interferenze del Cremlino nelle elezioni americane del 2016 sta mandando in crisi il Deep State americano.

Donald Trump e Putin, le due minacce per il Deep State

È ancora difficile digerire la presenza di Donald Trump nello Studio Ovale, un “cavallo pazzo” che per ora sono riusciti solo in parte ad arginare. Ciò che invece il Deep State non è riuscito per nulla a limitare è stata l’azione politica di Vladimir Putin nell’ultimo anno. In un solo biennio ha risolto la crisi siriana che durava da sei anni, strappando dalle mani di Washington un alleato prezioso come la Turchia. Putin stava per fare poi anche scacco matto, con l’avvicinamento del re saudita Salman verso Mosca. Uno smacco inaccettabile per Washington.

Ora la propaganda contro il nemico non più rosso, ma russo, si inasprisce. I canali d’informazione RT e Sputnik sono ora costretti a registrarsi negli Stati Uniti come agenti stranieri (gli altri media europei non sono invece obbligati a farlo). I cervelli di Washington sono costantemente al lavoro per tenere alta l’aggressività contro Mosca.

Il documento che denuncia i cavalli di Troia di Putin

Ecco che i centri lobbistici diventano fucine di documenti pronti a a certificare l’imperialismo di Putin. “I cavalli di Troia del Cremlino”, questo il titolo emblematico di un documento stilato dall’Atlantic Council. Il bello è che tale think tank americano gode anche di buona e rispettabile fama nel ghota delle lobby politiche americane. Peccato che nel documento sopracitato emergano delle lacune in materia politica non da poco. A leggerlo sembra quasi un documento stilato in fretta e furia, senza approfondita analisi, con l’unico obiettivo di screditare la Russia il prima possibile.

La tesi sostenuta dagli analisti dell’Atlantic Council è che la Russia stia utilizzando partiti e movimenti in Europa (in particolare in Italia, Grecia e Spagna) per disgregare l’Unione europea e allontanare il Vecchio Continente da Washington.

Tutte le inesattezze del documento

Il documento si apre dando per scontata “l’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016”. In realtà non vi è ancora nessuna prova concreta di ciò. Il report prosegue descrivendo in breve la crisi economica che ha colpito l’Europa nel 2008. Gli analisti americani soprassiedono sul fatto che tale sofferenza è stata esportata proprio dagli Stati Uniti, paese che secondo loro dovrebbe proteggere al meglio gli interessi dell’Europa.

Nel documento si evita anche di parlare come le politiche di Bruxelles non abbiano saputo arginare la crisi, anzi l’hanno peggiorata e ancora oggi non si è riusciti a ritornare a livelli pre 2008. Nel report la crisi è assunta come dato di fatto, quasi come piovuta dal cielo. Anzi, la recessione economica sarebbe stata funzionale agli interessi russi per cavalcare l’onda d’indignazione popolare contro Bruxelles. E i cavalli usati per questa corsa sarebbero alcuni partiti europei.

Non c’è prova dei legami tra i partiti europei e Putin

Syriza in Grecia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord in Italia e Podemos in Spagna. Nel documento si susseguono poi errori di conoscenza politica da pelle d’oca, come la classificazione del Movimento 5 Stelle tra i “partiti di destra”. Queste lacunose conoscenze fanno da sfondo a una tesi a tratti inconcepibile, oltre che indimostrabile. Dichiarazioni estrapolate di alcuni esponenti politici dei partiti sopramenzionati vengono usate come prove di legami tra il Cremlino e questi ultimi.

Per far comprendere la poco professionalità dietro il lavoro di questi analisti, basta prendere le dichiarazioni del candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, fatte proprio una settimana fa. “Siamo fedeli agli Usa, non a Mosca”, ha detto Di Maio prima intraprendere un viaggio di cortesia proprio in terra americana. E anche in fatto di Unione europea il programma dei 5 stelle si sta sempre più spostando verso posizioni di accettazione dell’istituzione.

Ai limiti dell’insensatezza sembra poi l’inserimento di Syriza tra i “cavalli di Troia” di Putin. Alexis Tsipras è andato anche contro l’esito di un Referendum pur di eseguire alla lettera quanto veniva richiesto da Bruxelles. C’è poi poco da dire su Podemos e Lega Nord, ove il primo ha perso ormai slancio, complice la crisi catalana (non avendo comunque nessun rapporto dimostrabile con Mosca), mentre il secondo, a eccezione di qualche iniziativa individuale, non ha mai espresso una chiara strategia in politica estera. Un documento pieno di strafalcioni per provare l’indimostrabile. È evidente che dalle parti di Washington non sanno più come fare per arginare l’ascesa di Putin.