È stata molto più che una partita di calcio, quella disputatasi venerdì 13 febbraio allo stadio Nelson Mandela di Algeri, anche se pochissimi ne hanno parlato all’estero. Da un lato, c’era una selezione di vecchie glorie del calcio algerino, ma dall’altra c’era il debutto della squadra nazionale della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi.
Teoricamente, questo stato esiste dal 1976, in seguito al ritiro delle truppe spagnole che controllavano la regione del Sahara Occidentale. Di fatto, però, da allora è territorio del Marocco, con il governo sahrawi in esilio in Algeria. La partita del mese scorso serviva proprio a ribadire l’alleanza tra il Fronte Polisario, l’organizzazione in lotta per l’indipendenza dal Marocco, e il governo di Algeri. Anche la scelta della data è stata molto simbolica, dato che si collocava solo pochi giorni prima del 50° anniversario della creazione della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (27 febbraio).
Proprio due giorni prima della partita, presso l’Hotel Mazafran di Zéralda, vicino ad Algeri, era stata ufficialmente fondata la nuova Federcalcio sahrawi. In realtà, quest’associazione sportiva era già stata creata nel 1989 all’interno del campo profughi di Capo Bojador, nel Sahara Occidentale, e tra il 2016 e il 2019 aveva organizzato una coppa nazionale ospitata a Tindouf in Algeria.
La vecchia Federcalcio sahrawi, però, era sostanzialmente inattiva da sette anni, e a inizio febbraio il ministro della Gioventù e dello Sport, Mohamed Said Dadi, aveva anticipato la sua rifondazione. Una decisione che ha ovviamente un forte valore politico, qualificandosi come una sorta di risposta alle recenti trattative con cui il Marocco punta a chiudere in proprio favore la disputa decennale sulla regione.
Una causa sempre più debole
Negli ultimi anni, gli sforzi diplomatici di Rabat hanno seriamente indebolito le aspirazioni indipendentiste del Fronte Polisario. Al momento, solo 48 paesi nel mondo riconoscono la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, di cui 22 in Africa, ma negli ultimi trent’anni ben 38 stati membri dell’ONU hanno ritirato o sospeso il proprio riconoscimento dell’autonomia del Sahara Occidentale. Lo scorso ottobre, il Marocco ha fatto importanti passi avanti per ottenere il sostegno dell’Unione Europea al proprio piano per la regione, e a dicembre 2025 anche la Spagna ha dato il proprio appoggio a Rabat.
Isolata e più debole che mai, alla Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi resta l’Algeria come principale alleato. E il calcio come ultima risorsa per affermare la propria esistenza. Non si tratta di una mossa così insolita: la stessa Algeria, negli anni Cinquanta, aveva investito nella creazione di una propria nazionale per sostenere la guerra d’indipendenza contro la Francia. Più di recente, il Kosovo sta cercando di legittimarsi a livello internazionale tramite la partecipazione alle competizioni della UEFA e della FIFA.
Comprensibilmente, la selezione sahrawi è del tutto priva di giocatori conosciuti a livello internazionale. La maggior parte dei calicatori locali milita nelle serie minori spagnole, come il capitano Ali Radjel, ala sinistra di 28 anni che gioca nel CD Tarancón, nella quinta divisione spagnola, e ha un altro lavoro estivo come bagnino. In Italia gioca invece il difensore Ismael Méndez, impegnato con la Polisportiva Tito, un club della Basilicata iscritto alla sesta serie del nostro Paese.
Usare il calcio come strumento di affermazione nazionale, per il popolo sahrawi, è oggi particolarmente significativo, dato che nel 2030 proprio il Marocco co-ospiterà il Mondiale di calcio. Il Paese magrebino sta facendo grandi passi avanti a livello sportivo, come testimoniano il quarto posto ai Mondiali del 2022, la finale della Coppa d’Africa di inizio 2026 e la vittoria del Mondiale U20 nel 2025.