L’India è rimasta senza latte (e le mucche non si possono toccare)

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Politica /

Nell’India del paradosso, dove sfarzosi palazzi si alternano a baraccopoli fatiscenti, le vacche sacre vengono trattate con onore e rispetto da tempi antichissimi. Oggi però sembra che le leggi del mercato globale e le esigenze di un’economia in forte crescita abbiano messo a repentaglio il mantenimento di questa millenaria forma di venerazione per l’animale. Oltre che minacciare l’industria casearia indiana che ha un fatturato stimato in circa 83 miliardi di dollari. L’india è infatti il Paese con più consumatori di latte al mondo. Con una domanda di prodotti caseari che, secondo dati ufficiali, raddoppia ogni 25 anni.

Tutto ha inizio, qualche anno fa, più precisamente dal 2011, quando in tutta l’India, per volere di diversi movimenti fondamentalisti hindu, sono incominciate a nascere centinaia di Gaushala. Il termine sanscrito dovrebbe tradursi come “recinto per mucche”, ma nei fatti si tratta di veri e propri templi dedicati all’animale. Delle oasi del vegetarianesimo, dove le vacche vengono nutrite, curate e protette tra migliaia di ettari di pascolo e ameni laghetti in cui dissetarsi. Tra il 2014 e il 2016, il premier Narendra Modi, leader del partito nazionalista BJP, ha finanziato i Gaushala con ingenti aiuti statali (87 milioni di Dollari).



 Secondo il piano del governo i proventi derivati dai rifiuti corporali degli animali verranno destinati a pagare il loro mantenimento. Lo stato del Rajastan, tra quelli in cui è più radicato il fondamentalismo hindu, ha addirittura creato un Ministero per il Welfare delle Mucche. Il governo dell’Uttar Pradesh ha invece pensato bene di istituire addirittura un servizio di ambulanze chiamato Gauvansh Chikitsa Mobile (nucleo mobile salva-mucche) per salvare gli animali malati o investiti dalle macchine. 

“La Terra spaventata prese le sembianze della vacca e implorò Prithu di risparmiarla, in cambio del latte con cui poteva sfamare tutto il suo popolo. E da allora la vacca si munge, ma non si uccide” (Mahabharata)

Gli “ospiti” dei Gaushala sono soprattutto animali anziani, che non sono più in grado di produrre latte e che vengono quindi abbandonate per le strade, dove vagano nutrendosi di rifiuti e rischiando quindi la morte per avvelenamento.  La macellazione è vietata in gran parte degli stati dell’India e, dove è accettata, viene sottoposta a numerose regolamentazioni e restrizioni. La stretta sulla macellazione sta creando dei disagi finanziari che potranno avere ripercussioni gravissime sull’economia indiana. Agli allevatori, infatti, non conviene più mantenere mucche che non fanno più latte e non possono nemmeno essere vendute per il macello. Due sono le opzioni per questi allevatori di bestiame: il contrabbando verso stati in cui la macellazione non è proibita oppure passare all’allevamento di bufali, la cui macellazione è consentita quasi ovunque, ma che comporta poi un costo più elevato per i consumatori.

Veri propri clan malavitosi indiani, di comune accordo con i loro omologhi bengalesi hanno dato il via ad un vero e proprio racket del bovino. Qualche anno fa il giornale britannico The Independent, pubblicò un interessante reportage dal villaggio di Kaharapara, al confine con il Bangladesh. Qui, col beneplacito delle autorità locali, migliaia di mucche da tutta l’India vengono fatte passare attraverso il confine per finire sulle tavole dei musulmani bengalesi che non hanno nessun divieto religioso in questo senso. Un giro d’affari calcolato attorno ai 40 milioni di euro all’anno. Le mucche abbandonate dagli allevatori in mezzo alle strade vengono rapite da contrabbandieri che le portano al confine. Anche per questo i Gaushala sono stati inizialmente visti positivamente dalla maggioranza della popolazione Hindu. Oltre ai clan mafiosi, coloro che macellano e si nutrono della carne bovina sono i musulmani o i dalit (gli “intoccabili” appartenenti alle caste più basse). Per evitare che la “Madre vacca” venga uccisa, sono state istituite delle bande di vigilantes che girano per le città e i villaggi del Paese alla ricerca conciatori e macellai illegali. I Gau Rakshak (Organizzazione per la protezione delle mucche), questo il loro nome, si rifanno all’ideologia estremista dell’Hindutva e si sono resi protagonisti di attacchi violentissimi a colpi di bastoni e armi da fuoco contro la minoranza musulmana o contro emarginati appartenenti alla casta dei dalit, accusati di trasportare carcasse di bovini. Il loro leader, Pawan Pandit, è stato pubblicamente elogiato da esponenti del governo indiano.

Chi non sceglie la strada del contrabbando ha deciso di passare all’allevamento dei bufali. Il problema però è che il latte di questo animale è molto più grasso di quello della mucca, e dunque più costoso. Inoltre i bufali producono un quarto di latte in meno rispetto alle vacche indiane. Una produzione che non tiene assolutamente il passo con la gigantesca richiesta di latte che ogni anno in India tende ad aumentare. Colossi internazionali come la francese Danone hanno già chiuso i propri stabilimenti a Delhi e la situazione non sembra destinata a migliorare.

Resta da vedere come Modi tenterà di invertire questa preoccupante tendenza: tentare di allentare la stretta sulle regole della macellazione e quindi inimicarsi i propri sostenitori ultra-nazionalisti, oppure continuare sulla strada de “l’Induismo prima di tutto”.