L’ultima visita di Narendra Modi nell’Arunachal Pradesh, regione contesa situata lungo il confine himalayano a cavallo tra Cina e India, ha scatenato le proteste di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha fatto sapere che Nuova Delhi “non ha il diritto di sviluppare arbitrariamente l’area di Zangnan in Cina” e che questa mossa “complicherà” la questione nelle aree di confine. “La zona di Zangnan è territorio cinese. Il governo cinese non ha mai riconosciuto il cosiddetto Arunachal Pradesh, istituito illegalmente dall’India e si oppone fermamente ad esso”, ha tuonato Wang riferendosi proprio all’Arunachal Pradesh, chiamata dalla Cina Tibet meridionale o Zangnan.
Modi, in campagna elettorale e in corsa per ottenere un inedito terzo mandato alla guida del Paese più popoloso del mondo, ha fatto tappa nell’area rivendicata dal Dragone per inaugurare il tunnel Sela, un’infrastruttura che collega la città di Tezpur, nello Stato di Assam, con Tawang, nell’Arunachal. Pare che il tunnel, costruito ad un’altitudine di 3.960 metri, faciliterà il movimento di truppe e armi dell’India verso le posizioni disposte sulla linea di controllo effettivo (LAC), e cioè il confine di 3.440 conteso tra i due giganti asiatici.
Nei giorni scorsi la Cina ha anche denunciato il riposizionamento da parte dell’India di 10.000 soldati dislocati per proteggere parte del confine nei pressi della regione cinese del Tibet. Il tratto di frontiera interessato, di 532 chilometri, riguarda gli Stati settentrionali indiani di Uttarakhand e Himachal Pradesh, sede di alcuni dei santuari più sacri dell’Induismo.
Nuove scintille tra India e Cina
Per quanto riguarda la visita di Modi nell’Arunachal Pradesh, Nuova Delhi ha insistito sul fatto che lo Stato in questione è “parte integrante e inalienabile dell’India”. Il portavoce del ministero degli Affari Esteri indiano, Randhir Jaiswal, è stato chiaro: “I leader indiani visitano di tanto in tanto l’Arunachal Pradesh, così come visitano altri Stati dell’India. Opporsi a tali visite o ai progetti di sviluppo dell’India non è ragionevole. Inoltre, non cambierà la realtà che lo stato dell’Arunachal Pradesh era, è e sarà sempre parte integrante e inalienabile dell’India”.
Modi ha lanciato una serie di progetti di sviluppo in tutto il Paese in vista delle elezioni generali previste per aprile e maggio. Con il suo partito, il Bharatiya Janata Party, l’attuale primo ministro è in corsa per un terzo, inedito, mandato consecutivo di cinque anni. Nell’ambito di questi tour, la settimana scorsa Modi ha visitato anche la valle del Kashmir, a lungo centro di attriti con il Pakistan.
Durante il suo mandato il leader indiano ha rafforzato i legami militari e accelerato i partenariati con Stati Uniti, Giappone e Australia attraverso il Quad, un dialogo strategico sulla sicurezza che Pechino definisce una “Nato indo-pacifica”. In tutto questo Cina e India sono bloccate in uno stallo militare dai violenti scontri andati in scena nel giugno 2020 tra i militari dei due Paesi lungo i confini contesi, costati la vita ad almeno 20 soldati indiani e quattro cinesi. Ricordiamo, inoltre, che la Repubblica Popolare Cinese è senza ambasciatore in India da 16 mesi, da quando, nel novembre 2022, l’ultimo uomo di Pechino in carica, Sun Weidong, è stato promosso a viceministro degli Esteri.
Alta tensione: il rischio di uno scontro
In un simile contesto pesa la recente valutazione dell’intelligence statunitense, che nel suo report annuale ha parlato chiaramente del rischio di un conflitto armato tra India da un lato e Cina-Pakistan dall’altro.
Gli 007 di Washington ritengono che il confine conteso – e condiviso – tra Delhi e Pechino continuerà a rappresentare una fonte di forti tensioni in grado di compromettere le relazioni bilaterali tra i due colossi asiatici. “Sebbene le due parti non siano coinvolte in scontri transfrontalieri significativi dal 2020, stanno mantenendo grandi dispiegamenti di truppe, mentre incontri sporadici tra forze opposte rischiano di sbagliare i calcoli e di degenerare in un conflitto armato”, ha osservato l’intelligence degli Usa.
La valutazione aggiunge che Nuova Delhi e Islamabad sono invece “inclini a mantenere l’attuale fragile calma nelle loro relazioni dopo il rinnovo del cessate il fuoco lungo la linea di controllo all’inizio del 2021”. Nel frattempo, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha affermato che “la Cina è impegnata a collaborare con l’India per salvaguardare la pace e la stabilità delle aree di confine” ma che la recente “pratica dell’India (di posizionare nuove truppe lungo la frontiera sino-indiana ndr) non sia favorevole alla salvaguardia della pace e non favorisca l’allentamento delle tensioni”.

