Secondo quanto si apprende dalla testata giornalistica francese Le Monde, un vecchio collaboratore dell’ex presidente Nicolas Sarkozy è stato posto sotto incriminazione dalla corte di giustizia francese. Il suo nome è Thierry Gaubert e, secondo l’accusa, avrebbe ottenuto un finanziamento utile per la campagna elettorale del 2007 di Sarkozy dal governo della Libia guidato all’epoca dal colonnello Muhammar Gheddafi. La cifra di cui si parla nell’inchiesta ammonterebbe a 440mila euro, trasferita tramite un intermediario (arrestato sei giorni prima dello scoppio della crisi della Libia nel 2011) in un conto intestato a Thierry alle Bahamas, con l’intento di aiutare la campagna elettorale del politico francese.

Il “Sistema Sarkozy”

Le accuse sarebbero state formulate dopo una campagna di indagini durata oltre 6 anni, cui prime indiscrezioni erano già state riportate dalla stampa francese nel 2018 a seguito dell’incriminazione dell’ex presidente francese nel giro di finanziamenti illeciti con la Libia. L’architettura del “Sistema Sarkozy” (come è stato chiamato dalla stampa francese) si basava sull’appoggio tra più intermediari e non aveva fini semplicemente elettorali. L’idea di base, secondo quanto riportato sempre da Le Monde, si sarebbe estesa anche agli affari tra i due Paesi, tramite un giro di corruzione che interessava alcuni tra i più grandi impresari della Libia vicini al regime. Tuttavia – stando alle ipotesi – proprio il fallimento del corollario economico dell’accordo avrebbe favorito l’escalation di tensioni tra i due Paesi nel 2011, convincendo Sarkozy a sostenere i ribelli durante la guerra civile libica, cambiando radicalmente la propria fazione di supporto.

Quale sia il motivo che abbia spinto Gheddafi a sostenere la candidatura all’Eliseo di Sarkozy e quali fossero gli interessi alla base dell’azione non sono però ancora chiari alla magistratura, sebbene si ipotizzi che abbiano a che fare con l’apertura tra Francia e Libia avvenuta nel 2007, proprio a seguito dell’elezione del repubblicano al ruolo di presidente. Gli inquirenti sono ancora al lavoro per cercare di arrivare alla chiave di volta utile a delineare la costruzione del sistema e le accuse fino a questo momento nei confronti di Sarkozy sono state quelle di corruzione, appropriazione indebita e finanziamento illegale alla campagna politica.

La svolta del caso con l’arresto di Gaubert

L’arresto di Gaubert assume particolare rilevanza nella questione in quanto grazie alla sua figura è stato possibile ricollegare il filo che legava Tripoli a Parigi. I fondi, elargiti da Gheddafi, passavano nelle mani dell’imprenditore Ziad Takieddine che, tramite la propria società off-shore alle Bahamas, trasferiva il denaro al’ex collaboratore dell’Eliseo e finivano quindi nelle mani del partito di Sarkozy. L’elemento mancante, al momento, rimane “soltanto” quello della motivazione, sebbene gli elementi per portare avanti una prima incriminazione siano già più che sufficienti.

L’ex collaboratore francese è stato posto in stato di arresto la scorsa giornata di giovedì, a causa dei timori circa una sua possibile fuga dopo la messa sotto stato di incriminazione, anche a causa dell’importanza delle prove in mano agli inquirenti. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte dell’imputato è stata comunque ancora rilasciata agli organi di stampa.

“Sarkozy restituisca i soldi della Libia”

“Sarkozy restituisca i soldi della Libia” era stata la frase pronunciata dal figlio del dittatore libico, Saif al-Islam Gheddafi, dopo che la Francia decise di riconoscere la legittimità del Comitato di liberazione nazionale. All’epoca però il fattore non aveva suscitato l’adeguato scalpore, considerando anche il supporto francese allo schieramento rivale che poteva influire sulla credibilità dei portavoce del governo di Tripoli. Tuttavia, era stato sufficiente per mettere la pulce nell’orecchio ai magistrati francesi, che da quel momento ad un anno avrebbero iniziato le indagini circa un sostegno di Gheddafi alla campagna elettorale di Sarkozy.

I punti oscuri legati alle motivazioni del finanziamento non permettono però ancora di capire quali fossero i reali interessi alla base dell’accordo tra i due leader di Stato. Nemmeno la figura del mediatore francese Claude Guéant ha permesso di stabilire quai fossero gli intendi, sebbene sia stato accusato dallo stesso Takieddine di essere la mente dietro al suo arresto nel 2011 mentre aveva addosso oltre un milione e mezzo di dollari americani. E nonostante l’ipotesi legata ad un fallimento delle trattative (o di un giro di tangenti) sul mercato del petrolio della Libia avesse già preso forma dopo la morte sospetta sia dell’ex capo del governo della Libia che del ministro per il petrolio, affogati a Vienna nelle acque del Danubio, nessun legame decisivo è stato ancora trovato

I nuovi risvolti dell’inchiesta gettano però ulteriori ombre sulla questione legata alla guerra civile libica ed all’interesse della Francia di appoggiare – anche con l’aiuto dell’Europa – la sollevazione della popolazione nel Paese. In fondo, se davvero ci fosse stato un interesse filantropo dietro alla decisione, essa sarebbe stata presa nei primi anni della sua presidenza della Francia e non durante gli ultimi mesi. Inoltre, le stesse mosse della Francia messe in campo dal 2011 in avanti andrebbero in questo scenario ampiamente analizzate, soprattutto per capire il vero fine del supporto di Parigi ai propri partner internazionali nel Paese.