La giornata del 2 marzo, apertasi in maniera interlocutoria in Europa nonostante il rimbalzo dei mercati asiatici, si è chiusa con la notizia positiva dell’accettazione da parte di Bruxelles dell’entità del rischio coronavirus.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha nominato una squadra deputata a gestire l’emergenza Covid-19 e a coordinare le risposte dell’Europa in diversi ambiti, composta da Paolo Gentiloni (commissario agli Affari economici), Janez Lenarcic (Gestione crisi), Stella Kyriakides (Salute), Adina Valean (Trasporti), Ylva Johansson (Affari interni). Una task force interdisciplinare, che avrà il compito della risposta politica al rischio a livello sistemico.

Come spiegato dall’Huffington Post, il gruppo lavorerà su tre livelli. “Il primo è quello del settore medico, che copre la prevenzione e l’approvvigionamento di misure di soccorso, l’informazione e la programmazione strategica” a fianco delle agenzie mediche e farmaceutiche dell’Ue. “Il secondo pilastro riguarda la mobilità e più in particolare i trasporti, passando dai consigli di viaggio alle questioni relative a Schengen. Il terzo pilastro copre l’economia e riguarda in modo approfondito diversi settori di attività, come il turismo o i trasporti, il commercio, ma anche la macroeconomia”.

L’Europa batte un colpo, ma sarà sufficiente mettere in piedi un gruppo di lavoro per ovviare con la tradizionale lentezza dell’Unione nella risposta alle crisi? Le prime avvisaglie mandano segnali contrastanti. La mossa della Von der Leyen ha avuto sicuramente il merito di svegliare da un pericoloso torpore le istituzioni comunitarie, richiamando in particolar modo al realismo la Bce di Christine Lagarde, la quale ha rinnegato la linea di leggera sottovalutazione degli scorsi giorni. “L’epidemia di coronavirus è una situazione in rapida evoluzione, che crea rischi per le prospettive economiche e il funzionamento dei mercati finanziari – afferma Lagarde in un comunicato – La Bce segue da vicino gli sviluppi e le loro implicazioni per l’economia, l’inflazione a medio termine e la trasmissione della nostra politica monetaria. Siamo pronti ad adottare misure appropriate e mirate, come necessario e commisurate ai rischi di fondo”.

Al contempo, i tempi di reazione sistemici si preannunciano lunghi. L’Unione ha informalmente dato il via libera alla flessibilità da 3,6 miliardi di euro all’Italia per le misure emergenziali, ma si trova di fronte al dilemma di come mediare la risposta politica ed economica con due grandi questioni. La prima è la divisione politica tra i Paesi oggi in guerra sul bilancio Ue; la seconda è il rischio, per Bruxelles, che la tempesta finanziaria ed economica faccia carta straccia del Patto di stabilità e crescita, le famose “regole di bilancio”, dimostrandone l’inadeguatezza agli scenari di crisi.

“Oltre alla disponibilità a fare più deficit e dunque più debito, tutto il resto è da decidere e saranno gli Stati membri a discuterne”, chiosa l’Huffington, sottolineando che una volta di più la Commissione si trova ad agire senza grande potenziale esecutivo. “Con l’aggravante di avere a che fare con un problema ormai aperto, con effetti già in corso. Di tempo non ce n’è”. Le criticabili reazioni scomposte del Parlamento europeo, col presidente italiano David Sassoli che ha avallato la messa in quarantena dei deputati provenienti da Lombardia e Veneto, sono un esempio di un’errata gestione della crisi da parte di un’istituzione comunitaria.

Alla Commissione e alla Bce il compito di un riscatto che necessita di basi programmatiche serie. La Bce metterà in campo stimoli monetari sul modello cinese? La Commissione derogherà alle regole di bilancio sul tema sanitario? Sono da aspettarsi direttive sul viaggio e misure per mettere in sicurezza commercio e traffici? Le buone intenzioni europee non rispondono a queste domande. Manca, in Europa, un Mario Draghi capace di riportare stabilità con un “Whatever it takes” e una seria capacità programmatica di fronte all’emergenza.

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