La politica estera è lo strumento che consente a ogni Stato di difendere i propri interessi pubblici al di fuori dei suoi confini attraverso relazioni reciproche con gli altri governi che compongono la comunità internazionale. Ogni Paese che si rispetti dovrebbe avere ben chiare le questioni rilevanti da difendere in ambito internazionale, e dovrebbe – usiamo sempre il condizionale – essere in grado di tutelarle per il bene dei cittadini che rappresenta. La linea attuata da un governo dipende dai partiti che lo compongono. Prendiamo il caso italiano, dove il Movimento 5 Stelle è parte dell’esecutivo ormai dal giugno 2018: da allora, i grillini non sono riusciti a portare a casa un risultato che sia uno in campo internazionale. Questo non dovrebbe certo sorprendere, visto che il partito fondato da Beppe Grillo ha mostrato, nel corso degli anni, una grave incompetenza in politica estera, talvolta rovinando accordi di interesse nazionale in virtù di improbabili benefici, altre volte cestinando alleanze garantite per inseguire sogni utopici.

Cina e Francia: rapporti da rivedere

A proposito di utopie, prendiamo la Cina. Avere un rapporto commerciale di spicco con Pechino è il sogno di ogni Stato, visto che oltre la Muraglia c’è un mercato pressoché infinito da spremere. Il Movimento 5 Stelle ha sì avuto l’intuizione di inseguire il “sogno cinese” di Xi Jinping, arrivando persino a firmare, ai tempi del governo gialloverde, un Memorandum d’Intesa con il Dragone relativo alla Nuova Via della Seta. Di Maio, uno degli artefici della svolta diplomatica, annunciò per l’Italia vantaggi enormi, ma da allora non ci sono stati sussulti e ieri il grillino ha puntualizzato che “i benefici arriveranno nel 2020”. Nel frattempo, mentre Roma aspetta ancora di ricevere qualche briciola, c’è chi, come la Francia, ha steso con i cinesi contratti molto più convenienti dei nostri, e senza dover firmare alcun documento: per maggiori informazioni chiedere ai 300 Airbus che la Cina acquisterà da Parigi per una trentina di miliardi di euro.

Il flop con la Francia

A proposito di Francia, l’incapacità grillina in materia di politica estera torna, in tutta la sua evidenza, anche per altre due tematiche: Tav e immigrazione. Nel primo caso c’erano già gli accordi tra l’Italia e la Francia per realizzare il tunnel ad alta velocità tra Torino e Lione, c’erano già i soldi stanziati dalla Ue e i benefici apparivano evidenti. Da ben prima di andare al governo, il Movimento 5 Stelle ha fatto di tutto per mandare a monte il progetto e, tra rinvii e valutazioni su costi e benefici, la fumata bianca è ancora lontana. Pessimi, inoltre, alcuni comportamenti tenuti da Di Maio all’indirizzo del governo francese: il leader grillino attaccò a testa bassa Parigi per la questione migratoria, creando un vero e proprio caso diplomatico, quindi, insieme a Di Battista, incontrò la frangia più estremista dei gilet gialli, gli stessi che stavano devastando la Francia da settimane.

Tap: inconsistenza a 5 stelle

Ma non è certo finita qui, perché l’inconsistenza grillina nel tutelare gli interessi italiani in campo internazionale comprende molti altri esempi. Con la Tap, cioè il gasdotto trans-adriatico che avrebbe già dovuto approdare in Italia e portare al nostro Paese risorse energetiche di massima importanza, il discorso è simile a quello fatto per la Tav. I grillini sono passati dall’opposizione più totale, prima di andare al governo, al confermare l’impegno dell’Italia. Ma il tempo passa e la luce in fondo al tunnel ancora non si vede.

Stati Uniti, Russiagate e Libia

Aprendo alla Cina, Di Maio ha rischiato di bruciare la relazione privilegiata che da tempo lega l’Italia agli Stati Uniti. Washington non si fida più dell’Italia, non solo perché si è avvicinata troppo a Pechino, ma anche per quel brutto pasticcio di Giuseppe Conte con gli 007 e il presunto coinvolgimento del governo italiano nel Russiagate. La fiducia è minata, e non è certo bastato un viaggio di Sergio Mattarella alla Casa Bianca per ricucire i rapporti, ormai probabilmente compromessi chissà per quanto. Sulla Libia discorso analogo: altra manifesta incompetenza. I grillini hanno prima sostenuto a spada tratta di rispedire i migranti nei porti libici, salvo poi cambiare idea e dichiarare che quei porti sono insicuri. Altro dietrofront incomprensibile. Come incomprensibile è stata l’apertura di una buona parte del partito al Venezuela di Maduro. No, la politica internazionale non è per tutti.

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