Nei giorni in cui l’attenzione mediatica è stata egemonizzata dal dialogo in corso tra le due Coree, un altro importante summit, di fatto informale, ha segnato un significativo avanzamento nella geopolitica dell’Asia orientale. 

A Wuhan, megalopoli della Cina centrale, il leader di Pechino Xi Jinping e il Primo ministro indiano Narendra Modi si sono dati appuntamento per una due giorni di colloqui che li ha tenuti impegnati tra il 27 e il 28 ottobre. Si è trattato di un vertice informale, in i toni sono più rilassati, l’agenda è libera e si punta a creare un rapporto personale tra i leader, al cui termine, come ricordato dal ministero degli Esteri di Pechino, non è stato firmato alcun comunicato congiunto. Modi e Xi hanno voluto incontrarsi per ridare impulso a un dialogo bilaterale cruciale per le sorti future dell’Asia ma, negli ultimi tempi, difficoltoso e bloccato.

I contrasti tra Cina e India nell’agenda di Xi e Modi

Cina e India sono, allo stato attuale delle cose, Paesi rivali ed indispensabili l’uno all’altro. Rivali, perché fautrici di strategie geopolitiche contrastanti e concorrenti, che collidono principalmente nella forma del contrasto indiano alla Belt and Road Initiative, che Nuova Delhi ritiene la copertura di un progetto egemonico da parte della Repubblica Popolare, principalmente nella sua componente marittima che Pechino cura in parallelo al rilancio della sua marina nel più ampio contesto del riarmo navale che accende l’Indo-Pacifico.

L’India teme l’accerchiamento da parte della Cina e stigmatizza principalmente i progetti infrastrutturali che essa porta avanti nel territorio del rivale Pakistan e quelli, come il taglio dell’istmo di Kra, dal potenziale riverbero militare. Di conseguenza, Nuova Delhi ha sviluppato una strategia di contrasto alla “Nuova via della seta” che passa per l’asse strategico con gli Stati Uniti e per la competizione diretta con Pechino in Paesi chiave per la connettività euroasiatica, primo fra tutti l’Iran.

Nonostante tutti i dissapori, Xi Jinping e Modi sono ben consci dell’indispensabilità reciproca tra i rispettivi Paesi. Tale fatto si sostanzia soprattutto in un interscambio bilaterale in continua crescita, che nel 2017 ha toccato quota 84 miliardi di dollari, e in un contatto costante per la stabilizzazione dell’Asia centrale e la lotta al terrorismo nel più ampio contesto dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai e del dialogo trilaterale con la Russia.

Economia e commercio centrali nel dialogo sino-indiano

Come segnalato da Ian Bremmer su Time, la crescita delle rispettive economie, destinate a essere la prima e la terza al mondo tra quindici anni, è il principale fattore che spinge Cina e India a perseguire attivamente il dialogo. Il fatto che 450 milioni di cinesi e 130 milioni di indiani siano usciti dalla povertà tra fine XX e inizio XXI secolo, segnala Bremmer, ha portato alla crescita di classe medie consumatrici, prevalentemente urbane, che si affidano alla capacità dei governi di rifornirle di beni a prezzo abbordabile.

Come scritto da Francesco Radicioni su La Stampa“il vento protezionista che soffia dagli Stati Uniti e che rischia di colpire anche Delhi può spingere Narendra Modi a cercare una maggiore cooperazione economica con la Repubblica Popolare […] forse sbloccando il corridoio Bangladesh-Cina-India-Myanmar che – lungo la leggendaria Burma Road – dovrebbe collegare i due Paesi più popolosi del mondo. Nell’ incertezza dei rapporti con l’America, anche la Cina potrebbe voler tentare di allentare la tensione nella sua periferia”.

Xi Jinping e Narendra Modi, dunque, sono tenuti a tenere aperta costantemente la strada del dialogo: forse è destino che Cina e India debbano, nel corso del XXI secolo, esser rivali, ma forse è anche vero che è interesse tanto di Pechino quanto di Nuova Delhi mantenere le tensioni latenti allo stadio embrionale e cercare di perseguire, nei margini del possibile, gli interessi comuni. Affinché Cina e India possano prosperare, infatti, un dialogo capace di irreggimentare la loro rivalità e stabilizzare la regione centrale della geopolitica planetaria è da ritenersi fondamentale.

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