Lo spettacolo è iniziato. Mercoledì il comitato d’intelligence della Camera ha dato il via alla prima udienza pubblica nell’ambito della procedura di impeachment nei confronti del Presidente Donad Trump. Gli “investigatori “del Congresso hanno ascoltato le testimonianze dell’ambasciatore William Taylor, e di George Kent, vice segretario aggiunto presso l’Ufficio europeo ed eurasiatico del Dipartimento di Stato. Uno show definito dal figlio del Presidente Trump “incredibilmente noioso” mentre il tycoon ha spiegato di avere troppe cose da fare per assistere alle audizioni. Il repubblicano Devin Nunes ha definito l’indagine “uno spettacolo che sta danneggiando gravemente il nostro Paese”.

Secondo il democratico Adam Schiff, presidente della commissione intelligence della Camera, il Congresso dovrà valutare se gli atti di ostruzione del presidente Trump “costituiscano ulteriore motivo di impeachment”. Schiff ha sottolineato che, malgrado molto sia stato scoperto nelle ultime settimane, ci sono ancora “pezzi mancanti” nella ricostruzione del Kievgate. I democratici hanno posto il veto sulla richiesta dei repubblicani di ascoltare il whisteblower che ha accusato Trump e del quale Schiff sostiene “di non saperne nulla”.

Ucraina: “Nessun quid pro quo

Ma la vera notizia del giorno è che l’Ucraina ha negato il quid pro quo che è alla base dell’impeachment avviato dai democratici. L’Ucraina, riporta l’agenzia LaPresse, “ha respinto ogni legame fra gli aiuti Usa destinati a Kiev e la richiesta di Donald Trump di indagare su Joe Biden, suo potenziale rivale alle elezioni presidenziali di novembre del 2020, all’indomani delle audizioni pubbliche su questo tema al Congresso degli Stati Uniti nell’ambito della procedura di impeachment contro Donald Trump”. 

“L’ambasciatore Sondland non ci ha parlato, e sicuramente non a me, di un legame fra l’assistenza Usa e le inchieste”, ha spiegato il ministro degli Esteri ucraino, Vadym Prystajko. “Non ho mai visto un legame diretto fra le indagini e l’assistenza militare”, ha aggiunto, citato dall’agenzia Interfax-Ukraine.

Solo show alla Camera

Ad oggi, non c’è nessuna novità rilevante emersa nelle due audizioni. “Se Schiff, lo zelante presidente californiano del gruppo di intelligence, ha una visione avvincente su come convincere il pubblico che il presidente ha commesso crimini o qualsiasi cosa si avvicini ad essi in Ucraina, questo mi sfugge. Il primo giorno di audizioni e i primi testimoni avrebbero dovuto almeno essere in grado di produrre fatti e suggerimenti allettanti che avrebbero lasciato gli spettatori desiderosi di avere di più”. Lo spiega Michael Goodwin, in un articolo pubblicato sul New York Post. Al contrario, le audizioni “dell’ambasciatore ucraino William Taylor e del funzionario del Dipartimento di Stato George Kent hanno dato l’impressione che ci sia ben poco o niente da scoprire”. Come osservano Jon Karl e Matthew Dowd sulla rete Abc, il fattore decisivo è che il sostegno tra i deputato repubblicani verso il Presidente Donald Trump è – ad oggi – immutato. “Non vi è alcun segno di erosione” hanno sottolineato. E al Senato, dove servirebbe una maggioranza di due terzi per cacciare Trump, sono in maggioranza i repubblicani: 52 a 48. Nel caso di impeachment di Bill Clinton, per esempio, 31 democratici alla Camera si schierarono con i repubblicani, con il risultato che Clinton venne assolto da tutte le imputazioni.

I democratici Usa hanno cominciato a valutare l’ipotesi di presentare una richiesta di impeachment nei confronti del Presidente Donald Trump dopo che quest’ultimo ha ammesso di aver parlato con il neo-leader ucraino Volodimir Zelensky dell’ex vice Presidente americano e candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden in una telefonata dello scorso 25 luglio. Lo stesso tycoon, tuttavia, ha negato di aver fatto pressioni sul leader ucraino e ha pubblicato la trascrizione del suo colloquio telefonico con l’omologo ucraino, al centro della denuncia del whistleblower dell’intelligence Usa.

Chi è la “talpa” che ha accusato Trump

Benché secondo i democratici e i suoi legali abbia pieno diritto all’anonimato, il nome della “talpa” della Cia (whisteblower) che ha denunciato il presunto abuso di potere esercitato dal presidente Donald Trump nei confronti dell’omologo ucraino Volodymyr Zelensky in una telefonata del 25 luglio scorso, dando di fatto inizio alla procedura di impeachment, è ormai noto alle cronache giornalistiche. Come ha rivelato nei giorni scorsi RealClear Investigations si tratterebbe Eric Ciaramella, già al servizio dell’ex vicepresidente Joe Biden e dell’ex direttore della Cia e arcinemico di Donald Trump, John Brennan.

Secondo RealClear Investigations, Ciaramella avrebbe lasciato il suo incarico presso il Consiglio della sicurezza nazionale alla Casa Bianca a metà 2017 perché avrebbe rivelato alcune informazioni riservate ai media. Da allora è tornato al quartier generale della Cia a Langley, Virginia. “È stato accusato di aver lavorato contro Trump e di aver fatto trapelare notizie contro il presidente”, ha spiegato un ex funzionario della Sicurezza nazionale, parlando a condizione di anonimato. “Tutti sanno chi è. La Cnn lo sa. Il Washington Post lo sa. Il New York Times lo sa. Il Congresso lo sa. La Casa Bianca lo sa. Persino il presidente sa chi è”, ha dichiarato Fred Fleitz, ex analista della Cia e funzionario nel consiglio per la sicurezza nazionale di Trump.