Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Con la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali statunitensi sono da monitorare le future relazioni tra gli Stati Uniti e il Vaticano, che con l’uscente amministrazione Trump aveva avuto ben più di un’incomprensione e uno screzio. Tensioni legate principalmente alla grande attenzione data da Papa Francesco alla transizione del mondo verso il contesto multipolare e, in questo contesto, all’approfondimento dei legami tra l’Oltretevere e la Cina rivale numero uno di Washington.

Washington ha negli ultimi anni contestato l’avvicinamento sino-vaticano utilizzando sia le armi politiche della tutela dei valori occidentali e dell’ideologia dei diritti umani che quelle legate alla precaria condizione religiosa storicamente vissuta dai cattolici cinesi. Il Papa e la sua cerchia hanno però tirato dritto, e il grande gelo che ha diviso il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e l’omologo vaticano Pietro Parolin nel contesto della recente visita romana dell’ex capo della Cia testimonia l’ampiezza della faglia che divide i due “imperi paralleli”.

Il tramonto dell’era Trump e l’ascesa dell’era Biden porterà alla Casa Bianca il secondo cattolico della storia statunitense. Un elemento di sinergia con la Chiesa di Bergoglio, senz’altro, ma che non basta in sè e per sè a dare per scontato il fatto che Vaticano e Washington ricostruiranno una relazione di piena fiducia. Non dimentichiamo che anche durante l’era di Barack Obama, in cui l’amministrazione statunitense ebbe il fondamentale sostegno papale per aprire alla storica mediazione con Cuba, ci furono punti di forti disaccordo tra Stati Uniti e Santa Sede, ad esempio in occasione del possibile attacco della Nato a Bashar al-Assad nel 2013, frenato dalla ferma opposizione morale del Papa e da quella politica di Vladimir Putin.

Se Biden appoggerà nuovamente un’agenda multilateralista e aprirà un dialogo politico a tutto campo col Vaticano certamente l’Oltretevere non potrà non apprezzare; ma d’altro canto il futuro presidente non potrà fare a meno di continuare a gestire il dossier cinese nell’ottica di un contenimento delle ambizioni politiche e strategiche dell’Impero di Mezzo. E dunque di vedere come fumo negli occhi una normalizzazione dei rapporti con un attore di rilevanza mondiale quale la Santa Sede.

Secondo Pasquale Annicchino, Senior Research Associatedel Cambridge Institute on Religion & International Studies dell’Università di Cambridge intervistato da Formiche, il punto chiave è “vedere come verrà declinata la politica estera dell’amministrazione Biden. Sarà disposta ad applicare sanzioni per violazione dei diritti umani o a imporre divieto all’export ad aziende anche statunitensi che operano nello Xinjiang perché quei prodotti possono essere utilizzati per la sorveglianza della minoranza uigura?”. Un ritorno in auge dei liberal interventisti dell’era Obama come Susan Rice, ex consigliera alla sicurezza nazionale, non scelta da Biden per la vicepresidenza perché tenuta pronta per la successione a Pompeo, porterebbe con sè la strategia della pressione sulla retorica dei diritti umani, che dal canto suo il trumpismo non aveva certamente riposto nel cassetto.

Il Vaticano è disposto ad accettare che sul dossier cinese alle critiche americane provenienti dal campo conservatore sulla perdita della sua “autorità morale” (che in un Paese che vede il mondo cattolico diviso hanno un certo seguito) si sommino le accuse degli “illuministi” progressisti sempre pronti a usare contro i rivali di Washington come arma geopolitica la carta dei diritti individuali e della loro tutela? Non dimentichiamo che più volte gli interventisti statunitensi hanno trovato un’accoglienza fredda nei confini vaticani: nel 2007 Condoleeza Rice, segretario di Stato di George W. Bush, trovò sbarrate le porte dell’ufficio di Benedetto XVI per l’opposizione vaticana alla guerra in Iraq. Il Vaticano ha un’agenda politica ben consolidata e Francesco intende tenersi margini di autonomia notevoli. Per quanto una sintonia dialettica maggiore con l’amministrazione Biden non è affatto da escludere, bisogna valutare se a questo seguirà la buona volontà di creare un modus vivendi politico. Nella consapevolezza che al dossier cinese e all’ampliamento delle relazioni con la Cina il Vaticano non è affatto disposto a rinunciare. E bisognerà capire la volontà di Biden, la cui amministrazione si prefigura come altrettanto anticinese della precedente, di accettare questo dato di fatto.

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