VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

Nessun capovolgimento di fronte, nessun cambiamento sostanziale, il Likud riparte ancora una volta dallo stesso leader che guida lo storico partito della destra israeliana da 10 anni a questa parte: Benjamin Netanyahu. L’attuale premier ha indetto nelle settimane scorse, al culmine di una crisi di governo per la verità non ancora risolta nemmeno dopo due elezioni anticipate in sei mesi, delle primarie interne al partito. Un modo per far emergere i mal di pancia di molti esponenti del Likud, ma anche per andare materialmente “alla conta” e vedere in quanti sono o meno disposti a sostenere il premier uscente. Ed il risultato ha rappresentato un nuovo successo per “Bibi”, personaggio che forse incarna perfettamente la massima andreottiana secondo cui “il potere logora solo chi non ce l’ha”.

La vittoria nelle primarie

Il Likud si è trovato davanti ad un bivio ma, al momento della fatidica “conta”, base e testa del partito non ha nemmeno accennato ad una virata. Per comprendere il contesto in cui sono maturate le primarie, occorre andare a ritroso fino ad un anno fa: nel dicembre 2018 Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu e ministro della difesa, ha rassegnato le dimissioni in disaccordo con il premier Netanyahu sul fatto di non presentare alcun disegno di legge per imporre la leva militare anche agli ebrei ultra ortodossi, esentati per motivi religiosi. Il leader del Likud ha quindi dato le dimissioni, con il presidente Rivlin che ha fissato per il 9 aprile le nuove elezioni. In quelle consultazioni però, il Likud è risultato insidiato in testa dalla lista “Blu&Bianco” guidata dall’ex capo di stato maggiore Benny Gantz. E Netanyahu non è riuscito dunque a formare un nuovo governo di centro – destra, riuscendo a far approvare dalla Knesset (il parlamento israeliano) lo scioglimento anticipato e nuove elezioni per settembre.

Ma anche nelle ultime consultazioni non si è avuta una maggioranza chiara. Per di più, il Likud ha perso il primato a favore di Blu&Bianco. Netanyahu, dopo aver rinunciato all’incarico di formare un governo ha anche ricevuto la formale incriminazione che lo manderà nei prossimi mesi a processo per corruzione. Tuttavia il rivale Gantz non è riuscito nell’intento di dare vita ad un esecutivo, con il paese dunque condannato a nuove elezioni anticipate già fissate per il 2 marzo. A questo punto però, all’interno del Likud c’è chi ha iniziato a mettere in discussione le leadership di Netanyahu. Non solo per i due tentativi andati a vuoto di formare un governo, ma anche perché i rivali di Blu&Bianco hanno fatto intendere di volersi unire con il Likud in una futura maggioranza solo in caso di addio dell’attuale premier.

E così, il partito è andato alla sopra citata fatidica “conta”. Le primarie altro non sono state che un vero e proprio referendum pro o contro Netanyahu, vinto senza appello da “Bibi”. Infatti, il numero uno del Likud ha ottenuto il 72.5% dei consensi, a fronte invece del 27.5% dello sfidante Gideon Saar. Un responso netto dunque, che pone il partito di centro – destra israeliano guidato ancora una volta da Netanyahu anche alle prossime elezioni del 2 marzo.

Likud non ancora pronto ad un cambio di leadership

La percentuale sopra riportata non ammette certamente repliche, tuttavia essa non è rappresentativa del reale consenso di Netanyahu all’interno del Likud. Il premier uscente, ancora una volta aspirante rientrante, viene visto come l’unica figura in grado di traghettare in questa fase storica il partito ma non di guidarlo ancora anche per i prossimi anni. In poche parole, la percentuale così elevata di Bibi è dovuta al fatto che all’interno del Likud non si è creata in questi mesi una reale alternativa alla sua leadership. Chi, all’interno della formazione di centro – destra, ha avvertito insofferenza verso Netanyahu al momento non è stato in grado di far emergere un fronte politico e programmatico compatto contro l’attuale numero uno. Dunque, alcuni potenziali sfidanti hanno preferito rimanere fermi ai box in occasione di queste primarie, altri invece hanno voluto semplicemente sondare il campo per prepararsi ai prossimi appuntamenti.

È il caso del sopra citato Gideon Saar, per il quale il raggiungimento del 27% costituisce già una buona base per il futuro. Astro nascente del Likud e già ministro dell’interno, anche grazie alle sua età (53 anni) viene visto come papabile successore di Netanyahu. Ma non adesso: il partito, non è pronto al passaggio di testimone. I conti veri e propri dunque sono rinviati al nuovo anno, quando tra le inchieste anti corruzione e le elezioni del 2 marzo la politica israeliana potrebbe subire non pochi scossoni.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.