Il libro che imbarazza Hillary Clinton

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È il libro che Hillary Clinton non avrebbe mai voluto veder pubblicato. Una storia che racconta l’umiliazione della sconfitta, frutto di una campagna elettorale disastrosa, e di una personalità condita di ombre e lati oscuri. S’intitola «Shattered: Inside Hillary Clinton’s Doomed Campaign» – letteralmente Distrutta: all’interno della fallimentare campagna elettorale di Hillary Clinton. Da dietro le quinte, Jonathan Allen e Amie Parnes raccontano come Hillary Clinton abbia individuato come capri espiatori della sua clamorosa sconfitta elettorale diversi fattori, come l’indagine condotta dall’Fbi sulle sue e-mail, le presunte interferenze russe, il supporto dei «nazionalisti bianchi» a Donald Trump. Nel libro, vengono narrati tutti i dettagli delle sfuriate dell’ex Segretario di Stato contro i suoi collaboratori, condite da rabbia e frustrazione.L’Fbi, il Kgb e il Kkk, le ossessioni di HillaryGli autori sottolineano come la Clinton abbia accusato «Comey e la Russia» di averle fatto perdere le elezioni presidenziali. Un pretesto per trovare delle motivazioni plausibili a una sconfitta inaspettata e sorprendente. «In una telefonata con un amico di lunga data, un paio di giorni dopo le elezioni – racconta un passaggio del libro pubblicato da Breitbart news – Hillary raccontava di non aver accettato la sconfitta. Ha sottolineato tutti i fattori che lei reputava le avessero fatto perdere la corsa alla Casa Bianca: l’Fbi (Comey), il Kgb (il vecchio nome dei servizi d’intelligence russi) e il Ku Kux Klan (il supporto dei nazionalisti bianchi a Trump). «Sono arrabbiata», raccontò Hillary a una sua amica. «Ed esausta».Dopo due campagna elettorali consumate contro Sanders e Trump, Hillary dovette spiegare i motivi del suo fallimento in un giro infinito di telefonate. Stava pagando un ulteriore dazio verso la sua anima già stanca ed addolorata. Ma, soprattutto, «era completamente fuori di sé – perché aveva perso e avrebbe dovuto sopportare la presidenza di Donald Trump».Le interferenze russe? Una strategia studiata a tavolinoLa narrazione secondo cui gli hacker russi l’avrebbero danneggiata è stata studiata a tavolino da John Podesta e da Robby Mook, suoi consiglieri e membri dello staff. Una strategia, ben delineata, che il libro esamina: «Quella strategia – racconta Shattered – era stata definita nelle prime ventiquattro ore dopo la sconfitta. Mook e Podesta hanno riunito i loro team di comunicazione a Brooklyn e architettato il piano: bisognava dire che l’elezione era stata sabotata. Gli hacker russi erano il punto centrale di quella narrazione».Secondo gli autori, i collaboratori della Clinton aveva pianificato la strategia su due piani: spingere la stampa a raccontare che «l’hackeraggio russo era la fonte principale delle campagna denigratoria contro Hillary con un furto ai danni della sua e-mail privata»; e incolpare «i media per essersi concentrati sull’indagine delle e-mail, che gettato ombre sulla sua candidatura».La rabbia di Hillary Clinton contro Barack ObamaSecondo il racconto degli autori, Hillary Clinton era furiosa con il presidente uscente Barack Obama. Motivo? Non si era scagliato con sufficiente veemenza contro la Russia. «Non stava facendo abbastanza per far sapere agli elettori che i russi avevano oltrepassato il confine e si chiese perché il presidente Obama non avesse accusato direttamente Vladimir Putin. – si legge in Shattered  – Nella lunga lista di persone e di agenzie internazionali a cui Hillary addossa la colpa della sua sconfitta, Barack Obama ha un posto riservato» – spiegano gli autori. Naturalmente, tale narrazione è stata imposta per coprire un flop clamoroso, figlio di una campagna elettorale precipitata in maniera fragorosa verso una sconfitta che rimarrà nella storia.