Come già descritto su questa testata, non ci sono soltanto Al Serraj ed Haftar in Libia quali unici attori dello scacchiere del paese nordafricano. Al contrario, il panorama di pedine tra milizie, tribù e fazioni appare molto vasto e variegato. E l’Italia punta proprio all’inclusione di quanti più attori libici possibili per rendere un successo il prossimo vertice di Palermo. Oramai la diplomazia italiana appare immersa nell’organizzazione di un summit che appare vitale per diversi motivi: dare un’immagine dell’Italia quale paese imprescindibile per il futuro della Libia, sopravanzare i francesi nella corsa per il paese nordafricano e vincere la prima vera sfida internazionale della maggioranza gialloverde. Una corsa contro il tempo che, tra rassicurazioni internazionali e l’annunciata presenza di Haftar, potrebbe far siglare a Roma un successo in “zona Cesarini”.

La strategia dell’inclusione 

Includere dunque è la parola d’ordine sia alla Farnesina, dove il corpo diplomatico appare quasi esclusivamente concentrato sul vertice di Palermo, sia a Palazzo Chigi, a cui spetta l’organizzazione dell’evento. Ed in effetti a Roma in questi giorni si nota un grande andirivieni di personalità libiche. La visita più clamorosa è quella di Haftar, giunto domenica nella capitale ed a colloquio sia con il premier Conte che con il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Nei giorni precedenti è stata la volta dell’inviato Onu, Ghassan Salamè, e del capo del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite, Al Serraj. Tutti loro saranno della partita a Palermo, seduti attorno al tavolo preparato all’interno del salone di Villa Igiea. I punti da dirimere non saranno affatto semplici: Haftar non giudica Al Serraj un interlocutore affidabile, quest’ultimo vede con sospetto il generale della Cirenaica in quanto sono risapute le sue velleità di marcia anche su Tripoli. 

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Ma farli sedere in una stessa sede è già importante. Del resto, secondo numerose fonti diplomatiche, Khalifa Haftar non nega a priori un accordo concreto con attori operanti in Tripolitania. Il generale libico vede di buon occhio, ad esempio, le milizie moderate di Misurata. La città Stato i cui gruppi sono stati protagonisti per due volte della presa di Sirte, la prima nel 2011 quando è stato barbaramente assassinato Gheddafi e la seconda nel 2016 in funzione anti Isis, conta al suo interno più di 250 gruppi armati. Queste milizie garantiscono un livello di sicurezza in città complessivamente buono, specie se paragonato a quanto accade a Tripoli e nel Fezzan, ma di fatto compongono l’ossatura delle forze di difesa vicine ad Al Serraj. Non a caso è misuratino il nuovo ministro dell’interno del governo riconosciuto dall’Onu, ossia Fathi Bishaga. E proprio intorno a questa figura Ghassan Salamè proporrà l’istituzione di una forza regolare riconosciuta da tutte le parti in causa. 

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I quattro leader della Libia fondamentali per il futuro

Come detto, la platea a Palermo deve essere quanto più ampia possibile. Oltre ai nomi principali, occorre la presenza di coloro che hanno realmente peso sul territorio o sulla diplomazia. A proposito di Misurata ad esempio, sarà necessaria la presenza di Ahmed Maetig. Si tratta del volto “politico” della città Stato libica, vice di Al Serraj e con profondi legami con l’Italia. Già lo scorso anno Maetig è stato in Sicilia e, più precisamente, ad Agrigento in occasione del primo forum italo – libico. “Senza di lui, le fila difficilmente si muovono”, dichiara una fonte diplomatica. Dalla Cirenaica invece, sarà fondamentale anche la presenza di Ali al Saidi. Anch’egli con buoni rapporti con l’Italia, si tratta di un fedelissimo di Haftar e si parla di lui come vero e proprio anello di collegamento tra l’esercito guidato dal generale ed il parlamento di Tobruck, di cui Al Saidi fa parte. 

Ma senza i “big”, ovviamente non si muovono i personaggi secondari. Ecco perchè il pressing dell’Italia punta soprattutto sui leader più importanti. Oltre ad Haftar, vi è ovviamente Al Serraj nonostante la sua impossibilità a presentare un governo affidabile o comunque radicato sul territorio. Sempre a Tripoli, tra i big figura Khaled al-Meshri, presidente del Consiglio di Stato, mentre da Tobruck l’altro attore fondamentale è Aguila Saleh, presidente del parlamento. Includere dunque, a partire da questi quattro nomi: è questa la strategia italiana in vista della due giorni palermitana.