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Un velivolo non identificato ha attaccato ieri un convoglio che trasportava militanti dello Stato islamico, nei pressi della città libica nord-occidentale di Bani Walid. Gli Stati Uniti non hanno rivendicato l’attacco, così come la Coalizione che ha escluso ogni responsabilità per le tre esplosioni che hanno colpito il convoglio. Nonostante le smentite, una tale capacità è prerogativa di pochi paesi nella Regione.Ad essere stato attaccato sarebbe stato un convoglio formato da 15 veicoli. Le informazioni comunque sono scarse, così come i danni realmente riportati. La cosa certa è che si sia trattata di una missione offensiva portata da una piattaforma aerea. Per profilo di missione, l’attacco potrebbe essere stato portato da un sistema d’arma a pilotaggio remoto. Il raid, avvenuto con la tecnica del “mordi e fuggi”, potrebbe essere stato eseguito da un drone in missione sulla Libia. Il condizionale è d’obbligo, ma potrebbe essersi trattato del primo raid di un drone armato decollato da Sigonella. Il silenzio degli Stati Uniti sul raid di ieri mattina a Bani Walid, non fa altro che gettare il sospetto sul profilo di missione svolto, che non sembrerebbe essere di “natura difensiva”, secondo quanto stabilito tra Washington e Roma per il decollo delle piattaforma armate APR da Sigonella.Il gruppo jihadista ha approfittato del caos politico per espandere la propria presenza in Libia. Lo Stato islamico controlla la città costiera di Sirte, a circa 260 chilometri ad est di Bani Walid. Il gruppo sta cercando di creare un califfato islamico transfrontaliero. Gli americani hanno già colpito un campo di addestramento alla periferia della città libica occidentale di Sabratha questo mese e lanciato, lo scorso anno, attacchi aerei mirati contro i comandanti jihadisti in Libia.

Articolo di Franco Iacch