Emmanuel Macron è preoccupato da quanto sta succedendo in Libia. E anche molto. Khalifa Haftar, il generale a capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico – da sempre considerato una pedina nelle mani dell’Eliseo – si sta rivelando un personaggio poliedrico e soprattutto con diversi “burattinai”. E questa condizione del maresciallo rischia di trasformarlo in una personalità molto diversa da quella fin qui considerata a Parigi. Macron, forse fin troppo superficialmente, pensava di avere il pieno controllo della crisi libica e del futuro del conflitto. Tuttavia, questo passava soprattutto dalla capacità della Francia di avere il controllo dell’avanzata del comandato dell’Enl.

In queste settimane però qualcosa è cambiato. L’avanzata del maresciallo della Cirenaica si è arenata nei quartieri della periferia meridionale di Tripoli. E nel frattempo, la diplomazia internazionale si è mossa per cercare di limitare i danni di un’escalation che rischiava di spezzare il fragilissimo equilibrio della Libia ma che ha soprattutto dimostrato due dati. Il primo è che Haftar, in questo momento, non può governare da solo la Libia. Un fattore determinante per capire che il futuro del Paese nordafricano passerà inevitabilmente per una pacificazione delle diverse fazioni in conflitto fra loro e in particolare fra le potenze che sponsorizzano le diverse parti in campo.

Il secondo dato – che è quello che interessa soprattutto Macron – è che Haftar si è dimostrato una scheggia impazzita che ha più di un dominus. La Francia credeva che con il blitz di Haftar (approvato da Parigi) avrebbe finalmente preso il sopravvento sulle altre potenze. Ma così non è stato. Insieme all’uomo forte della Cirenaica ci sono gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Russia, l’Egitto e gli Stati Uniti. E tra i fiumi di dollari portati da Riad, i droni di Abu Dhabi, il sostegno militare dell’Egitto e il sostegno diplomatico di Donald Trump e Vladimir Putin, di fatto Macron è stato relegato a uno dei tanti più che all’interlocutore privilegiato.

Ora la Francia ha paura. Sa di aver perso il controllo della situazione con Haftar dopo aver devastato (questo sì) i piani dell’Italia e di altre potenze europee. E la notizia del possibile viaggio del maresciallo a Roma per incontrare il premier Giuseppe Conte, come affermato da alcune fonti di AdnKronos, potrebbe aver fatto scattare l’ulteriore allarme generale. Se c’erano dubbi sui timori dell’Eliseo, adesso, con il possibile incontro fra il generale e il presidente del Consiglio, tutto sembra far pensare a una nuova giravolta dell’ormai sempre più enigmatico maresciallo di Bengasi.

Così, in queste ore, sono arrivate le prime voce di Parigi sulla volontà di riprendersi Haftar. O quantomeno di richiamarlo all’ordine. Il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato che Macron vuole incontrare il maresciallo e puntare tutto su un cessate-il-fuoco che è il piano non solo dell’Italia ma anche delle Nazioni Unite. “La situazione in Libia è estremamente preoccupante, perché la roadmap proposta dalle Nazioni Unite a entrambe le parti, che ha quasi avuto un esito positivo, è fallita a causa da un lato dell’iniziativa del maresciallo Haftar e dall’altra per la mancanza d’iniziativa di Serraj”, ha detto Le Drian di fronte ai parlamentari dell’Assemblea. E l’idea è che Macron voglia vedere di persona sia Sarraj che Haftar per giungere a un accordo, anche se non ci sono ancora conferme né della possibile data né dell’effettivo scopo dell’incontro: raggiungere un accordo; parificare Haftar e Sarraj come già fatto in un antico vertice a Parigi; provare a recuperare i fili della crisi libica.

Quello che è certo, è che adesso, dopo il tour di Sarraj in Europa, Parigi e Roma abbiano deciso di ritornare in campo per puntare tutto sul comandante dell’Esercito nazionale libico. E probabilmente perché entrambe si sono accorte di un fatto: la crisi fra i due Paesi ha fatto scivolare Haftar nelle mani di monarchie arabe e superpotenze, mentre Sarraj, sempre più indebolito e screditato, di fatto ora non può più rappresentare niente. Una situazione potenzialmente disastrosa in cui Parigi sta cercando di ergersi (ancora una volta) a leader.

Articolo di Lorenzo Vita