La conferenza di Palermo “per la Libia e sulla Libia” come definita da Enzo Moavero Milanesi, si avvicina. E l’Italia mette in campo tutto il proprio arsenale diplomatico per riuscire a strappare un successo che non è ancora così scontato come può sembrare. Come scritto su questa testata, il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, sarà in Sicilia. Lo ha annunciato lo stesso maresciallo a Roma, incontrando il premier Giuseppe Conte. E lo aveva garantito anche il presidente russo Vladimir Putin durante l’incontro con il premier a Mosca. Ed è stato probabilmente il presidente russo a sbloccare definitivamente la posizione di Haftar.
L’Italia si sta muovendo bene, dunque. Dopo l’incontro di Roma con Fayez al-Sarraj, nostro unico interlocutore in Libia fino alle violenze di Tripoli che hanno mutato radicalmente il quadro dei rapporti politici nel Paese nordafricano, Conte incassa il sostegno di Haftar. E adesso si aspetta la conferenza di Palermo che potrebbe rivelarsi una delle più grandi vittorie politiche (e d’immagine) del nostro esecutivo nel quadro del Mediterraneo allargato. Ma che potrebbe anche trasformarsi in una passerella senza conseguenze concrete se non si riesce a mettere tutti i pezzi del puzzle nella posizione corretta.
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La sfida è aperta, specialmente con la Francia. E il fatto che Emmanuel Macron stia progressivamente (e a malincuore) accettando il nostro ruolo nella crisi libica non significa che non possa lavorare per colpire la cosiddetta “pax italiana” . Il governo ha iniziato i colloqui con tutte le parti coinvolte nel processo libico. Ha incontrato Sarraj, Haftar e l’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamè. Ma adesso, sempre a Roma, sono attesi altri incontri ufficiali con personaggi particolarmente importanti. L’idea è quella di coinvolgere tutti i principali attori libici. E per questo sono attesi nella capitale anche il presidente della Camera dei rappresentanti libica, Aguila Saleh, e il presidente dell’ Alto consiglio di Stato libico, Khalid Al Mishri.
E intanto, appaiono fondamentali le dichiarazioni rilasciate ieri a La Stampa da Ali Al Saidi, parlamentare vicino ad Haftar. Il politico ha invocato infatti il rientro dell’ambasciatore Giuseppe Perrone. “Colgo l’occasione per dire che Perrone è il benvenuto come lo è stato tutte le volte che è venuto in Cirenaica, l’ultima delle quali il 27 aprile quando è andato anche dal generale Khalifa Haftar”, ha spiegato. E poi continua: “Le dico anzi che vogliamo il ritorno immediato al suo posto di ambasciatore in Libia e vogliamo dirgli che per lui le porte della Cirenaica sono sempre aperte e siamo pronti ad allacciare relazioni strette con Perrone e con il governo. Siamo pronti ad accogliere di nuovo le aziende italiane e ad avviare collaborazioni e progetti assieme. per costruire case e strade, e riaprire il consolato a Bengasi. Perrone è un diplomatico raffinato e di grandi vedute, è una persona a noi vicina, e forse è l’unico che può consentire il superamento di questa impasse e salvare la conferenza di Palermo”. Una vera e propria benedizione che conferma che la strategia italiana sta dando i suoi frutti.
Come spiegato da alcune fonti della Farnesina a La Verità, “sono proprio Conte e Moavero Milanesi i due registi dell’ operazione diplomatica che in questi ultimi giorni ha subito un’importante accelerazione dopo i viaggi a Mosca di entrambi i membri del governo italiano”.
Il governo ha intessuto rapporti con tutte le potenze interessate alla Libia, dagli Stati Uniti alla Russia, passando per l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti. E adesso, a meno di due settimane dal vertice, sembra quantomeno evidente che Parigi debba accettare che Roma un ruolo lo avrà. Macron ormai lo ha capito: non può tagliarci fuori dalla Libia.
E proprio per questo motivo, sarà a Palermo, lui come la stessa cancelliera tedesca Angela Merkel. Il presidente francese proverà, specialmente durante gli incontri a Parigi con Donald Trump e Putin per l’anniversario della fine della Grande Guerra, di intaccare la strategia italiana sulla Libia. Ma per ora i nostri sponsor sembrano averci dato man forte. Ma dall’Eliseo bisogna sempre aspettarci un colpo di coda. E anche da chi sarà presente a Palermo si potrà capire quanta importanza venga data alla conferenza. Conte spera in Putin e Trump. Ma per adesso saranno presenti Mike Pompeo e Sergei Lavrov. Non due nomi di secondo piano. Ma avere i due leader sarebbe la conferma della vittoria. Intanto, una cosa è certa: l’Italia è tornata in Libia.