È un’associazione di laici cattolici, ma il suo ruolo spesso sembra più importante di quello di una comune Ong. La comunità di Sant’Egidio nasce in Italia 50 anni fa, oggi il suo non è certo un peso indifferente: si trova in 70 Paesi diversi, vanta diversi iscritti ed intrattiene proprie relazioni con diversi governi in tutto il mondo. In tanti paragonano la comunità ad una sorta di secondo Vaticano, in grado di tessere autonomi rapporti diplomatici. Del resto non sono pochi i capi di Stato che, in visita in Italia, vogliono fare una capatina nella chiesa di Sant’Egidio a Roma. La comunità incarna ciò che vuol realmente significare il termine di “diplomazia parallela“, dove cioè uno o più privati riescono ad avere ampia autonomia fino a sviluppare propri rapporti internazionali. Alcune volte questo per l’Italia è un vantaggio, tante volte invece uno svantaggio. Nel 1997 la comunità di Sant’Egidio ad esempio riesce a portare a Roma i vertici albanesi durante il periodo di disordini nel Paese balcanico e questo, per l’Italia, all’epoca incide positivamente nella buona riuscita della missione Alba. Ma adesso la diplomazia della comunità rischia di diventare un vero e proprio fuoco amico per l’Italia in Libia. 

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Gli incontri della comunità di Sant’Egidio nel Fezzan 

Succede infatti, come riporta lo stesso sito della comunità, che nel sud della Libia a fine ottobre viene organizzato un convegno sulle prospettive di sviluppo del Fezzan. L’incontro ha come scenario la città di Ghat, la seconda dopo Sebha del sud del paese e centro importante per i Tuareg. Ad organizzare la due giorni di dibattito è per l’appunto la comunità di Sant’Egidio. Basta questo per scatenare l’irritazione del governo di Tripoli guidato da Al Serraj. “Sosteniamo il vertice di Palermo del 12 e 13 novembre – si legge in un comunicato diffuso dalla commissione per la società civile del governo tripolino – Ma condanniamo le attività di Sant’ Egidio in Libia con alcune componenti libiche, che si svolgono senza alcun permesso legale che le consenta”. Nel comunicato si fa riferimento anche a quella che viene definita una presunta “violazione delle leggi libiche e internazionali da parte di Sant’ Egidio”. Una reazione stizzita dunque, che al tempo stesso mette in imbarazzo anche l’esecutivo guidato dal premier Conte. 

L’Italia infatti ha nel Fezzan la regione dove si concentrano la gran parte dei suoi interessi economici, specialmente di natura petrolifera. Proprio a Ghat nei mesi scorsi doveva partire una missione italiana volta a garantire maggiore stabilità della regione ed a bloccare i flussi migratori che arrivano dal confinante Niger, ma poi il perdurare delle tensioni tra le varie etnie e fazioni in lotta ha bloccato tutto. Le iniziative della comunità di Sant’Egidio, come affermato da alcuni diplomatici al quotidiano La Verità, non sono percepite positivamente dal governo italiano. Da un lato esse appaiono svolte, come sottolineato dalle autorità di Tripoli, scavalcando il governo con sede nella capitale libica (anche se, a dir la verità, tale esecutivo non ha alcun controllo di questa regione in mano a gruppi e milizie), dall’altro preoccupano in quanto potrebbero incidere politicamente e diplomaticamente in un contesto già molto precario. 

L’Italia guarda con molta attenzione al Fezzan, così come la Francia. Italiani e francesi, negli ultimi 18 mesi, si sono quasi contesi i gruppi più importanti operanti nel sud della Libia. Nel marzo 2017 almeno trenta fazioni del Fezzan si sono riunite al Viminale convocate dall’allora ministro Minniti per concludere un accordo sul controllo delle frontiere. Pochi mesi fa la stessa operazione è stata fatta all’Eliseo su iniziativa del presidente francese Macron. Chiaro dunque che le iniziative private della comunità di Sant’Egidio potrebbero, quasi paradossalmente, apparire come un vero e proprio fuoco amico. 

I rapporti tra comunità di Sant’Egidio e Francia

Per di più poi che la comunità ha con Parigi ottimi rapporti. Ben si conosce il duello tra Italia e Francia che attualmente intercorre sulla Libia, da qui le ulteriori preoccupazioni trapelate dalla Farnesina. Lo scorso 26 giugno, in occasione della visita del presidente francese Macron a Roma, presso l’ambasciata di Francia il capo dell’Eliseo ha incontrato una delegazione della comunità di Sant’Egidio. Tra gli argomenti affrontati proprio la questione relativa al Fezzan. Il 18 giugno invece Mauro Garofalo, che all’interno della comunità gestisce il ramo dei rapporti internazionali, è a Parigi dove tiene alcuni incontri al ministero degli esteri francese. Non è dato sapere se anche in quell’occasione si sia parlato o meno del Fezzan, ma questo certifica ancora una volta i rapporti molto solidi tra la comunità di Sant’Egidio e la Francia. 

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A pochi giorni dalla conferenza di Palermo l’Italia teme dunque per un eccessivo attivismo della comunità. Lo spauracchio riguarda soprattutto anche un involontario assist alla Francia, un fuoco amico dunque che specialmente in questi giorni si preferirebbe evitare ben volentieri. Anche perchè all’Eliseo si punta a giocare attivamente le ultime carte a propria disposizione per evitare che Roma prenda il sopravvento sulla Libia, come dimostra la convocazione di alcuni leader di Misurata a Parigi il prossimo 8 novembre. Se, già di per sé, la Libia è una partita di fondamentale importanza per la diplomazia italiana e per il governo, il Fezzan a sua volta è la regione più delicata per gli interessi del nostro paese. Ben si comprende quindi il perchè della preoccupazione per i rapporti tra Eliseo e la comunità laica cattolica.