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Politica

L’Italia chiude il cerchio sulla Libia: ecco tutte le novità in arrivo

A Palermo al momento l’unico elemento che testimonia l’imminenza di un vertice internazionale in città è la notizia della chiusura delle scuole nei giorni del summit. Per il resto, la città vive questo inizio novembre tra pioggia e vento di...

A Palermo al momento l’unico elemento che testimonia l’imminenza di un vertice internazionale in città è la notizia della chiusura delle scuole nei giorni del summit. Per il resto, la città vive questo inizio novembre tra pioggia e vento di scirocco, null’altro sembra far presagire l’arrivo di leader politici internazionali nel capoluogo siciliano. Ma se a Palermo al momento tutto sembra tranquillo, a Roma invece il fermento è attivo da un mese e si intensifica giorno dopo giorno. L’obiettivo è fare in modo che il vertice di Palermo sulla Libia del 12 e 13 novembre sia un successo diplomatico per l’Italia. E, per esserlo, dalla Libia e dalle più importanti cancellerie internazionali devono arrivare in Sicilia quanti più attori possibili. 

Tutti i big della Libia a Roma negli ultimi giorni

Se la visita di Al Serraj delle scorse settimane può sembrare quasi di “routine”, visto che il capo del governo riconosciuto dall’Onu ed appoggiato dall’Italia spesso si reca a Roma per incontrare i vertici italiani, non certo in questa maniera si può interpretare la visita nella capitale del generale Haftar. Il leader che controlla gran parte della Cirenaica lo scorso 29 ottobre incontra sia Conte che Moavero tra palazzo Chigi e Farnesina. Ma il via vai di importanti attori politici e militari della Libia attuale non finisce qui. Nella giornata di mercoledì a Roma è la volta di Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruck. Si tratta dell’organo legislativo sorto a seguito delle elezioni del 2014, il quale all’epoca non ha potuto piazzare la sua sede a Bengasi come previsto per motivi di sicurezza. Il parlamento è lo stesso che non riconosce il governo di Al Serraj, appoggiandosi invece all’esercito guidato da Haftar. 





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Saleh, oltre ad essere presidente del parlamento, tra il 2014 ed il 2015 ha svolto anche la funzione di presidente ad interim della Libia, è giurista di lungo corso ed è quindi una delle figure più influenti e rispettate del paese nordafricano. Al suo seguito a Roma, si registra nella delegazione anche la presenza di un altro importante leader libico: Khaled Al Meshri. Quest’ultimo è presidente dell’Alto Consiglio di Stato. Saleh ed Al Meshri, assieme ad Al Serraj ed Haftar, rappresentano i quattro più importanti protagonisti dello scacchiere libico. Non sono gli unici, ma senza anche uno di loro la conferenza di Palermo si trasformerebbe in una passeggiata in riva al Tirreno. Ecco perchè la loro presenza a Roma negli ultimi dieci giorni indica, da un lato, l’attivismo della diplomazia italiana che vuole a tutti i costi la buona riuscita del vertice e, dall’altro, anche le divisioni ben marcate insite nel frastagliato quadro libico.  

Attivi anche Conte e Salvini 

Dietro a questi attori poi, vi sono anche i relativi sponsor internazionali. Non è un caso che il presidente del consiglio Conte, lo scorso 24 ottobre, è al Cremlino per cercare la “benedizione” di Putin. Quella di Trump si ha già a giugno. Gli Usa e la Russia, per motivi differenti, necessitano del ruolo italiano in Libia ed accordano dunque a Roma l’organizzazione della conferenza di Palermo. Ma per la sua buona riuscita, occorrono altri protagonisti internazionali influenti in Libia. Non è dunque un caso se venerdì 2 novembre Giuseppe Conte, come recita un comunicato di Palazzo Chigi, sarà a Tunisi. Lì, nella capitale più prossima al confine libico, si parlerà dei rapporti tra Italia e Tunisia e della questione immigrazione ma, senza dubbio, l’occhio sarà buttato anche sull’evento di Palermo. La Tunisia sembra voler essere imparziale nel caos libico, ma ha tutto l’interesse affinché la situazione al di là dei suoi porosi confini si stabilizzi. 

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Attivo anche il ministro dell’interno Matteo Salvini. Il suo viaggio in Qatar compiuto nei giorni scorsi ha sì al centro la sicurezza e le relazioni tra Roma e Doha, ma anche in questo caso più di uno sguardo è stato gettato sulla Libia. Del resto il Qatar finanzia i Fratelli Musulmani anche in nord Africa, l’ex premier tripolino Gwell sarebbe un uomo molto vicino al duo Ankara – Doha. L’improvvisa “esplosione di affetto” di Salvini nei confronti del Qatar, paese criticato dal segretario leghista in passato, potrebbe leggersi proprio nell’ottica di volere anche i qatarioti in Sicilia. Intento che, a leggere quanto scrive proprio Salvini, sarebbe ben riuscito visto che le autorità di Doha avrebbero confermato la propria presenza a Palermo. Di ritorno dal Qatar, il ministro dell’interno ha poi incontrato Ahmed Maitig, volto “politico” di Misurata e vice di Al Serraj. Maitig, che potrebbe rappresentare il braccio misuratino teso verso Haftar, in queste ore vede pure il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi. 

Subito dopo le esigenze derivanti dalla manovra finanziaria, tra le priorità assolute del governo sembra dunque esserci il vertice di Palermo sulla Libia. A Roma ci si muove freneticamente: il tempo stringe e, al momento, non appare amico dell’Italia. Da qui al 12 novembre, si assisterà ad un’autentica “volata” in vista dell’apertura della due giorni siciliana. 

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