Manca meno di un mese all’appuntamento palermitano sulla Libia, eppure la strada che porta al capoluogo siciliano appare molto più ripida di una semplice scalata delle Madonie. Annunciato ufficialmente ad inizio ottobre, il summit a Palermo per l’Italia ha un valore molto importante: Roma aspira ad essere capofila nel processo di ricomposizione dello Stato libico. La posta in gioco è alta, specie se si pensa all’intraprendenza francese degli ultimi mesi ed alle velleità di Parigi di spodestare il nostro Paese. Ma qualcosa, per l’appunto, sembra remare contro. Non soltanto i tempi per l’organizzazione materiale del summit, circostanza questa già evidenziata dai vertici (uscenti) dei servizi segreti. Ma anche il possibile diniego del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica la cui assenza darebbe al vertice di Palermo una valenza molto più che ridimensionata.

Khalifa Haftar potrebbe disertare Palermo

Al Wasat è un quotidiano libico molto attento alle dinamiche che intercorrono soprattutto nella zona est del Paese, quindi quella controllata in gran parte da Khalifa Haftar. Ecco perché l’intervista pubblicata nei giorni scorsi al deputato al Saidi, sta facendo il giro del paese con l’eco che oltrepassa il Mediterraneo ed arriva fino a Roma. Al Saidi è stato eletto nel 2014 in quel parlamento che si è spostato poi a Tobruck. Lui rappresenta la zona sud della Libia, ossia quel Fezzan che appare come la regione maggiormente in crisi del Paese. Secondo Al Saidi, a Palermo non andrà né Haftar né Aguila Saleh, ossia il presidente del parlamento di Tobruck. Entrambe le personalità più in vista della Cirenaica potrebbero dunque rimanere a casa, questo nonostante il pressing dell’Italia ed il viaggio del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, a Bengasi nel mese scorso. Il fatto che a dare questa anticipazione sia Al Saidi non è un fatto di second’ordine. Anzi, il deputato appare molto vicino ad Haftar, ne condivide le posizioni ed i due sarebbero in ottimi rapporti. Dunque quanto dichiarato dal deputato del Fezzan potrebbe essere molto più di una semplice indiscrezione. Del resto è da giorni che Haftar sta in silenzio. Dopo la visita di Moavero, il generale e uomo forte della Cirenaica non ha più lasciato dichiarazioni, se non tramite i propri portavoce. “Sta meditando sul da farsi”, è la considerazione emersa da alcuni ambienti a lui vicini. Probabile che Haftar, da sempre vicino alla Francia, avverta la necessità di riflettere a lungo prima di poter dare risposte sul vertice di Palermo. La sua decisione sul vertice siciliano, del resto, è l’ago che pende sulla bilancia del summit: se sarà presente, l’Italia potrebbe fare bella figura. Diversamente, il fallimento è dietro l’angolo.

L’ipotesi del rinvio

E adesso prende sempre più corpo l’ipotesi di uno slittamento del vertice di Palermo. Come detto, la riunione dovrebbe iniziare il prossimo 12 novembre, ma anche a livello organizzativo il tutto appare ancora molto indietro. Sotto il profilo logistico, il tempo stringe inesorabilmente: bisogna organizzare spostamenti, programmare i percorsi degli addetti ai lavori, bonificare gli spazi e scegliere le sedi più adatte. Ma occorre anche capire chi ci sarà: la Russia ad esempio ha dato il suo ok, ma ancora da Mosca non fanno sapere (in attesa di sviluppi) se a Palermo ci saranno i vertici del Cremlino oppure semplici collaboratori. Anche gli Usa non sciolgono ancora la riserva: Trump potrebbe esserci, ma a Washington si vuole capire che tipo di vertice c’è da attendersi a Palermo. Gli Stati Uniti appoggiano l’Italia sul dossier libico, ma senza segnali concreti da Roma certamente non si può “improvvisare” una deviazione dell’Air Force One verso la Sicilia durante il prossimo tour europeo di Trump. Il tempo stringe. Il possibile diniego di Haftar, a cascata influirebbe anche sulla quantità e qualità degli ospiti che arriveranno a Palermo. Dalla Farnesina ci si sta muovendo per convincere quanti più attori libici possibili, ma c’è da fare in fretta. La decisione di tenere l’ambasciatore Perrone a Roma, inviso ad Haftar, sembra dimostrare questa linea. Ma tra possibili defezioni ed oggettive difficoltà organizzative, da Palazzo Chigi e dalla Farnesina nelle prossime ore potrebbe crescere il fronte di chi chiede un rinvio del vertice. E questo, forse, sarebbe un mezzo passo falso. Ma, probabilmente, c’è chi considera un male minore un mezzo passo falso rispetto allo spettro di un totale fallimento.

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