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Le violenze in Libia hanno obbligato l’Italia a cambiare piani. L’asse fra Roma e Tripoli, rappresentata dal supporto italiano a Fayez al Sarraj, si sta sgretolando insieme alla già fragile leadership del premier libico. E adesso, con Khalifa Haftar a controllare una parte delle milizie che hanno colpito Tripoli e che minaccia di marciare sulla capitale, il rischio per Roma di ritrovarsi senza alcun appoggio in Libia è molto elevato.

Un pericolo che l’Italia non può e non deve correre: la Libia, per il nostro Paese, è di fondamentale importanza. E proprio per questo motivo, il governo italiano, che ha puntato per anni su Sarraj insieme alle Nazioni Unite, si trova costretto a dialogare anche con chi ha minato le basi della strategia italiana in Libia: il maresciallo Haftar.

La conferma del canale aperto con il generale libico arriva direttamente dal governo italiano. Il ministero degli Esteri ha comunicato attraverso il profilo Twitter che il ministro Enzo Moavero Milanesi è stato a Bengasi per incontrare il leader della Cirenaica. Come affermato nel tweet della Farnesina, l’obiettivo è il “rilancio dialogo politico inclusivo promosso da Srsg Onu con tutti gli interlocutori, per Libia unita e stabile“.

“L’Italia attribuisce grande importanza al mantenimento di un attivo dialogo con tutti coloro che guardano al futuro della Libia con leale amicizia, nello schietto interesse del suo popolo e della sua piena autodeterminazione”. Queste le parole di Moavero Milanesi riportate da una nota della Farnesina al termine dell’incontro di Bengasi.

Il ministro degli Esteri ha affermato che “i cittadini libici devono essere messi in grado di esercitare la propria sovranità e di poter decidere liberamente il proprio destino. Il percorso politico avviato va portato a termine, in particolare, attraverso elezioni ordinate e trasparenti, che si svolgano in condizioni di adeguata sicurezza”

Un obiettivo che stride, evidentemente, con l’appoggio incondizionato a Sarraj durante i suoi anni al comando di Tripoli. Ma che dimostra, senza ombra di dubbio, che la realtà è ben diversa da quanto pianificato da Roma.

Secondo quanto riporta l’Huffington Post, la proposta di Haftar all’Italia è questa: “trattare una onorevole uscita di scena dell’attuale primo ministro del governo di Accordo nazionale, Fayez al- Sarraj (per lui potrebbe esserci un posto da ambasciatore in una sede prestigiosa) per essere, l’Italia, parte attiva e riconosciuta nella ‘nuova Libia’ post voto”.

Una proposta “indecente”, ma che da Roma sembrano iniziare ad ascoltare. Anche perché, arrivati a questo punto, l’alternativa non è più tra chi sostenere per la transizione libica, ma se continuare a contare qualcosa nel Paese nordafricano o perderlo definitivamente. Proprio a questo scopo, non è da sottovalutare l’assenza dell’ambasciatore Giuseppe Perrone (ufficialmente in ferie) dal fronte libico. Il diplomatico italiano è considerato persona non gradita dal parlamento di Tobruk. E di conseguenza da Haftar. E il fatto che questo avvenga in concomitanza con le mosse di Haftar, potrebbe essere considerato indicativo.

L’Italia, quindi, si sta muovendo. Probabilmente tardi e sicuramente in maniera divergente rispetto ai suoi programmi. Ma qualcosa sta cambiando. E del resto non potrebbe essere altrimenti: Roma ha troppi interessi in Libia per farne una questione ideologica. Abbiamo puntato sul cavallo sbagliato, ma questo, tutto sommato, ci ha comunque permesso di ottenere una netta posizione di vantaggio in tutta la parte occidentale del Paese, a cominciare dai terminali Eni. E adesso, proprio la nostra presenza a ovest ci permette di essere in ogni caso interlocutori obbligati per chiunque, come Haftar, voglia marciare su Tripoli.

A questo punto, è evidente che l’unica alternativa è dialogare con Haftar. Tripoli è nel caos, e Sarraj non si può più ritenere un leader in grado di mantenere il controllo della sua parte di Paese né tantomeno come leader di una futura Libia riappacificata. Le milizie legate all’uomo forte della Cirenaica appaiono in netto vantaggio. E gli sponsor internazionale del Maresciallo, in primis Egitto e Russia, sono comunque in rapporti positivi con l’Italia. E questa, adesso, è una carta da giocare. 

Certo, la nostra è una sfida difficile. La Libia è un ginepraio in cui è difficile districarsi. La notizia dell’assalto alla sede della National Oil Corporation (Noc) è un esempio evidente dei pericoli che si corrono. La Noc rappresenta ad oggi l’unica istituzione libica che è riuscita a essere il collante fra le varie forze che controllano parti del Paese.

Il fatto che sia stata colpita in queste ore, dimostra che qualcuno non è contento di questo lavoro da parte del colosso energetico libico. Ed è quindi opportuno sapere chi ha voluto lanciare un messaggio contro la compagnia petrolifera e soprattutto con i suoi maggiori partner internazionali, a cominciare da Eni.

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