In Libia la situazione cambiando. Non solo per quanto si è deciso in queste ore a Parigi, ma anche per le evoluzioni sul campo di battaglia.

 L’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar ha annunciato il pieno controllo dell’ingresso occidentale della città di Derna. Insieme alle vie per giungere alla città tra Bengasi e Toburk, sono state conquistate anche le strade per altre quattro località della stessa provincia.

Il portavoce delle milizie legate a Tobruk, Ahmed al-Mesmari, ha annucniato che le forze di Haftar hanno anche preso il controllo della zona industriale di Al-Fatayeh, della moschea Nusseibeh Bint Kaab, della fabbrica di Al-Sadaqa. Aree che adesso tornano a essere nelle mani di una delle due forze da cui passa il destino della Libia.

Gli jihadisti che controllano la città mediterranea di Derna hanno già annunciato il ritiro da Al-Fatayeh. A riportarlo, l’agenzia turca Anadolu che cita il portale locale Al-Manarah. La Derna Protection Force (Dpf), una coalizione nata dalla fusione di sigle islamiste, è stata costretta a ritirarsi a causa dei bombardamento dell’aviazione di Haftar.

Come scritto da Mauro Indelicato su questa testata, “il 7 maggio scorso, in una delle prime uscite in pubblico dopo la smentita del suo decesso, il generale Khalifa Haftar aveva ufficialmente dato il via libera all’azione militare contro i jihadisti di Derna”.

E adesso, dopo tre settimane di campagna militare, sembra stia raggiungendo faticosamente l’obiettivo. Le Nazioni unite hanno chiesto più volte di entrare a Derna a causa delle pesanti ripercussioni dell’accerchiamento sulla popolazione civile. Ma per ora non sembrano essere arrivare risposte positive da parte delle forze di Tobruk. L’obiettivo è alla loro portata e non vogliono ripetere errori del passato sulle tregue.

L’incontro di Parigi

Mentre veniva annunciato il controllo delle vie per raggiungere Derna, a Parigi si è tenuta la conferenza internazionale sulla Libia voluta fortemente da Emmanuel Macron.

 L’obiettivo era quello di giungere il prima possibile alle elezioni legislative e presidenziali. E dall’Eliseo hanno confermato che la data dovrebbe essere il 10 dicembre. Il condizionale è d’obbligo. Ma l’impegno di tutti, in particolare di Macron, sembra essere motivo di speranza.

I leader libici presenti a Parigi si sono impegnati a tenere le elezioni.  “Ci impegniamo a lavorare in modo costruttivo con l’Onu per organizzare elezioni credibili e pacifiche” e per “rispettare i loro risultati”. La dichiarazione d’intenti è stata resa in maniera congiunta del presidente del Governo di accordo nazionale Fayez al-Sarraj, del maresciallo Khalifa Haftar, del presidente della Camera Aguila Salah, e del presidente del Consiglio di stato Khaled al-Mechri.

Macron ha definito l’incontro di oggi un “incontro storico” e una “tappa chiave” per la pacificazione della Libia. Ma al netto degli interessi verso il popolo libico, per il presidente francese è una vittoria politica fondamentale. Con questo summit si è di nuovo assunto il ruolo di guida della Libia, dopo l’incontro fra Haftar e Sarraj sempre all’Eliseo. E di fatto, impone la leadership francese su un Paese in cui era l’Italia, prima della guerra, ad avere un ruolo preponderante.

Ma c’è un problema, segnalato dallo stesso Macron: nessuno dei leader libici ha firmato l’accordo. Per ora rimane una dichiarazione d’intenti a parole con sorrisi per la stampa. Tuttavia, la firma a favore delle telecamere è mancata. Il presidente francese ha sorriso dicendo  “Ci baseremo su questo quadro”. Ma in quella martoriata terra di Libia, l’assenza di una firma ufficiale su un accordo così importante non depone a favore della speranza.

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