Khalifa Haftar, il feldmaresciallo che tiene in pugno la Cirenaica e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), è sbarcato a Mosca il 7 maggio, accolto con onori militari e un’agenda fitta di promesse. Non è una visita qualunque: il leader libico, invitato per la Parata della Vittoria del 9 maggio, gioca una partita geopolitica che ridefinisce gli equilibri nel caos libico. Tra strette di mano con il vice ministro della Difesa russo Yunus-Bek Yevkurov e un possibile faccia a faccia con Vladimir Putin, Haftar punta a cementare un’alleanza con Mosca che dura dal 2017, quando firmò il primo accordo militare a bordo della portaerei Admiral Kuznetsov.
La Russia, dopo il parziale ritiro dalla Siria, ha scelto la Libia come nuovo avamposto africano. I segnali sono chiari: una trentina di istruttori bielorussi nella base di Tamantat, nel Fezzan, e cinque voli cargo carichi di equipaggiamenti per l’LNA. Non solo. Il figlio di Haftar, Khaled, capo delle forze di sicurezza, ha appena rinnovato un’intesa del 2015 che garantisce all’LNA supporto logistico, addestramento e armi russe. La Cirenaica si arma, e Mosca la sostiene senza mezzi termini, rafforzando il controllo di Haftar sui confini meridionali e sul deserto del Fezzan.
Ma la vera sorpresa è altrove. Haftar, abile tessitore di alleanze, ha mandato il figlio Saddam ad Ankara lo scorso aprile, ricucendo con la Turchia, ex nemica che nel 2020 salvò Tripoli dall’assedio dell’LNA con droni e mercenari. L’intesa preliminare con Ankara è un colpo di scena: forniture di droni turchi, addestramento per 1.500 uomini dell’LNA e persino esercitazioni navali congiunte. La Turchia, che mantiene basi in Tripolitania, si propone ora come mediatrice per unificare le forze armate libiche, un obiettivo ambizioso che potrebbe cambiare il volto della crisi.
Haftar si muove come un capo di stato, lasciando ai figli – Khaled e Saddam – il comando militare. La Cirenaica, sostenuta da Russia, Egitto ed Emirati, ora flirta con Ankara e dialoga persino con Washington, dove Saddam ha incontrato alti funzionari del Dipartimento di Stato. In un Medio Oriente dove le alleanze si fanno e disfano, Haftar dimostra di saper giocare su più tavoli. Ma la domanda resta: fino a quando riuscirà a tenere insieme un mosaico così fragile? La Libia, spaccata tra Tripoli e Bengasi, guarda al feldmaresciallo con speranza e sospetto. E Mosca, come Ankara, sa che il prezzo di questa partita è alto.
La Libia è appena al di là del mare, croce (per tanti versi) e delizia (per gas e petrolio) da molto tempo per l’Itali. Vuoi seguire al meglio quanto accade nel complesso mosaico libico? Fallo con InsideOver e i suoi giornalisti. Unisciti a noi, abbonati oggi!

