Rocco Casalino, il più influente spin doctor della Repubblica italiana e portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è nel mirino del Copasir. Perché mai, ci si potrebbe chiedere a primo impatto, il comitato di vigilanza sui servizi segreti dovrebbe sentire l’ex concorrente del Grande Fratello divenuto comunicatore in capo dei Cinque Stelle prima e stratega della comunicazione di Conte poi? Che rilevanza potrebbe mai avere l’uomo asceso dal Gf al G7 per l’istituzione di Palazzo San Macuto, così attenta a trincerarsi in difesa della sicurezza nazionale in ambito economico e geopolitico? +

Il fatto è che Casalino è stato nelle ultime settimane coinvolto in due casi sospetti che hanno allerato chi si occupa da tempo di sicurezza nazionale e ora vuole vederci chiaro, sentendo il consulente politico 48enne in audizione. Come riporta Il Foglio, il primo è legato al caso libico svelato proprio dal quotidiano diretto da Claudio Cerasa: il 17 dicembre scorso, dialogando telefonicamente con i giornalisti che chiedevano informazioni sulla missione italiana per completare la liberazione dei 18 pescatori tenuti in ostaggio da 108 giorni dalle milizie del generale Haftar, il portavoce del premier ha mandato la sua geolocalizzazione da Bengasi durante il viaggio al seguito di Conte e Luigi Di Maio, giunti in Cirenaica per la “passerella” politica finale. Il solitamente loquace Casalino affermò allora di non aver mai inviato alcun messaggio, per quanto gli screenshot pubblicati e poi rimossi da Il Foglio sul suo sito indicassero platealmente sulla mappa, l’aeroporto dove la delegazione italiana si trovava in quel momento, e una scritta eloquente: “Municipalità di Benghazi”.

Il secondo caso è più recente e ha a che fare con la querelle della crisi di governo. Dopo la rottura di Matteo Renzi con Giuseppe Conte del 13 gennaio scorso, seguita dalla dimissione compatta della coalizione di Italia Viva dal governo, per qualche minuto i profili social di Conte hanno visto comparire nelle storie un’immagine rimandante a una pagina di sostegno al premier con la scritta “Clicca qui se vuoi mandare a casa Renzi” che indirizzava a un gruppo appena costituito. Di fronte a questo avvenimento Renzi era insorto, accusando il premier di abusare dei suoi canali social, mentre il responsabile web e social media della presidenza del Consiglio, Dario Adamo, si era trincerato dietro la giustificazione di un possibile hackeraggio degli account di Conte.

Facebook ha smentito prove di un hackeraggio, mentre il giornalista David Carretta, corrispondente da Bruxelles di Radio Radicalesu Twitter ha fatto notare che la scelta era tra due alternative altrettanto gravi: o un account di un presidente del Consiglio di uno Stato del G7 era stato facilmente “forato” oppure il suo staff di comunicazione stava palesemente mentendo. Dello stesso tenore le accuse del deputato renziano Michele Anzaldi, secondo il quale il fatto che Conte non abbia presentato alcuna denuncia per l’accaduto aumenta i sospetti di un possibile depistaggio mediatico compiuto dal team di comunicazione di Palazzo Chigi.

Ascesa e declino di Casalino

Casalino è dunque al centro del mirino. Lo spin doctor di Conte è stato in grado, per diversi mesi, di controllare tempi e ritmi dell’agenda mediatica: nel governo Conte I, egli ha costruito gradualmente l’immagine pubblica di un presidente del Consiglio ignoto al grande pubblico.

Partito vicepremier di due vicepremier, Conte si è guadagnato spazio anche grazie a una comunicazione indubbiamente impeccabile: presenza scenica negli eventi, toni da “avvocato del popolo”, vicinanza alla gente. Nel secondo governo Conte, dopo il disarcionamento di Matteo Salvini, la comunicazione guidata da Casalino ha creato l’immagine di un premier progressista, europeista, punto di sintesi della coalizione M5S-Pd, uomo di establishment e di popolo al tempo stesso.

Le interviste ben preparate, i post social tesi a avvicinare l’immagine dell’inquilino di Palazzo Chigi a una prospettiva rassicurante del potere, la dichiarata affermazione del primato della presidenza del consiglio sui partiti di governo si sono sommate e hanno avuto, durante l’emergenza pandemica, un ulteriore spinta ad accelerare.

Marcello Foa nel suo saggio Gli stregoni della notizia ricorda con puntualità che, alla lunga, la vera sfida per uno spin doctor è continuare a mantenere il controllo sull’agenda mediatica. Operazione che Casalino ha voluto compiere coordinando le strategie di Palazzo Chigi: decreti annunciati in conferenza stampa prima di essere scritti, anticipazioni tramite veline e comunicazioni “riservate”, dirette Facebook centrate sull’occupazione della scena da parte del premier, parole d’ordine immaginifiche (“potenza di fuoco” docet).

Ma gradualmente la frontiera dell’interventismo di Casalino si è spinta sempre più in là, e come Foa ricorda “troppo spin danneggia lo spin”. Quando la manovra da spin doctor arriva a coinvolgere i decisivi dossier della sicurezza nazionale, non c’è più narrazione che conta: capire se per nutrire l’immagine comunicativa del premier Casalino e il suo team si sono spinti o meno fino ad anticipare una missione diplomatica segreta via telefono o a simulare un gravissimo hackeraggio alle utenze di Palazzo Chigi è questione rilevante per le attività del Copasir.

Bulimia di potere e bulimia comunicativa

Capire questo aiuterebbe, in tal senso, a comprendere meglio le linee guida su determinati dossier da parte della presidenza Conte: dall’intelligence al Recovery Plan, molto spesso, la partita di Conte è stata ispirata alla volontà di personalizzare la gestione di asset e programmi che sono di comune interesse del Paese, al di là della maggioranza politica momentanea. L’ardito stile comunicativo di Casalino non è temprato, come l’azione istituzionale di Conte, dal contrappeso di una rodata cultura politica capacedi capire pesi e contrappesi dell’agire istituzionale. In nome della bulimia di potere, il duo Conte-Casalino ha indubbiamente creato una vorticosa accelerazione del ritmo di comunicazione di Palazzo Chigi e delle istituzioni collegate che a lungo ha nutrito gli elevati tassi di consenso del premier, ma troppo spesso si è scontrato con la necessità di calma e posatezza che la tutela dell’interesse nazionale richiede.

Dunque, ben venga l’audizione di Casalino al Copasir per capire se sul dossier libico si sia trattato di un errore in buona fede o di un atto voluto e quale delle due gravi ipotesi teorizzate da Carretta per il caso “storie social” sia più realistica. In ogni caso, quella di fronte al comitato per l’ex concorrente del Grande Fratello divenuto spin doctor si preannuncia un’esperienza complessa. L’agenda sarà dettata da coloro che condurranno l’audizione, non dal braccio destro di Conte. E come un agente segreto, uno spin doctor, persuasore occulto per definizione, è forte delle sue prerogative finché non è riconosciuto come tale: l’idea che, comunque vada, la stella di Casalino sia prossima a calare di magnitudine nel contesto di un governo sempre più zoppicante non è affatto peregrina.

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