C’è un nome in Libia che, quando si tratta di passaggi importanti per il paese africano, non può non essere evocato. Un nome ed un cognome, per la precisione: Saif Al Islam Gheddafi. Mentre a Tripoli il fronte di guerra avanza ed in città la popolazione appare sempre più condizionata dal conflitto, in tanti in tutta la Libia si chiedono dove sia in questo momento il figlio del rais.

Secondogenito di Muhammar, erede designato o quasi del padre, più volte Saif viene indicato come colui che appare destinato a continuare a portare avanti il nome dei Gheddafi nel mondo politico libico. Non si vede in pubblico dal giorno della cattura nel sud della Libia nel 2011, condannato a morte e poi graziato, Saif negli ultimi mesi fa sentire la sua voce solo tramite emissari. Da quando è però iniziata la battaglia per la presa di Tripoli, il suo silenzio è diventato ancora più forte e, per questo, anche più rumoroso.

“Saif aspetta il momento giusto”

“Il figlio di Gheddafi sta da qualche parte della Libia a guardare, sta osservando quello che si può definire come il vero e proprio autoannientamento reciproco delle principali forze sul campo”: a parlare ai nostri microfoni è Michela Mercuri, docente ed autrice del libro “Incognita Libia”. Già all’indomani del vertice di Palermo la stessa docente parla della possibilità di Saif Gheddafi di tornare in campo: “Del resto – aggiunge Michela Mercuri – Già nei mesi scorsi in passato esprime più volte la volontà di presentarsi alla conferenza nazionale che era prevista e Ghadames e che è saltata soltanto negli ultimi giorni per via di quanto sta accadendo a Tripoli”.

Quali potrebbero essere quindi le ambizioni del secondogenito del rais? Sono in tanti a chiederselo, anche se il suo nome proprio da quando Haftar avanza verso Tripoli viene raramente nominato. C’è chi interpreta il suo silenzio ed il relativo scarso interesse nei suoi confronti da parte dei media, come la prova del fatto che Saif non sarebbe, almeno per il momento, intenzionato a scendere nell’agone politico. Specialmente adesso poi che, di fatto, ogni tavolo diplomatico è saltato. Ma secondo Michela Mercuri il silenzio va interpretato in ben altro modo: “Lui in realtà sta solo aspettando il momento giusto – afferma la docente – In questa fase di aspri scontri tra le parti e soprattutto tra Haftar ed i misuratini, dal suo nascondiglio osserva i rivali in lotta per entrare in campo nel momento più propizio”.

Del resto, sempre secondo Mercuri, non gli mancherebbero le argomentazioni per farlo: “Haftar in questa fase rischia di passare come guerrafondaio, Al Sarraj come un personaggio ricattabile dalle milizie misuratine, lui si ergerebbe come l’unico in grado di riunificare il paese”. In poche parole, Saif Gheddafi potrebbe trarre vantaggio dagli errori strategici dei suoi rivali: “Il suo è un silenzio che vuole esprimere terzietà tra le parti in lotta – dichiara ancora Mercuri – In futuro vuole dire ai libici che solo lui può di nuovo far tornare unita la Libia”.

Gli ultimi messaggi del figlio del rais

Come detto, Saif Al Islam Gheddafi non compare in video da quando viene catturato nel novembre 2011. Pochi mesi prima è proprio lui alla tv di Stato, prima ancora del padre, a parlare al paese cercando di convincere la popolazione ad evitare la destabilizzazione del paese. Segno che, in effetti, è proprio Saif il probabile erede a cui Muammar pensa per lasciare il timone del paese. Poi mai un’apparizione in quasi otto anni: il secondogenito del rais è una sorta di oggetto del mistero. Di lui si dice che vivrebbe in una villetta di una località non specificata, dilettandosi con la sua passione della pittura. Secondo molti è ancora in Libia, ma evita appositamente di farsi vedere in pubblico.

Nei mesi scorsi, in vista della conferenza di Ghadames, fa sapere tramite i suoi rappresentanti ed emissari di essere favorevole al piano Onu e di voler essere presente alla stessa conferenza. Nello scorso mese di dicembre, Saif fa recapitare un messaggio anche al presidente russo Vladimir Putin: in esso è contenuto l’auspicio dell’aiuto russo al suo paese ed il sostegno ai piani di riappacificazione. Poi di nuovo il silenzio più totale, che continua mentre invece a Tripoli riecheggiano i crudi rumori della battaglia.

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