Ali Al Saidi un mese fa è protagonista di uno dei primi colpi di scena al vertice di Palermo: durante un tavolo tecnico sull’economia, prende la decisione di abbandonare i lavori. “Sì è vero, me ne sono andato – afferma poi dopo qualche giorno in una nostra intervista – Ma questo perchél’agenda non era più quella concordata con gli italiani durante la mia visita dello scorso 12 ottobre. Non aveva più senso rimanere”. Al Saidi è un deputato della Camera dei Rappresentanti, il parlamento eletto nel 2014 ed attualmente insediato a Tobruk. Si tratta dell’istituzione più vicina ad Haftar, al quale ha conferito nel 2016 il titolo di maresciallo di Libia. Lo stesso Al Saidi è uno dei deputati più vicini ad Haftar. 

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Ed è con lui che inizia una conversazione, a poche ore dalla notizia della nomina di Giuseppe Buccino Grimaldi quale nuovo nostro ambasciatore a Tripoli, con cui già dai primi commenti emergono le prime contrarietà di una parte del parlamento di Tobruk alla scelta del governo italiano.

La perplessità di Al Saidi sulla nomina di Buccino

“Ho sentito la notizia della nomina dell’ambasciatore – afferma Saidi al telefono – Il nostro amico lo hanno invece mandato in Iran”. L’allusione è a Giuseppe Perrone, l’oramai ex ambasciatore in Libia. Nell’ultimo consiglio dei ministri infatti, oltre alla decisione su Buccino, arriva proprio quella sullo stesso Perrone destinato all’ambasciata italiana a Teheran. La storia che vede protagonista la nostra rappresentanza diplomatica a Tripoli inizia lo scorso 10 agosto, a seguito di un’intervista rilasciata dallo stesso Perrone. L’oramai ex ambasciatore italiano dichiara, in particolare, di non ritenere la Libia pronta ad andare al voto il 10 dicembre. Ad Haftar queste dichiarazioni non vanno giù, tanto da parlare di ingerenza negli affari del paese africano. A poche ore dall’intervista, il parlamento di Tobruk dichiara Giuseppe Perrone ufficialmente “persona non gradita“. L’Italia, impegnata a ricucire con l’est della Libia, in quel 10 agosto lo richiama a Roma. La nostra ambasciata rimane aperta, ma senza un ambasciatore pienamente operativo. 

“Cosa penso di questa vecchia nomina? – taglia subito corto Al Saidi, alludendo al fatto che Buccino è già stato ambasciatore – Credo che l’arrivo del nuovo rappresentante è un elemento negativo per il parlamento libico”. Ad Al Saidi non va giù l’approdo a Tripoli di un uomo che ha già rappresentato l’Italia nella capitale libica. “Negative” è il termine che Al Saidi ripete più volte durante l’intervista telefonica. Se da un lato l’esperienza sul territorio di Buccino potrebbe essere vista come una garanzia, dall’altro però si guarda con sospetto ai suoi legami con Tripoli: “Buccino è stato appoggiato anni fa dalla parte occidentale della Libia – prosegue infatti Al Saidi – Voglio dire, non credo che il nuovo ambasciatore supporti l’esercito, l’Lna”. 

“Il rapporto con Roma tutto da verificare” 

Il riferimento di Al Saidi centra in pieno quella che forse è la principale questione in ballo lungo l’asse Roma – Tripoli – Bengasi: l’unificazione dell’esercito. Il deputato libico, con riferimento a Perrone, parla di “nostro amico” e questo nonostante proprio da Tobruk siano partite le rimostranze contro il nostro ex ambasciatore. Infatti negli ultimi mesi la situazione sembra placarsi e rientrare, anzi proprio Haftar avrebbe spronato il governo italiano nelle ultime settimane a far tornare Perrone. Il perchè di questo cambiamento di opinione, lo si può ricercare proprio in riferimento ai progetti di unificazione dell’esercito libico, obiettivo a cui Haftar tiene maggiormente. Come si legge nell’articolo di Lorenzo Vita dello scorso 5 dicembre, è la commissione difesa del parlamento di Tobruk a chiedere con forza il rientro di Perrone: “Ha capito che la riunificazione dell’esercito nazionale è importante contro lo strapotere delle milizie a Tripoli”, dichiara infatti al Mayhoub, che della commissione difesa è il presidente. L’ex ambasciatore viene descritto dall’esponente di Toburk come un uomo in grado di capire la complessità libica. Inoltre da Bengasi più volte, negli ultimi giorni, Haftar avrebbe fatto intuire ai fedelissimi che oramai da Roma è tutto pronto per il rientro di Perrone.

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Per questo forse, come traspare dalle parole di Al Saidi, la nomina di Buccino appare una vera e propria doccia fredda: “Con l’Italia negli ultimi sei mesi abbiamo fatto progressi – dichiara infatti il deputato – I nostri rapporti sono finalmente andati avanti, ma adesso dopo l’ultima nomina tutto è di nuovo un gran punto interrogativo”. Dubbi su dubbi dunque: la nomina è comunque oramai ufficiale. E già dalle prossime ore sarà possibile constatare le reazioni anche degli altri attori libici alla decisione presa dal governo italiano.