Andare o non andare in Libia? Il dilemma amletico ha attanagliato per diversi giorni Palazzo Chigi e la Farnesina. La domanda da subito non ha avuto una facile risposta: qualsiasi decisione, avrebbe in ogni caso messo in evidenza per l’ennesima volta il fallimento tanto italiano quanto europeo. Andare in Libia in compagnia dei ministri degli esteri di Germania, Francia e Gran Bretagna avrebbe rimarcato l’inconsistenza della missione europea programmata a fine dicembre. Questo perché a Tripoli, come a Bengasi, si sarebbero tenute delle conferenze stampa in cui ben sarebbe emersa in mondovisione la distrazione degli attori libici che invece aspettano con molta più enfasi l’incontro, previsto per mercoledì 8 gennaio, tra Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin. Se però in Libia non fosse arrivato alcun rappresentante europeo, la magra figura sarebbe stata ugualmente evidente. “Per fortuna” del Vecchio continente, ecco poter utilizzare la carta dei “problemi di sicurezza”.

Tripoli: “Non ci sono le condizioni per la missione europea”

I problemi di sicurezza sorti soprattutto nelle ultime ore, per via dei raid e dei bombardamenti su Tripoli, sono serviti sia lungo la sponda libica che europea del Mediterraneo a trovare una motivazione meno imbarazzante sull’annullamento della visita dei ministri del vecchio continente: “In ragione degli ultimi sviluppi della situazione – si legge in un comunicato del governo libico guidato da Fayez Al Sarraj – viene rinviata la missione europea prevista per giorno 7″. La versione ufficiale libica è molto simile a quella “ufficiosa” italiana: dopo i raid che sabato hanno, tra le altre cose, provocato una strage di giovani reclute in un’accademia militare a sud di Tripoli, l’intelligence del nostro paese ha iniziato a consigliare prudenza nell’organizzazione della visita di Di Maio prevista per martedì. I piani di volo per il ministro degli esteri, e per i colleghi degli altri paesi che dovevano partecipare alla missione europea, erano stati già predisposti.

Tutto era dunque pronto per far arrivare i rappresentanti diplomatici in Libia, pur con il dubbio amletico citato ad inizio articolo. Alla fine, i problemi sulla sicurezza hanno prevalso ed hanno convinto tutti: meglio non andare e meglio poter dire che gli aerei dalle capitali europee non sono partiti per via di quanto sta accadendo a Tripoli.

Infografica di Alberto Bellotto

Un po’ come quando ci si dà malati prima di un compito in classe e si afferra al volo la possibilità data da qualche linea di febbre per mascherare l’impreparazione. Italia ed Europa, in quel di Tripoli così come a Bengasi, avrebbero soltanto mostrato il ritardo con il quale hanno provato a riprendere in mano il dossier libico. E la profonda impreparazione nel poter provare a recuperare terreno.

L’attesa per il bilaterale Putin – Erdogan

Vedere passeggiare Di Maio ed i colleghi europei per Tripoli con i locali vertici politici intenti a guardare l’orologio per contare le ore mancanti al colloquio tra Putin ed Erdogan, sarebbe stato forse troppo umiliante per il vecchio continente. Verrebbe quasi da pensare che il governo libico, nel rammentare i problemi di sicurezza a Tripoli nel comunicato con cui è stato sancito lo stop alla missione europea, abbia voluto evitare un’ulteriore umiliazione all’Italia ed agli altri Paesi coinvolti. Al di là del Mediterraneo, nessuno è interessato alla posizione europea ed alle mosse del nostro paese o dei nostri alleati.

Si cerca al contrario di capire, mentre la tensione continua a crescere nella capitale libica, cosa si diranno giorno 8 il presidente turco ed il presidente russo. Ad Istanbul, dove si terrà il bilaterale in occasione dell’inaugurazione del Turkish Stream, Erdogan e Putin parleranno di Siria e di Libia. E non è escluso che i due dossier possano intrecciarsi. Di certo, da questo incontro molti attori libici aspettano importanti indicazioni sul futuro del paese. Il tutto mentre in Europa si cercherà di spiegare che, in fin dei conti, l’annullamento della missione del giorno precedente è stata dovuta “solo” a problemi di sicurezza.

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