Niente conferenza nazionale libica: l’appuntamento programmato nello scorso mese di novembre e visto come l’appuntamento propedeutico alle elezioni, secondo il piano elaborato dall’Onu, è ufficialmente rinviato “sine die”. Un modo molto politico per dire come, nella realtà, esso è del tutto annullato. “Non possiamo chiedere di prendere parte alla conferenza durante gli scontri a fuoco e gli attacchi aerei”, ammette mestamente l’inviato delle Nazioni Unite Ghassan Salamé. In Libia si ritorna al punto di partenza.

L’importanza della conferenza nel piano dell’Onu

Si parla di conferenza nazionale già nel mese di novembre. Alla vigilia del vertice di Palermo, Ghassan Salamé presenta al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il piano per giungere alla riunificazione nazionale in Libia. Una road map che, nelle intenzioni dell’Onu e con il sostegno di buona parte della comunità internazionale, in primis l’Italia, deve portare il paese africano alle elezioni entro il 2019. La conferenza voluta dal governo italiano in Sicilia, viene vista come prima tappa in vista del via ufficiale poi al piano ideato dall’inviato dell’Onu.

Ecco perchè nonostante tensioni e rinvii, si pressa su più fronti per organizzare questo incontro: “Non un nuovo parlamento od un nuovo ente nazionale – spiega Salamé nella sala stampa di villa Igiea al termine della due giorni palermitana di novembre – Ma un’occasione per incontrare tutti gli attori protagonisti in Libia e stabilire poi un percorso comune verso le elezioni”. Un proposito che sembra comunque andare in porto. Anche alcuni attori più defilati, quali ad esempio Saif Al Islam Gheddafi, secondogenito del rais e suo potenziale erede politico, appaiono interessati a partecipare alla conferenza. Un modo anche per “saggiare” il peso politico di ciascun protagonista e ciascun aspirante leader della futura Libia.

Il significato dell’annullamento

Non si tratta solo di una sconfitta. Ma è anche e soprattutto questo: per l’Onu e per la comunità internazionale, il rinvio a data da destinarsi della conferenza segna una grave battuta d’arresto. Anche se con una battaglia in corso nei pressi di Tripoli l’annullamento appare la scelta più logica, fino alla fine la previsione di tornare al tavolo giorno 14 a Ghadames, così come programmato, tiene in vita anche le più flebili speranze di un cessate il fuoco tra le forze di Haftar e quelle di Al Sarraj. Adesso con l’annullamento, non si mette solo in discussione la conferenza ma l’intero piano delle Nazioni Unite.

Non solo una sconfitta quindi, come detto, si tratta proprio della palese fine di ogni speranza di salvare il percorso politico dell’ultimo anno. Haftar ed Al Sarraj non sono più due attori in grado di incontrarsi e, almeno a favore di telecamere, stringersi la mano. Adesso sono ufficialmente due parti nemiche. Di fatto, tutti gli sforzi effettuati dal vertice di Palermo in poi sono nulli e non valgono più a niente. Calato provvisoriamente il sipario sul percorso politico, a parlare dunque al momento sono soltanto le armi. Con tutte le (gravi) conseguenze per il futuro del paese e per il presente già travagliato dei libici.