Sembra quasi la stessa corsa che un festeggiato attua per organizzare al meglio il proprio party: quando nessuno mette in dubbio che la festa si farà, l’obiettivo è fare in modo che questa festa abbia successo e, per farlo, gli invitati che rispondono positivamente devono essere senza dubbio “di qualità”. L’organizzazione del vertice sulla Libia di Palermo procede in questa direzione. Il vertice oramai, nonostante le perplessità logistiche (ma anche politiche) dei vertici dei servizi della sicurezza, è stato annunciato e, costi quel che costi, si deve svolgere. Il problema è adesso capire chi, tra gli invitati, risponderà positivamente alla chiamata di Roma. L’Italia, in poche parole, deve lavorare in queste settimane per incassare il sostegno dei principali attori internazionali, prima ancora che libici. 

Il sì della Russia

Da Mosca è arrivata l’attesa risposta affermativa, ma ancora non del tutto positiva. Dalla capitale russa ci saranno uomini di governo e della diplomazia che il 12 novembre prenderanno un aereo in direzione Palermo, resta da capire però se si tratterà di ospiti di spicco o meno. E questo, ad occhio, non è certo un dettaglio di secondo ordine. Nelle scorse ore lo stesso ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi, è stato proprio a Mosca per cercare di strappare il Sì al governo russo circa la partecipazione al summit siciliano. Il capo della nostra diplomazia ha incontrato il suo omologo Sergej Lavrov, il quale ha assicurato il disco verde della Russia al vertice di Palermo. Pur tuttavia dal Cremlino, nella dichiarazione ufficiale apparsa sul sito del ministero degli esteri russo, si è aggiunta un’importante postilla: “Per chiarire il livello di partecipazione della Russia, è necessario analizzare ancora il materiale“.

In poche parole, è da capire se a Palermo scenderanno semplici funzionari oppure se invece sarà presente uno tra Lavrov o lo stesso presidente Vladimir Putin. Da questo punto di vista a Mosca si prende tempo, si vuole evidentemente esaminare la consistenza del vertice del capoluogo siciliano prima di modificare la fitta agenda di Putin e Lavrov. 

Il sogno dell’Italia: avere Trump e Putin a Palermo 

Per quanto concerne la partecipazione degli Stati più importanti impegnati in Libia, Roma dovrebbe avere già una lunga lista di risposte affermative. La Russia, come detto, ci sarà. Al tempo stesso saranno presenti anche gli Stati Uniti, il cui presidente Trump a giugno ha già dato ampie rassicurazioni al premier Conte circa il sostegno americano sulle future azioni diplomatiche del nostro paese in Libia. Ma a Roma, per rendere realmente il vertice appetibile e poterlo considerare come un vero successo, si cerca di strappare il Sì definitivo dei due invitati principali: Vladimir Putin, per l’appunto, e Donald Trump. 

Il viaggio di Moavero a Mosca, viene visto nell’ottica proprio di una pubblicizzazione del “nostro” vertice sulla Libia e l’intento è quello di convincere il Cremlino a far scendere a Palermo anche il presidente russo. Ma il pressing dell’Italia sulla Russia andrà avanti lungo tutto il mese di ottobre. La visita di Moavero a Mosca è soltanto la prima di una lunga serie di incontri che, presso la capitale russa, vedranno la presenza di importanti esponenti dell’esecutivo italiano. Il 17 ottobre sarà infatti la volta del ministro dell’interno, Matteo Salvini, il 24 ottobre invece sarà lo stesso premier Conte ad incontrare Putin al Cremlino. 

L’Italia, da qui a fine mese, spera di poter presentare a Mosca l’ok definitivo di Donald Trump. La presenza del presidente Usa potrebbe essere “a portata” dopo le ultime notizie sulle modifiche della sua agenda di novembre. Giorno 11 novembre infatti, il tycoon newyorkese sarà a Parigi per commemorare i 100 anni dalla vittoria nella prima guerra mondiale. Il vertice di Palermo inizierà il 12 di novembre, dunque per Trump ci potrebbe essere la concreta possibilità di una “deviazione” del suo tour europeo in direzione Sicilia. Tanto più che si è appreso, proprio nelle ultime ore, che la visita programmata il 12 novembre in Irlanda è stata cancellata. 

La presenza di Trump e Putin a Palermo creerebbe di fatto un ritorno al format del G8 in chiave libica e, soprattutto, in territorio italiano. Basta questo per comprendere la posta in gioco per il nostro paese ed i motivi che stanno portando la diplomazia italiana in “pressing” sulle più importanti cancellerie internazionali. 

Ci sarà anche Haftar?

Fin qui dunque la situazione per quel che concerne la presenza degli ospiti internazionali. La buona riuscita del vertice dipende ovviamente anche dalla qualità degli ospiti provenienti dalla Libia. La presenza di eventuali capi di Stato a Palermo serve per l’appunto come tramite per richiamare in Sicilia quanti più importanti leader libici. E certamente quello più importante attualmente risulta essere Khalifa Haftar. Il generale, forte dell’appoggio del governo con sede a Tobruck e di un proprio esercito con il quale controlla gran parte della Cirenaica, ha ricevuto nelle settimane successive agli scontri di Tripoli il ministro Moavero a Bengasi. Si è trattato del primo concreto riavvicinamento dell’Italia ad Haftar, dopo che Roma dal 2016 appoggia l’esecutivo stanziato a Tripoli guidato da Al Serraj. Un riavvicinamento, quello tra l’Italia ed Haftar, favorito anche dai buoni rapporti intrapresi nei mesi scorsi con Al Sisi, il presidente egiziano principale sponsor del generale libico. 

Moavero a Bengasi ha parlato della possibilità di un vertice in Sicilia a novembre, Haftar si sarebbe mostrato disponibile ma da allora non ha più comunicato decisioni in merito la sua presenza. Forse, come già scritto nei giorni scorsi, Haftar aspetta di capire se il vertice di Palermo sarà realmente decisivo o meno. Per lui, uomo vicino alla Francia, essere in Italia significherebbe allontanarsi da una Parigi che negli ultimi anni lo ha rifornito di mezzi ed armi. Ma Haftar è anche vicino a Putin ed alla Russia. Forse è proprio la presenza del presidente russo l’ago della bilancia per una sua partecipazione al summit di Palermo e, con essa, per una generale buona riuscita del vertice siciliano. 

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