Libia, Al Sarraj propone una pace che è già destinata a fallire

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Una cosa in Libia appare certa: il fascino che esercita l’Italia nei confronti dei libici. Al netto di rivendicazioni politiche e storiche, la popolazione del paese nordafricano non manca mai di volgere lo sguardo su quanto accade al di là del Mediterraneo. I libici osservano spesso la nostra tv, si informano (bontà loro) sulle nostre vicende politiche, guardano le partite del nostro campionato di calcio. Ed anche il premier Al Sarraj evidentemente non fa eccezione alcuna a questa circostanza. Altrimenti non si spiegherebbe la dinamica che porta ad organizzare nei giorni scorsi una conferenza stampa, che a Tripoli viene annunciata alla vigilia come “importante” per il contenuto degli annunci da trasmettere.

E sembra, per l’appunto, di assistere alla stessa modalità con la quale il premier Conte nelle scorse settimane convoca a Roma la conferenza stampa successiva ai risultati delle europee. Forse, seduto in quella poltrona da cui in tanti da tempo ne pronosticano un’imminente caduta, Al Sarraj osserva le ultime evoluzioni della politica italiana guardando con interesse alle sue modalità comunicative, decidendo dunque di intraprendere analogo percorso anche a Tripoli. Ma i risultati, anche in questo caso, non sembrano sortire gli effetti sperati. Almeno per il momento.

La proposta di Al Sarraj per giungere alla pace

E così, dopo gli annunci della vigilia da parte della stampa di Tripoli, si giunge quindi ad un discorso che il premier libico tiene da quei provvisori uffici presidenziali che controlla a stento ma in cui dimora oramai da tre anni. Al Sarraj illustra quelle che sono le sue proposte per arrivare quanto meno ad un cessate il fuoco. Si tratta nella sostanza di un piano di sette punti, tra cui il più importante riguarda senza dubbio quello della formazione di una nuova conferenza nazionale da organizzare assieme alla missione delle Nazioni Unite nel paese. Una sorta di riedizione della mancata conferenza di Ghadames, annullata a pochi giorni dalla sua apertura per via dello scoppio il 4 aprile scorso della battaglia per la presa di Tripoli ad opera del generale Haftar.

Ed all’uomo forte della Cirenaica Al Sarraj rivolge accuse pesanti, parlando di colpo di Stato in corso ma anche di conclamata sconfitta dello stesso generale oramai da due mesi fermo a 25 km dal centro della capitale libica. Ma se per Haftar le porte della conferenza risultano sbarrate (a meno di un ritiro delle sue forze), per la gente dell’est della Cirenaica si mostra invece una sostanziale apertura: “In questo contesto – dichiara infatti Al Sarraj – dico alla nostra gente della amata parte orientale, che la vostra storia attesta il vostro costante rifiuto dell’ingiustizia e della tirannia e so che non siete mai stati sostenitori alla lotta tra i libici”. Un modo quindi per invitare tribù e cittadini della Cirenaica a rigettare Haftar per unirsi al suo piano di pace.

Un piano che, al secondo punto, prevede elezioni entro il 2019. Un progetto piuttosto ambizioso e certamente, almeno per il momento, ben lontano dalla sua attuazione. Fin qui sembra quasi di rileggere, con date però spostate in avanti di alcuni mesi, la “road mappresentata a cavallo del vertice di Palermo dello scorso novembre dall’inviato Onu Ghassan Salamé. Il piano risulta più originale al sesto punto, lì dove Al Sarraj parla invece di un possibile processo di decentralizzazione del potere, un modo forse per aprire ad un impianto federale della futura costituzione. Il premier libico annuncia inoltre l’intenzione di creare, in seno alla conferenza nazionale, delle commissioni e dei comitati con la supervisione di Onu ed attuali organi esecutivi. Non mancano infine riferimenti a futuri rimpasti di governo ed a possibili norme per completare la revisione delle entrate e delle spese delle banche centrali di Tripoli ed Al Bayda.

Le reazioni interne ed internazionali

Ma l’ideale platea a cui si rivolge Al Sarraj sembra poco attenta: i timori per il futuro e la sfiducia per la situazione attuale, contribuiscono a non “scaldare” pubblico e cittadini. In primo luogo, nette chiusure arrivano soprattutto dalla Cirenaica. L’impressione è che da Bengasi e dall’est della Libia la conferenza stampa del premier di Tripoli venga accolta come vero e proprio “canto del cigno”. Quasi un disperato ed ultimo tentativo di rispolverare le iniziative tanto mediatiche quanto politiche. Ali Al Saidi, deputato del Fezzan nel parlamento di Tobruck, su Sputnik parla addirittura di “discorso d’addio” da parte di Al Sarraj.

A livello internazionale, così come si sottolinea su AgenziaNova, la proposta del premier libico non viene scartata ma non si assiste ad una vera e propria presa di posizione in suo favore. Da Bruxelles il portavoce dell’Alto Commissariato per la politica estera, Maja Kocijancic, definisce “costruttiva” la proposta di Al Sarraj. Al tempo stesso però, non risultano per il momento iniziative volte a dare un preciso sostegno al piano illustrato a Tripoli. In poche parole, il discorso di Al Sarraj appare come un tenue venticello di scirocco che scuote leggermente la sabbia del deserto libico senza però lasciare alcuna impronta significativa. Nel frattempo sul campo la battaglia continua, tra accuse reciproche e tra i timori di ulteriori infiltrazioni jihadiste ed islamiste sul fronte di Tripoli.