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Arrivano notizie particolarmente interessanti dalla Libia e che riguardano il coinvolgimento degli Stati Uniti. Secondo il portale Libya Observer, il generale Thomas Waldhauser, comandante delle truppe americane in Africa, si sarebbe recato a Sirte, in visita segreta. I testimoni locali e fonti direttamente presenti nella città a est di Tripoli dicono che Waldhauser avrebbe incontrato il sindaco e il comandante delle forze di protezione.

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Obiettivo, almeno secondo il portale d’informazione, quello di mettere a punto una strategia per debellare il terrorismo. Ma è del tutto evidente che la visita abbia anche lo scopo di certificare la solidità delle relazioni fra le truppe statunitensi e le forze di Sirte, porto fondamentale nel Golfo omonimo. Waldhauser aveva incontrato a settembre a Tunisi anche il primo ministro del governo libico riconosciuto, Fayez al Sarraj. Come spiega Agenzia Nova, “in quell’occasione, secondo quanto riportato da una nota del governo libico, il generale statunitense aveva garantito che le sue forze avrebbero proseguito a dare la caccia ai terroristi dello Stato islamico colpendoli in coordinamento con le autorità di Tripoli”.

La questione del terrorismo islamico è particolarmente importante. Innanzitutto perché gli Stati Uniti, in particolare con Africom, combattono in Africa proprio con la base giuridica e politica dell’intervento contro lo Stato islamico e Al Qaeda. E la visita si è tenuta a pochi giorni da un attentato ad al-Fuqaha, non lontano da Jufra, che è stato rivendicato proprio dall’Isis.

Ma la questione rientra anche nella complessa partita di Washington nel conflitto libico. Donald Trump, così come il suo predecessore Barack Obama, non sembrano particolarmente interessati al Paese nordafricano. Ma l’amministrazione Usa sa anche che evitare di partecipare al conflitto (e alla transizione) in Libia equivale alla perdita di posizioni strategiche nel Sahel e nel Mediterraneo allargato, a favore di altre potenze che nel Paese nordafricano sono invece molto più presenti o che hanno contatti estremamente forti. Essere in Libia, quindi, interessa anche alla Casa Bianca, ma soprattutto al Pentagono. E in vista della conferenza di Palermo, gli Stati Uniti vogliono riaffermare che, a fronte di cabine di regia congiunte o sfide europee, ci sono anche loro a controllare il conflitto.

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La Russia ha già preso posizione nella parte orientale, in Cirenaica, si pensa al confine con l’Egitto. E la presenza di Mosca, che ha nel generale Khalifa Haftar il vero avamposto politico e militare in Libia, fa sì che il Cremlino abbia un importante asso nella manica. Unito alla presenza di un colosso energetico come Rosneft, i russi stanno diventando sempre più influenti. Gli Stati Uniti hanno scelto in questi mesi l’Italia come partner fondamentale per la transizione libica. Ma anche Vladimir Putin si è mosso, con la Francia e con l’Italia. E gli Usa non vogliono dare l’impressione di rimanere a guardare.

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