(Dal nostro inviato a Palermo)  “Arriva o non arriva lo sposo?” è la domanda che rivolge il tassista che, dalla stazione centrale, fa la spola con Villa Igiea. La querelle su Haftar, i ripensamenti prima confermati e poi smentiti dell’uomo forte della Cirenaica, sembrano coinvolgere anche i palermitani. Anche il tassista, non appena riconosce il pass per la stampa, chiede notizie sul generale: “Oggi non si cammina, controlli di sicurezza ovunque – commenta infatti mentre con la sua auto bianca raggiunge il luogo del summit – Almeno ci informiamo se questo incontro avrà un senso o meno”. Basta questo forse per capire l’aria che si respira a Palermo nel giorno dell’apertura del vertice sulla Libia.

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In poche parole, se Haftar voleva far parlare di sé, c’è pienamente riuscito. Anche se fisicamente non presente in questo lunedì nel capoluogo siciliano, è lui l’uomo più chiacchierato all’interno ed all’esterno di villa Igiea. L’ultima notizia, arrivata da fonti libiche all’Agi, dicono che Haftar arriverà a Palermo in serata.

Il tira e molla di Haftar

Si respira un clima quasi insolitamente rilassato al media center allestito per l’evento. Non c’è quella concitazione e quella frenesia che ci si potrebbe aspettare in queste occasioni. Il clima è quello dell’attesa, specchio di un vertice che per fare realmente notizia deve necessariamente avere novità su Haftar, sia in positivo che in negativo. Si aspettano le delegazioni, qualche telecamera già in tarda mattinata è piazzata nel vialetto di villa Igiea in cui è atteso l’arrivo del premier Conte assieme agli altri ospiti del summit. Ma tutti attendono in realtà notizie dalla Cirenaica. Questo primo giorno di vertice appare quindi meramente interlocutorio. Del resto il programma lascia in queste prime ore più spazio al cerimoniale che ai lavori veri e propri. 

L’elemento che maggiormente può fare notizia riguarda quante cene deve effettuare in serata il presidente del consiglio, visto che tra le delegazioni libiche non sembra proprio andare molto a genio l’idea di essere tutti intorno ad uno stesso tavolo. Questo la dice lunga sull’aria che tira non solo a Palermo, ma anche e soprattutto in Libia. Una delle incognite di questo vertice risiede proprio nel fatto che, molto probabilmente, gli stessi libici non risultano ancora pienamente pronti ad affrontare comunemente le vicende interne. Per questo già nei giorni scorsi ha iniziato a prendere corpo l’idea di una nuova conferenza nei prossimi mesi, sempre in Italia. Intanto a Palermo si aspetta “lo sposo”, l’invitato per eccellenza: senza Haftar, difficilmente dalla Sicilia può uscir fuori qualcosa di concreto. Per la diplomazia italiana è una vera e propria lotta contro il tempo. 

Ingenti misure di sicurezza

Ciò che si nota maggiormente in queste ore del lunedì, sono le misure di sicurezza. Lo notano soprattutto i palermitani, a due mesi quasi esatti dalla visita del Papa che ha già blindato una prima volta la città. Scuole chiuse, molti uffici con porte sbarrate e zona rossa molto vasta attorno villa Igiea. Palermo si presenta con almeno 1.900 agenti schierati sia per garantire l’incolumità degli addetti ai lavori, con numerosi controlli specialmente in prossimità del luogo del summit, sia per le manifestazioni di protesta previste proprio in concomitanza con questa prima giornata del vertice. Una delle più importanti ha come luogo di raduno piazza Marina e dovrebbe concludersi in prossimità del teatro Massimo. 

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Controlli anche nei punti di accesso principali della città: aeroporto, circonvallazione, stazione centrale ed altri punti sensibili appaiono presidiati dalle forze dell’ordine. Sarà così per tutte le giornate di lunedì e martedì, fin quando le delegazioni sia internazionali che libiche non lasceranno il capoluogo siciliano. Intanto ci si prepara per la mattinata di martedì: con le presenze di Medvedev ed Al Sisi, confermate a meno di clamorose novità, il vertice entrerà nel vivo.