(Dal nostro inviato a Palermo)  La Libia è un paese ricco di gas e petrolio. Più volte poi si è specificato come l’oro nero che proviene dalla Libia è quasi insostituibile nel mercato internazionale. Le sue qualità sono tra le migliori al mondo: poco denso e con poco zolfo, questo garantisce minori costi per la sua lavorazione e raffinazione. E dalla Libia, nonostante la crisi, il petrolio continua ad essere pompato.

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I livelli non sono certamente quelli pre 2011, quando dal paese nordafricano uscivano 1.6 miliardi di barili al giorno, ma non sono nemmeno crollati. In poche parole, in Libia i proventi del petrolio continuano ad essere ingenti, il problema però è che i soldi finiscono chissà dove. Si perdono, nella migliore delle ipotesi, in rivoli di bilancio di un governo che non amministra nemmeno la capitale. Ma spesso vanno a finanziare milizie e le milizie si fanno la guerra per partecipare alla spartizione della torta. In poche parole, senza decidere le sorti dei proventi del petrolio libico, non si possono decidere le sorti della Libia. 

A Palermo il petrolio monopolizza i lavori

La notte palermitana sembra aver portato consigli. E, assieme ad essi, anche molte notizie. Con la ripresa dei lavori a villa Igiea, iniziano a trapelare modalità degli incontri e tematiche affrontate nel primo giorno del vertice. In realtà tra leader e ministri ufficialmente lunedì c’è stata solo una cena di lavoro, peraltro saltata da Haftar che ha preferito tornare nel luogo del summit successivamente, ma sarebbero diversi i bilaterali sorti con molti attori libici. L’economia e la situazione delle istituzioni economiche della Libia sono stati al centro dei colloqui di queste ore. Ben si è compresa la reale posta in gioco in tutta questa crisi. Già prima dell’apertura dei lavori e dell’arrivo delle delegazioni ufficiali, a Palermo si sono svolte alcune riunioni informali che hanno avuto all’ordine del giorno la discussione su come trovare la quadra su petrolio e bilanci. 

E, in tal senso, non sono mancate tensioni a partire da alcuni delegati del parlamento di Tobruck. Ali Saidi, deputato considerato molto vicino ad Haftar, ha lasciato i lavori già in mattinata in polemica con le modalità di svolgimento del vertice e contrariato per la presenza di alcuni esponenti presenti nel capoluogo siciliano. Ma anche dopo il via del vertice, dopo l’arrivo di Haftar, le discussioni hanno avuto al centro il petrolio. Nel pomeriggio si sarebbe svolta anche una riunione plenaria con diverse delegazioni per arrivare a concordare su alcuni primi importanti passaggi.

L’idea di unificare le due banche centrali 

La Noc, ossia la National Oil Company, opera in tutta la Libia. La sede è a Tripoli, ma operai e delegati della compagnia statale libica che si occupa di gas e petrolio sono presenti in Cirenaica, in Tripolitania e nel Fezzan. Il caos, prima ancora che sulle operazioni di estrazione del petrolio, si registra nella fase di riscossione dei proventi. La Noc opera in joint venture con le compagnie straniere, i soldi che incassa li gira alla banca centrale. Il problema è che le banche centrali sono due in Libia, una in Tripolitania ed una in Cirenaica. Ed in questa fase ovviamente la confusione fa da padrona. Dai lavori della prima giornata del vertice, è emersa l’intenzione di unificare le due banche centrali. 

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In verità questa opzione è sul tavolo da diverso tempo, del resto non ci può essere unificazione del paese se vengono mantenute due distinte banche centrali. Anche nel piano di Salamé, oltre a rimarcare l’importanza dell’unificazione delle istituzioni politiche, assume centralità anche l’unificazione di quelle economiche. Ma a Palermo, e forse sta qui la novità, si inizia a parlare più concretamente di questa opzione. In particolare, ci sarebbe un primo accordo tra le parti per una supervisione dell’Onu sui bilanci e sui proventi del petrolio. Una trasparenza dunque affidata al vaglio delle Nazioni Unite, un primo passo secondo i più ottimisti presenti a Palermo verso un reale processo di unificazione delle due banche centrali. E, soprattutto, verso una chiarezza in grado di mettere d’accordo gli attori in campo sulla spartizione dell’enorme torta del greggio libico.