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È giusto sacrificare le libertà individuali e costituzionali nel nome della “sicurezza”? Mentre la Commissione parlamentare sui disordini del 6 gennaio a Capitol Hill ha citato in giudizio l’ex chief strategist della Casa Bianca, Steve Bannon, insieme ad altri tre ex funzionari dell’amministrazione Trump – l’ex capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows e il suo vice Daniel Scavino Jr e l’ex capo dello staff del Pentagono, Kash Patel – i democratici continuano ad alimentare lo spettro della minaccia del “terrorismo domestico” e di nuove possibili insurrezioni da scongiurare. Dopo i fatti del 6 gennaio scorso, infatti, i democratici, come la deputata Elissa Slotkin e lo stesso Joe Biden, hanno espresso la volontà di introdurre nuove leggi sul terrorismo domestico al fine di reprimere il dissenso. “L’era post 11 settembre è finita. La più grande minaccia alla sicurezza nazionale in questo momento è la nostra divisione interna. La minaccia del terrorismo interno. La polarizzazione che minaccia la nostra democrazia. Se non ricolleghiamo le nostre due Americhe, le minacce non dovranno venire dall’esterno” ha twittato nelle scorse settimane Elissa Slotkin. 

Il giro di vite dei dem contro i seguaci di Trump

Per fare questo, i dem hanno messo in atto degli atti senza precedenti al fine di colpire i partecipanti all’insurrezione del Campidoglio. l leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer, e il presidente della commissione per la sicurezza interna della Camera Bennie Thompson – che ora presiede anche il comitato ristretto sui fatti del 6 gennaio – hanno chiesto che tutti i partecipanti alla protesta fossero inseriti nella controversa no-fly list, che prevede il divieto d’imbarco su arei commerciali. Piccolo dettaglio: come spiega Glenn Greenwald in un lungo articolo, su più di 600 persone messe sotto accusa in relazione agli eventi del 6 gennaio scorso, nessuna di queste è stata accusata di cospirazione per rovesciare il governo, incitamento all’insurrezione, cospirazione per commettere omicidio o rapimento di funzionari pubblici. Eppure la narrazione su molti media americani è stata completamente diversa.

L’Fbi: “Non fu un golpe pianificato”

Un giustizialismo forcaiolo che sta mettendo in croce e punendo dei cittadini innocenti – fino a prova contraria. Peraltro, come ricorda lo stesso Greenwald, e come riportato dall’agenzia Reuters lo scorso agosto, “l’Fbi ha trovato scarse prove che l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio degli Stati Uniti sia stato il risultato di un complotto organizzato per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali”. Dunque tutta la narrativa sull’assalto al Campidoglio messa in piedi dai dem per escludere Donald Trump dalla vita pubblica – e con lui, molti suoi sostenitori – al momento è smentita dai fatti. “Eppure – sottolinea Greenwald – questi imputati vengono trattati come se fossero colpevoli di questi gravi crimini di cui nessuno è stato formalmente accusato. A decine di imputati è stata negata la libertà su cauzione, venendo così incarcerati per mesi senza essere stati giudicati colpevoli di nulla”. Come se non bastasse, i “pochi imputati che sono stati finora condannati dopo essersi dichiarati colpevoli sono stati sottoposti a condanne eccezionalmente punitive”.

Il coinvolgimento del bureau nei fatti di Capitol Hill

Il 6 gennaio 2021 rappresenta, ancora oggi, un intricato puzzle con diversi pezzi mancanti. Il dubbio, ancora una volta, è che l’Fbi abbia lasciato fare i gruppi suprematisti e dell’estrema destra, con i quali peraltro l’ufficio federale era in stretto contatto. Lo stesso New York Times, infatti, ha riconosciuto che l’Fbi stava comunicando direttamente con uno dei suoi informatori presenti al Campidoglio, un membro dei Proud Boys, mentre si svolgeva l’insurrezione, il che significa che “le forze dell’ordine federali avevano una panoramica maggiore di ciò che stava accadendo al Campidoglio di quanto si conoscesse in precedenza”. E chi lo dice che l’informatore dell’Fbi non fosse un agente provocatore ingaggiato per creare scompiglio? Se davvero si è trattato di un tentativo di golpe, perché l’Fbi aveva tentacoli praticamente ovunque? Troppe domande e quesiti a cui mancano delle risposte, ma i democratici hanno già deciso le loro sentenze, con buona pace di quelle “libertà civili” di cui si ergono a paladini.