La geopolitica della corsa allo spazio
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Il Libano in questi anni non ha mai smesso di essere minacciato dal terrorismo islamico. E in futuro potrà tornare ad essere l’obiettivo prediletto del jihadismo. A puntare i riflettori sul Paese dei Cedri ci ha pensato il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante un incontro con l’ex Primo Ministro libanese Saad Hariri, avvenuto lo scorso mercoledì.“Siamo preoccupati del fatto che alcune fazioni che sostengono e finanziano il terrorismo – ha dichiarato Lavrov- vogliano creare un’alternativa in seguito alle sconfitte subite dai jihadisti in Siria. E proprio il Libano potrebbe essere una di queste alternative”.Uno scenario preoccupante quello esposto dal Ministro russo che ha ribadito la disponibilità di Mosca di sostenere e rafforzare le forze armate libanesi. Le parole del Ministro russo, in effetti, non lasciano nulla al caso e si inseriscono in una strategia ben precisa di Mosca: aumentare la propria influenza in Medio Oriente, estendendola al Libano.E proprio qualche giorno fa il Ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil aveva elogiato l’impegno russo contro il terrorismo, considerato fondamentale sia per la Siria che (indirettamente) per il Libano, chiedendo un’alleanza formale tra la Russia e la coalizione internazionale anti-Isis. La guerra di Mosca contro Daesh risulta fondamentale per Beirut dato che il Paese dei Cedri, ad oggi, resta costantemente sottoposto al rischio terrorismo, soprattutto – come spiegato da Lavrov – dopo le sconfitte subite da Daesh in Siria. Palmira su tutte.Insomma, sembra che Mosca e Beirut si stiano avvicinando sempre più. I rapporti continuano ad intensificarsi, come dimostrato dall’eventuale, futuro, sostegno russo all’esercito libanese. In realtà, il Cremlino aveva supportato le forze armate libanesi già nel 2009, vendendo a Beirut dieci caccia Mig-29, pochi giorni dopo il cessate il fuoco tra Israele ed Hamas. Un’operazione che suscitò immediatamente la reazione di Washington che annunciò l’invio in Libano di carri armati di ultima generazione, ritenendo “il sostegno delle forze armate libanesi un pilastro della politica statunitense”.Ma Mosca e Washington non sono le uniche potenze sostenitrici delle forze armate in Libano. Infatti nel 2014 Francia ed Arabia Saudita avevano siglato un contratto di fornitura militare, dal valore di circa 3 miliardi di dollari, diretto alle Lebanese Armed Forces ed alle Forze di Sicurezza Interne (Isf). Un mese fa, però, l’Arabia Saudita ha deciso di bloccare gli aiuti militari previsti dall’accordo. Perché? Secondo l’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) per colpire Hezbollah. Riyad ritiene, infatti, che la maggior parte degli armamenti destinati alle forza armate nazionali libanesi possano finire nelle mani del Partito di Dio, storico rivale saudita, ritenuto da casa Sa’ud mandante degli attacchi sciiti che dallo Yemen colpiscono l’Arabia, oltre che addestratore delle milizie houthi di Ansarullah.In Libano è in atto una vera e propria corsa agli armamenti da parte delle potenze straniere, regionali e non. E sembra che ad oggi la Russia si sia messa di traverso tra l’asse Washington-Riyad e la fazione del Governo libanese filo-Occidentale, che può vantare 8 ministri provenienti dall’alleanza sunnita “14 marzo”. Ed è facile comprenderne il motivo. Quello libanese è un territorio fondamentale per controllare e gestire la geopolitica mediterranea e mediorientale. Lo sa Mosca. Ne è consapevole Washington.Ad ogni modo, le forze armate libanesi continuano a svolgere il proprio compito parallelamente alle milizie di Hezbollah, impegnate in prima linea in Siria a fianco del regime di Bashar al-Assad e quindi di Mosca. E sembra che l’aumento degli ufficiali sciiti nelle LAF stia determinando maggiore collaborazione (rispetto al passato) tra il braccio armato del Partito di Dio e le Forze armate nazionali.Che sia l’inizio di una nuova politica militare nel Paese dei Cedri?

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