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Politica

Svolta storica per i cristiani libanesi

È forse presto per dire che il vuoto politico causato dall’assenza del presidente del Libano stia per essere colmato, ma la decisione di ieri pomeriggio del leader delle Lebanese Forces, Samir Geagea, di appoggiare per la più alta carica dello...
Fedeli cristiani in preghiera in Siria (LaPresse)

È forse presto per dire che il vuoto politico causato dall’assenza del presidente del Libano stia per essere colmato, ma la decisione di ieri pomeriggio del leader delle Lebanese Forces, Samir Geagea, di appoggiare per la più alta carica dello Stato lo storico rivale Michel Aoun sembra poter porre fine a ben 20 mesi di paralisi politico-istituzionale.

Il Libano, che nel febbraio del 2014 riusciva dopo ben 11 mesi a costituire un Governo di unità nazionale, al quale però le Lebanese Forces non avevano aderito proprio per rimarcare la distanza dalla scelta di Hezbollah di intervenire militarmente in Siria, si trova dal maggio del 2014 senza il Presidente della Repubblica e, cosa di non poco conto, con un Parlamento che sta agendo in regime di prorogatio in quanto il suo mandato naturale sarebbe dovuto terminare nel 2014.

Una situazione al limite del paradossale, anche considerando le emergenze che, dal 2011 ad oggi, il Paese ha dovuto affrontare: la guerra in Siria e il coinvolgimento militare di Hezbollah al fianco di Assad, l’afflusso di più di un milione e mezzo di profughi siriani e la minaccia dei gruppi Al Nusra e Isis al confine con il Libano. A queste sfide si è anche aggiunta una fortissima protesta spontanea di giovani organizzati nel movimento You Stink, esplosa questa estate nelle piazze di Beirut contro l’incapacità del Governo nel raccogliere la spazzatura nelle strade. Geagea, dunque, apre al sostegno al Generale Aoun, il candidato presidenziale dello schieramento politico della coalizione 8 marzo, composta da Hezbollah, Amal, Marada e dal Free Patriotic Movement contro il quale si era confrontato in questi mesi in numerose votazioni parlamentari senza però raggiungere il quorum necessario per essere eletto. Geagea, infatti, era stato sostenuto dal partito di Saad Hariri, Future Movement, alleato a sua volta con le Lebanese Forces e le Kataeb di Amin Gemayel.

Due blocchi diametralmente contrapposti con agende politiche differenti e riconducibili rispettivamente all’Iran e all’Arabia Saudita. In mezzo allo scontro tra i due principali attori e decisori libanesi l’ambita carica della Presidenza, che per costituzione spetta ai cristiani maroniti. Una carica dal significato profondo, visto che è l’unica carica elettiva che, in un Medio Oriente sempre più nel caos, spetta ai cristiani.

La notizia dell’appoggio di Geagea al Generale Aoun arriva in un momento particolarmente complesso, sia perché all’indomani della cancellazione della sanzioni all’Iran sia perché tra pochi giorni si terrà a Vienna l’ennesimo vertice sul futuro della Siria sul cui esito molti si interrogano.  Non sono ancora chiare le ragioni della scelta di Geagea che potrebbero avere delle conseguenze dirompenti sugli equilibri del Libano e risolvere al tempo stesso il vuoto delle istituzioni libanesi. Alcuni osservatori libanesi ritengono che alla base della decisione di Samir Geagea ci sia la volontà di far pesare ad Hariri la proposta avanzata da quest’ultimo lo scorso dicembre di proporre come Presidente Suleiman Franjieh, leader del Partito cristiano Marad, gradito anche alla Francia, e componente della coalizione dell’8 marzo. Una proposta quella di Franjieh che ha creato non pochi malumori tra i principali alleati cristiani del fronte del 14 marzo che peraltro da tempo sarebbero pronti a modificare la legge elettorale in senso proporzionale, aspetto quest’ultimo che potrebbe favorire i partiti cristiani i partiti sciiti e penalizzare sunniti e drusi. Tuttavia il forte discorso tenuto ieri da Geagea, in cui il leader delle Lebanese Forces ha richiamato tutta la coalizione del 14 marzo a risolvere una situazione che sta portando il Paese nel baratro e che obbliga a scelte straordinarie, sembra essere un passaggio di svolta storico per la politica libanese.

Il superamento delle storiche rivalità tra Aoun e Geagea rappresenta anche una forte convergenza dei partiti cristiani che così facendo tornano ad acquisire un determinante peso politico nei futuri assetti del del paese  Non sfugge infine un’intensa attività diplomatica svolta dal Patriarca maronita Bechara Rai che nelle ultime settimane ha incontrato i principali leader dei partiti cristiani.





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