Da quando è iniziato il conflitto a Gaza, la sua posizione è subito sembrata defilata. L’Arabia Saudita, in procinto di normalizzare definitivamente i rapporti con Israele sulla scia di quanto fatto nel 2020 dai vicini del Bahrein e dagli Emirati Arabi Uniti, non sembra aver esercitato velleità da potenza regionale in questi dodici intensi mesi di guerra. Ma adesso la guerra sta toccando il Libano e qui l’Arabia Saudita ha le sue carte da giocare. Se a Gaza sono stati Egitto e soprattutto Qatar a essere chiamati in causa, per via dei loro rapporti con Hamas, a Beirut casa Saud ha i suoi uomini e i suoi canali su cui poter spendere la propria influenza. Con Mohammed Bin Salman, principe ereditario che però ha già in tasca le chiavi del potere di Riad, che potrebbe intervenire se la situazione dovesse degenerare ulteriormente.
Saad Hariri, l’uomo di fiducia dei Saud
Il primo nome in cima alla lista delle carte in mano a Riad è senza dubbio quello di Saad Hariri. Un nome di peso per tanti motivi. Si tratta di un personaggio che ha già guidato più volte il governo di Beirut, è stato per anni il massimo rappresentante della comunità sunnita libanese e proprio per questo è stato spesso dipinto come vicino ai Saud. Anzi, tra le altre cose, Saad Hariri ha anche cittadinanza saudita. E questo perché suo padre, Rafiq Hariri, oltre a essere stato un importante protagonista politico del Libano post guerra civile, è stato anche un uomo d’affari stanziato per molto tempo a Riad.
Quando, il 14 febbraio 2005 Rafiq è stato ucciso a Beirut, Saad ha ereditato il patrimonio economico e quello politico. È stato lui a prendersi la scena, a essere visto come il perfetto uomo di mediazione tra le varie forze politiche e confessionali libanesi. Ma i suoi Governi non sempre sono riusciti a imprimere una forte linea politica. Anche perché Saad ha spesso dovuto vedersela con i suoi stessi alleati. Come nel novembre del 2017, quando all’improvviso fu “convocato” dai Saud a Riad e da lì quasi costretto a leggere una surreale lettera di dimissioni. In quel momento, si era all’apice dello scontro tra Arabia Saudita e Iran e Mohammed Bin Salman aveva in quel modo esplicitato il suo disappunto per la presenza degli Hezbollah nell’esecutivo libanese.
Dopo quell’episodio controverso, culminato con il rientro di Saad a Beirut e la revoca delle dimissioni, i rapporti con Riad sono diventati più freddi ma mai cancellati del tutto. Oggi il figlio di Rafiq Hariri vive negli Emirati, nel 2022 ha annunciato di aver lasciato la politica. Ma in una situazione come quella di oggi, la sua esperienza e il suo peso politico, nonché la sua cittadinanza saudita, potrebbero renderlo nuovamente l’uomo giusto al posto giusto in quel di Beirut. Almeno dal punto di vista dei Saud.
Riad chiamata in causa da Teheran
Più il conflitto degenera, con gli scontri tra Israele ed Hezbollah sempre più intensi, e più l’Arabia Saudita potrebbe essere chiamata in causa dai vari attori regionali. A partire dall’Iran, con Teheran che spera di convincere Riad a non concedere lo spazio aereo ai mezzi militari israeliani in missione verso il territorio della Repubblica Islamica. Per farlo, a Riad è arrivato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Quest’ultimo ha incontrato Mohammed Bin Salman e ha tenuto colloqui ai più alti livelli.
Non sono in pochi, tra i media arabi, a ritenere che l’Iran possa aver chiesto all’Arabia Saudita di mediare. O comunque, più in generale, di avere un ruolo più incisivo sul dossier libanese. Oltre a Saad Hariri, nome non sgradito alla dirigenza iraniana, Riad può contare su una fitta rete di contatti tra uomini d’affari, politici e membri delle forze di sicurezza sviluppata negli anni a Beirut.
Cosa farà Mohammed Bin Salman?
A questo punto, occorre chiedersi quali saranno le mosse del (quasi) sovrano saudita. L’impressione è che a Riad, almeno per il momento, dopo il fallimento dell’avventura yemenita, certificata con il cessate il fuoco con gli Houthi del 2022, non si abbia voglia di imbarcarsi in altri dossier mediorientali. La strategia di Bin Salman potrebbe essere quella dell’attesa: aspettare cosa accade e sperare che il conflitto non si infiammi molto. Ma se gli sforzi della diplomazia iraniana di queste ore dovessero aver successo, allora Riad potrebbe rivedere la sua strategia e iniziare a tirar fuori le proprie carte tra i rappresentanti sunniti libanesi. Forse potrebbe essere proprio questa mossa l’ultima in grado di evitare definitivamente una guerra di più ampia scala.

