I legami tra Libano e Francia durano da secoli e sono molto profondi. Dopo gli accordi di Sykes Picot aParigi venne assegnata gran parte della Siria ottomana che comprendeva l’attuale Siria, il Libano e la provincia di Hatay in Turchia. Il mandato francese durò fino al 1943 quando Libano e Siria diventarono indipendenti. Ed è proprio in questo anno che le autorità francesi sotto il controllo di Charles De Gaulle rapirono Riyad Al Solh, colui che poi sarebbe diventato primo ministro libanese, per cercare di fermare il processo di indipendenza del Paese. Un fatto storico non di poco conto, se si pensa a come si sta muovendo oggi la Francia. Un fatto non di poco conto se si pensa che Al Solh, come ha scritto Robert Fisk, era il nonno acquisito di Al Waleed bin Talal, uno dei principi che Mohammed bin Salman, futuro sovrano dell’Arabia Saudita, ha fatto recentemente arrestare.

E la Francia sta tornando un ruolo di primo piano nell’attuale crisi libanese. Il 9 novembre scorso, Emmanuel Macron si è recato a Riad per parlare con Mohammed bin Salman: “Mi sembra fondamentale lavorare con l’Arabia Saudita sulla stabilità regionale – ha sottolineato il presidente francese – e sulla lotta contro il terrorismo, tenuto conto delle strette relazioni bilaterali che intratteniamo”. Una visita a sorpresa, quella di Macron, durata solamente poche ore. 

Due giorni dopo, il presidente francese ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo libanese, Michel Aoun. Nella telefonata Macron si è appellato  “all’importanza di preservare la sovranità, l’indipendenza e la stabilità” del Paese dei Cedri e ha ribadito “la vicinanza della Francia al popolo libanese”. Parole di circostanza, almeno per il momento. Anche perché quattro giorni dopo il presidente francese ha invitato Hariri e la sua famiglia a Parigi. Il premier libanese è quindi libero di muoversi dove e come vuole? Non proprio. Questo spostamento segue un accordo tra bin Salman e Macron. Una mossa politica, quindi, nonostante abbia sottolineato che quello di Hariri a Parigi non è un esilio. Il premier libanese, ormai una pedina nelle mani di Riad, si è oggi recato in Francia: “La Francia ha dimostrato ancora una volta la grandezza del suo ruolo nel mondo e nella regione e il suo legame con il Libano”. Impossibile sapere cosa si siano detti i due. Certo è che il ruolo di Parigi in questa storia diventa sempre più importante.

La proposta di Macron

Una fonte vicina all’Eliseo ha detto, secondo quanto LaPresse, la Francia starebbe valutando  di ospitare una riunione del Gruppo di supporto internazionale al Libano per discutere della crisi politica nel Paese. Il gruppo comprenderebbe Regno Unito, Cina, Francia, Germania, Russia e Stati Uniti (ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu).

Hariri tornerà in Libano

Il premier libanese tornerà nel Paese dei cedri il prossimo mercoledì, giorno in cui si celebra l’indipendenza del Paese, raggiunta il 22 novembre del 1943. In quell’occasione, ha detto Hariri, “renderò note le mie posizioni su tutti i temi all’ordine del giorno, dopo aver incontrato il presidente della nostra repubblica, il generale Michel Aoun”.

Ed è stato proprio il presidente francese a telefonare a Macron per ringraziarlo per il suo interesse nella crisi libanese. 

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