Emergono nuovi importanti dettagli sul dossier sul Russiagate prodotto dall’ex spia britannica Christopher Steele. Fu proprio lui, come rivelò il Guardian, a confezionare il documento pubblicato poi da BuzzFeed, dal quale emergevano contatti frequenti tra lo staff di Donald Trump e gli intermediari del Cremlino durante la campagna elettorale del 2016. Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso.

A raccontare l’ennesimo retroscena su quel documento controverso è il giornalista investigativo John Solomon su The Hill. “Il resoconto del vice segretario di Stato Kathleen Kavalec del suo incontro dell’11 ottobre 2016 con l’informatore dell’Fbi Christopher Steele” ci dice una cosa: “Che il già funzionario dell’intelligence britannica, finanziato dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, ammise che la sua ricerca era politica e doveva produrre qualcosa entro la data delle elezioni del 2016″.

Quella confessione, osserva Solomon, avvenne 10 giorni prima che l’Fbi usasse il dossier completamente screditato di Steele per giustificare l’ottenimento di un mandato del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) per sorvegliare l’ex consigliere della campagna Trump, Carter Page.

Il dossier sul russiagate prodotto da steele

Il resoconto dell’incontro fra Kavalec e Steele, che svela le finalità politiche del dossier sul Russiagate, è stato nascosto a lungo. Ora i dettagli emergono grazie al contenzioso aperto dal gruppo conservatore Citizens United. Kavalec scrive che il cliente di Steele – la campagna di Hillary Clinton – “è ansioso di far venire alla luce queste informazioni prima dell’8 novembre”, la data delle elezioni presidenziali del 2016.

Appunti importanti che, tuttavia, non sono stati forniti all’House Intelligence Committee che indagava sui presunti legami dello staff di Donald Trump con la Russia. “Hanno cercato di nasconderci un sacco di documenti durante la nostra indagine, e di solito si scopre che c’è una ragione alla base di questo” spiega a The Hill l’ex presidente della commissione Devin Nunes.

Come scrive Solomon, ciononostante, “l’Fbi sta facendo di tutto per mantenere segrete gran parte delle informazioni fornite da Kavalec” sostenendo che si tratta di informazioni classificate. David Bossie, capo del Citizens United e consigliere informale di Trump, ha detto che i documenti suggeriscono che c’è stato uno “sforzo illegale” di incastrare il presidente con false accuse di collusione in Russia. “Questa nuova informazione dimostra perché il procuratore generale deve condurre un’indagine approfondita sugli investigatori”, ha detto.

Com’è potuto accadere tutto questo? La vera ragione, conclude John Solomon, “è che l’Fbi ha cercato di nascondere le motivazioni politiche del suo informatore Christopher Steele” e ha perseguito delle indagini contro Trump sulla base di informazioni non verificate e inattendibili.

Chi ha finanziato il dossier contro Trump

Come vi abbiamo raccontato qualche settimana fa, il dossier di Steele è stato finanziato in parte dalla Fusion Gps, dal Washington Free Beacon, dal Democratic National Committee e dalla campagna di Hillary Clinton. Contiene affermazioni infondate secondo cui gli agenti dell’intelligence russa avrebbero filmato il presidente Trump con delle prostitute in un hotel di Mosca. Inoltre, secondo il dossier, Michael Cohen, ex avvocato del tycoon, si sarebbe recato a Praga nell’agosto del 2016 per prendere accordi con gli agenti del Cremlino e con gli hacker. Trump e Cohen hanno negato con veemenza tali accuse.

L’inchiesta dell’Fbi sulle connessioni tra la campagna di Trump e la Russia portò alla nomina del consigliere speciale Robert Mueller, il quale ha prodotto il dossier conclusivo sull’inchiesta che stabilisce che non c’è alcuna collusione fra Donald Trump e la Russia, come dichiarato anche dal Procuratore generale William Barr.

Di recente, il presidente Trump è tornato a tuonare contro il Russiagate. “Mi hanno rubato due anni della mia (nostra) presidenza con la falsità della collusione, che non saremo mai in grado di riavere indietro”. Così ha scritto Trump in un tweet, tornando a prendere di mira l’inchiesta che aveva l’obiettivo primario quello di offuscare “i tremendi successi che ho avuto come presidente, compresi la più grande economia ed i primi due anni di maggiore successo di ogni presidente della storia”. Un vero e proprio furto quello che avrebbe subito, a suo dire, il presidente degli Stati Uniti, tenuto in ostaggio per due anni da un’inchiesta che non ha prodotto nulla e ha smentito ogni ipotesi di collusione con il Cremlino durante la campagna delle elezioni presidenziali del 2016.