I Repubblicani francesi si candidano a tornare ad essere la forza di governo che sono a lungo stati dopo il roboante successo al primo turno delle elezioni regionali francesi. La destra conservatrice spiazza sia i macroniani che, soprattutto, i lepenisti in un voto con vista diretta sull’Eliseo. E dal primo turno del voto transalpino si possono trarre utili indicazioni su quelle che saranno le linee di tendenza della politica europea nei prossimi anni.

Lorenzo Vita su queste colonne ha giustamente posto l’attenzione sul tema del ritorno delle destre moderate, con i Repubblicani francesi che seguono su questo solco Nuova Democrazia (Grecia), Partito Popolare (Spagna), Conservatori (Regno Unito), Cdu-Csu (Germania). Un ulteriore tema che merita di essere approfondito è quello del nuovo bipolarismo tra centro-destra e centro-sinistra che ha rotto definitivamente la dialettica globalisti/sovranisti o l’illusione della morte delle ideologie politiche tradizionali. Che si interpreti sulla base della contrapposizione tra forze popolari-conservatrici e ecologiste-progressiste (come sta accadendo in Germania), sulla dialettica tra le nuove versioni di vecchie coalizioni che possono proporre nuovi duellanti da una parte e dall’altra (Grecia, con Syriza subentrata ai socialisti) o dall’amalgama tra moderati e populisti di entrambi i campi (Italia) o che, come nel Regno Unito, si fondi su grandi partiti di massa di storica tradizione questo nuovo bipolarismo sembra essere la rotta della politica europea per il post-Covid.

In Francia questo cambiamento avviene in forma ancora più dirompente con il ritorno, imprevisto e difficilmente pronosticabile, di una delle formazioni erede della tradizione politica moderata-conservatrice che si riteneva essere destinate all’evaporazione dopo la parallela ascesa dei due nuovi contendenti forti per la leadership del Paese, l’attuale presidente Emmanuel Macron e Marine Le Pen, al voto del 2017. Quattro anni dopo, nonostante gli scossoni, nonostante diverse uscite verso En Marche, nonostante scissioni interne e fratture seguite alla disfatta alle Europee 2019, i Repubblicani sembrano aver interrotto la loro lunga traversata del deserto. E i motivi sono molteplici.

In primo luogo, il Covid-19 ha imposto una grande necessità di pragmatismo politico. I problemi emersi in tutta Europa sul fronte sociale, economico, politico hanno portato all’emersione una necessità di risposte rapide e concrete, e dunque favorito le formazioni dotate di una strutturata classe dirigente abituata agli oneri di governo indipendentemente dalle fortune elettorali. La lunga tradizione di amministrazione dei gollisti e la capacità di adattamento ai conflitti politico-istituzionali, unitamente a una crisi sistemica dell’autorità dell’Eliseo apertasi negli ultimi anni che ha mostrato un vuoto che il Rassemblement National non è ancora in grado di colmare, hanno giocato a favore del centrodestra transalpino. In un certo senso, i gollisti possono avere nel sistema francese quel ruolo che in Italia ha avuto Forza Italia nel traghettare il centro destra, assieme all’alleato leghista, nella stanza dei bottoni col governo Draghi.

In secondo luogo, in un contesto in cui molti temi come il concetto stesso di “sovranismo” sono diventati, di fatto, senso comune (le dinamiche politiche-economiche ed industriali legate al Covid lo confermano) un’agenda capace di coniugarne l’applicazione con la difesa di una trincea valoriale liberale, repubblicana e autonoma può conquistare uno spazio importante nel dibattito politico. In Provenza, ad esempio, Verdi e socialisti sosterranno al ballottaggio i Repubblicani contro i lepenisti, mentre in caso di ballottaggio, nel 2022, tra la destra e i centrsti di Macron c’è da scommettere che l’ancora indeciso candidato gollista incasserebbe i voti sovranisti contro l’inquilino dell’Eliseo.

Libertà, identità nazionale, protezione della periferia dalle disuguaglianze col centro, rapporti virtuosi tra politica ed economia, difesa della sicurezza delle collettività: negli anni del Covid-19 tanti temi cari alla destra tradizionale sono diventati, come visto, di dominio pubblico. E la cinghia di trasmissione del ritorno in campo delle forze tradizionali può unire le forze di un campo politico in crescente ascesa in tutta Europa, incanalare le spinte contestatarie nel quadro di una cultura di governo, offrire scenari di lungo periodo. Recentemente, un’indagine condotta da  Fondapol (Fondation pour l’innovation politique), un pensatoio francese fondato nel 2004, di orientamento liberale, progressista e filo-europeo, in collaborazione con atenei come Science Po e la Luiss e diretto sull’opinione politica europea ha sottolineato che in questo anno e mezzo pandemico l’elettorato del Vecchio Continente è andato sempre più polarizzandosi e che sta via via crescendo in Europa l’autopercezione di diverse persone come vicine alla destra politica. Nel contesto di un nuovo bipolarismo più netto di quello Anni Novanta il peso strategico delle destre moderate va incrementando e risulterà, nel tempo, sempre più decisivo. Paradossalmente il sistema più diverso dal resto d’Europa, quello francese a doppio turno e presidenzialista, conferma la bontà di una tesi che nel resto d’Europa è stata solidamente dimostrata. E che nei prossimi anni sarà messa alla prova anche in Italia.

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