Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Agnes Buzyn, ex ministro della Salute del governo di Edouard Philippe, è ufficialmente indagata in Francia dopo che la Corte di giustizia della Repubblica (Cjr), l’unica che ha i poteri di giudicare i ministri e gli ex titolari dei dicasteri per reati commessi durante l’esercizio delle loro funzioni, ha ritenuto che esistano i presupposti per cercare fattispecie di reato nel suo atteggiamento nei giorni in cui l’allarme per la pandemia di Covid dilagava nel mondo.

58 anni, esperta di oncologia e dal 2011 alla guida dell’Institut national du cancer (Inc), la Buzyn ha ricoperto l’incarico dalla vittoria presidenziale di Macron avvenuta nel 2017 alle dimissioni, avvenute il 16 febbraio 2020 per imbarcarsi in una complessa e in seguito fallimentare campagna elettorale per la carica di sindaco di Parigi dopo il ritiro di Benjamin Griveaux, suo compagno di partito ne La Republique En Marche, per gli scandali sessuali in cui è stato coinvolto.

La Buzyn ha guidato la sanità francese fino a pochi giorni prima che la pandemia esplodesse, ma secondo la procura della Cjr avrebbe mostrato un atteggiamento lassista nella gestione della preparazione alla pandemia mettendo “in pericolo la vita di molti” con una carente operazione di monitoraggio sulla preparazione della Francia allo tsunami pandemico. La politica e compagna di partito di Emmanuel Macron è il primo titolare di dicastero o ex ministro a subire un’indagine formale per questioni legate alla gestione del Covid. La Buzyn, che è stata nominata a gennaio a una carica diplomatica all’Organizzazione mondiale della Sanità, precederà nella convocazione davanti ai giudici i suoi compagni di partito Olivier Veran, suo successore, ed Edouard Philippe, ora sindaco di Le Havre e possibile uomo a sorpresa per le presidenziali, che saranno indagati successivamente.

Le accuse a Buzyn

I giudici parigini si concentrano particolarmente sul fatto che la Buzyn è apparsa incoerente in diverse dichiarazioni pubbliche presentate prima e dopo l’addio al ministero e al governo. “I rischi di propagazione del Coronavirus nella popolazione francese sono molto deboli”, dichiarò il 24 gennaio 2020, mostrando la stessa leggerezza che ha accomunato molti decisori politici europei e occidentali sulla possibilità di un’esplosione pandemica nei Paesi più sviluppati. In seguito, però, dopo l’uscita dall’esecutivo e il tracollo elettorale la Buzyn ha accusato Macron e Philippe di lassismo e di incoerenza, dichiarando di non aver fatto altro che pensare al Covid-19 fin dall’arrivo delle prime notizie da Parigi.

“Secondo quanto riportato a maggio del 2020 dal magazine Elle, l’ex ministra della Sanità avrebbe
accuratamente conservato tutti i messaggi di allerta inviati a Macron e ad altri funzionari dell’Eliseo e Matignon”, la sede del governo francese, nota Il Foglio. Per Macron questo vorrebbe dire andare incontro a un momento di imbarazzo politico: “il timore della macronia è che, messa alle strette dai giudici, possa lasciarsi andare, rivelando i contenuti dei messaggi e eventuali dettagli compromettenti”.

“Piangevo perché sapevo che l’onda dello tsunami era davanti a me”, ha ricordato la Buzyn in un’intervista a Le Monde. I problemi della sua chiamata davanti ai giudici investono, in quest’ottica, l’analisi del ciclo informativo interno al governo francese, vanno di pari passo con le accuse che da tempo investono Macron che, nei mesi successivi, non avrebbe mostrato la stessa prontezza di Philippe nel capire l’importanza della sfida della pandemia e aprono un dibattito a tutto campo sul rapporto tra politica, sanità e giustizia.

Secondo i giudici è possibile che dalle omissioni della Buzyn siano esplosi, a cascata, tutti i problemi delle settimane: la mancanza di mascherine, la lentezza delle decisioni mentre in Italia erano già esplosi i contagi, il rischio collasso della sanità. Dal punto di vista giudiziario appare complesso capire quale possa essere la pistola fumante: il rischio legato all’apertura di un processo alle intenzioni o sulle omissioni di una politica che è stata in carica fino a poco prima che la pandemia travolgesse la Francia è che, ex post, in Francia si creino le condizioni per portare alla sbarra qualsiasi politico coinvolto in controversie a cui non ha saputo, sul breve o medio periodo, fare fronte.

Un processo politico a Macron?

Ben più problematica è la questione politica. Il processo Buzyn rischia di colpire ulteriormente la già menomata campagna politica di Macron, la cui gestione della pandemia sta subendo nelle ultime settimane le critiche feroci dei Repubblicani, che lo accusano di aver personalizzato sulla sua figura la gestione del Covid, e di Marine Le Pen, a cui nelle ultime giornate si è aggiunta la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, esponente dei socialisti, critica per le conseguenze sociali della pandemia nel Paese. Un ex ministro col dente avvelenato contro il governo chiamata a processo per questioni che, in larga parte, si sono sdoganate dopo la sua uscita dall’esecutivo è ciò che più può preoccupare il presidente.

In questa circostanza Macron non potrà finire a processo, dato che ai sensi della costituzione redatta dal generale Charles de Gaulle è protetto dal principio di “irresponsabilità politica” trasmesso dalla monarchia all’attuale presidenza della Repubblica (secondo il principio secondo cui “il re non può fare del male”), ma questa fattispecie rischia di accelerare la slavina politica. Le indagini procederanno durante i cruciali mesi autunnali in cui si mostrerà la tenuta della campagna vaccinale promossa negli ultimi mesi e in cui, dunque, la gestione del Covid sarà sottoposto a un ulteriore stress test. Attualità, giustizia e politica coinvolgeranno dunque la corsa all’Eliseo che si è ufficialmente aperta con la recente discesa in campo di Le Pen e Hidalgo contro  Macron. E i prossimi mesi, con una pandemia ancora non sconfitta e nuove sfide politiche nel Paese e in Europa, non saranno una passeggiata per un presidente in corsa per la rielezione.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY