Il mondo Maga e l’amministrazione Trump è in subbuglio per un post su X dell’ex direttore dell’FBI James Comey, che durante il suo mandato si era scontrato duramente con il presidente americano. La pietra dello scandalo è un’immagine, delle conchiglie disposte a formare il numero 8647 e il commento: “Fantastica disposizione di conchiglie trovata durante una passeggiata sulla spiaggia”.
Post in realtà alquanto bizzarro, adolescenziale quasi, che stride alquanto con l’autorevolezza del suo autore. Ma, al di là del particolare, a spiegare perché il mondo trumpiano si è messo in agitazione è Newsweek, che scrive: “Il dizionario Merriam-Webster, consultato dall’Associated Press, definisce il numero ’86’ un termine gergale che significa ‘gettare’, ‘sbarazzarsi di’ o ‘rifiutare un servizio’.

“Il dizionario nota anche: ‘Tra i significati più recenti c’è un’estensione logica dei precedenti, che prende il significato di ‘uccidere'” […] Nell’ambito della mafia, il termine ’86’ si riferisce al portare qualcuno ‘otto miglia fuori dalla città’ e metterlo ‘a sei piedi sottoterra’”.
Quanto al 47, i sostenitori di Trump fanno notare che egli è il 47° presidente degli Stati Uniti d’America. Altro particolare da tenere presente: la parola “shell”, conchiglia, in ambito militare viene usato come sinonimo di proiettile, uso più recente dell’originario “bombshell”.
J. F. Kennedy o del complottismo
Roba da complottismo, per usare il termine coniato per la prima volta dopo l’omicidio di J. F. Kennedy – ucciso il 22.11.1963 – per derubricare a insulse sciocchezze sia le teorie più fantasiose sull’assassinio sia le analisi più accurate che giungevano a conclusioni diverse da quelle dell’inchiesta ufficiale.
E forse è davvero complottismo quello scatenato dal post di Comey, anche se desta qualche perplessità il suo post successivo, nel quale, dopo aver cancellato quello precedente, spiegava che non era al corrente che qualcuno, vedendo l’immagine, potesse associare il numero 89 a qualcosa di violento. In realtà, risulta davvero strano che un agente dell’FBI, che ha fatto carriera nel Bureau fino a diventarne direttore, sia più ignorante in materia di un comune utente americano di X.
Ma, al di là della controversia, resta il fatto che i sostenitori di Trump si sono alquanto alterati, tanto che la direttrice della National Intelligence, Tulsi Gabbard, ha dichiarato: “Sono molto preoccupata per la vita del presidente; abbiamo già assistito a dei tentativi di assassinarlo. Sono molto preoccupata per la sua vita e James Comey, a mio avviso, dovrebbe essere ritenuto responsabile per quanto ha fatto e sbattuto dietro le sbarre”.

Non si tratta di mera polemica politica. Infatti, la Gabbard ha citato la legge, secondo la quale la minaccia alla vita del presidente è un reato penale (né potrebbe essere altrimenti). La vicenda è stata presa molto sul serio anche dall’attuale capo dell’FBI, Kash Patel, il quale ha dichiarato che il Bureau è pronto a collaborare a un’eventuale inchiesta.
Trump vs liberal-neocon
Né la controversia nasce dal nulla, dal momento che minacce di morte, più o meno esplicite, contro Trump sono ormai all’ordine del giorno in America. Di certo interesse, invece, la considerazione del vice capo dello staff di Trump, Taylor Budowich che ha scritto su X: “Vale la pena notare che questa minaccia di assassinio segue lo storico discorso del presidente Trump in Arabia Saudita, nel quale ha dichiarato la fine dei neoconservatori e dei nation builders“, che letteralmente significa costruttori di nazioni, un’espressione usata per indicare i liberal interventisti, quelli, per semplificare, che sostengono che la democrazia vada esportata nel mondo a suon di bombe o tramite rivoluzioni colorate.
Al di là delle conchiglie di Comey, Budowich ha evidenziato il punto cruciale della questione, cioè la lotta che Trump ha ingaggiato con quei circoli internazionali, palesi e non, che hanno preso possesso della stanza dei bottoni dell’America la sera dell’11.11.2001 e che man mano, grazie alle guerre infinite, hanno acquisito sempre più potere sia in patria che altrove nel mondo.
Non si tratta solo del discorso tenuto in Arabia saudita: Trump sta contrastando tali circoli internazionali nei fatti, sia in America che all’estero. Lo dimostra l’allontanamento di certe figure che da decenni gestiscono nell’ombra i centri di potere dell’Impero, come accaduto martedì scorso con il licenziamento di Mike Collins e Maria Langan-Riekhof, rispettivamente presidente ad interim e vice del National Intelligence Council, organismo quasi sconosciuto quanto influente dei servizi segreti Usa, al quale la Gabbard, dopo aver allontanato i due, ha anche revocato l’autonomia pregressa ponendolo sotto il controllo della National Intelligence (decisione ancora più incisiva del licenziamento dei suoi responsabili).
Ucraina e Gaza
Lo dimostra la spinta per porre fine alla guerra ucraina e a quella di Gaza che, benché abbiano genesi, motivazioni e dinamiche proprie, sono accomunate da un alto significato simbolico, partecipando ambedue delle guerre infinite che Trump ha rigettato nel suo discorso di Riad criticandone i fautori.
Ed è proprio tale significato simbolico a rendere ancora più complessa la chiusura delle due guerre (se guerra si può chiamare il genocidio di Gaza). Perché porre un termine a una guerra senza fine erode il meccanismo, la dinamica stessa che perpetua l’immane potere dei circoli citati. Tale lo scontro in atto all’ultimo livello del potere di questo povero mondo, il resto è cronaca, più o meno nera.
Di tale cronaca, ovviamente, occorre pur dar conto. Così val la pena ricordare che oggi si è registrato l’incontro tra la delegazione ucraina e russa a Istanbul, presenti il Segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato di Trump Steve Witkoff. I media mainstream hanno derubricato la notizia a secondaria, declinandola in modalità più che pessimistica.
Tale pessimismo, però, non appartiene alla cronaca, bensì ai diktat narrativi tesi a vanificare non solo ogni spiraglio di dialogo, ma anche solo il timido fiorire di una speranza nuova, parola esecrata dai signori delle guerre infinite insieme alla parola pace.
In realtà, il solo fatto che le due delegazioni si siano incontrate a tre anni dall’inizio del conflitto, superando i violenti venti di contrasto, è un risultato, se non straordinario, sicuramente significativo. E ciò al di là degli esiti, che non potranno che essere minimali data la situazione internazionale. Dopo tanti passi sbagliati, il primo, incerto, passo nella giusta direzione infonde un po’ di respiro.
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