Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Sono le ore concitate in cui i carri armati sfilano per le strade della Turchia. Gli F16 rasentano i tetti delle case di Istanbul e sembra mettersi male per Recep Tayyip Erdogan. Le tv di tutto il mondo cercano commentatori per comprendere ciò che sta accadendo. La Cnn sceglie Robert Baer, un ex uomo della Cia.Una scelta comprensibile. Chi meglio di una spia può commentare un golpe? Baer infatti si dimostra parecchio critico con i golpisti fin dai primi momenti: “Ho partecipato a diversi colpi di Stato”, esordisce l’ex uomo di Langley. “I golpisti avrebbero dovuto subito prendere la Cnn turca e chiudere, per prima cosa, la stazione radio, i social media e internet. Anche se non hanno arrestato Erdogan, avrebbero dovuto considerare questi elementi fin dall’inizio”.Ma c’è un’altra cosa interessante che dice Baer: “Un paio di mesi fa, mi sono confrontato con alcuni ufficiali turchi sulla possibilità di un golpe e loro mi hanno risposto: ‘Assolutamente no'”. Evidentemente, sottolinea l’ex uomo della Cia, l’esercito turco si è spaccato.Ma non solo: forse le parole di Baer ci dicono qualcosa di più anche rispetto a quanto sta accadendo nella base Nato di Inçirlik, dove è stata tagliata la corrente elettrica. Il ministro del Lavoro turco, Suleyman Soylu, subito dopo il golpe ha detto: “Gli istigatori di questo colpo di Stato sono gli Stati Uniti”. I turchi ne sono convinti. Come scrive Fausto Biloslavo su ilGiornale  di oggi, inoltre, “i golpisti hanno utilizzato elicotteri Cobra per colpire la polizia. Gli equipaggi sono stati addestrati negli Stati Uniti per le operazioni notturne. I carri occidentali Leopard schierati ad Ankara, la capitale, facevano parte dell’armata che interagisce con il comando integrato della forza di reazione rapida della Nato. I reparti golpisti erano quelli più integrati nell’Alleanza e che si addestrano con gli occidentali, compresi gli italiani”.Sono tante le cose che non tornano in questo golpe. E, forse, non le scopriremo mai.

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi