Altro che teoria del complotto: l’indagine penale del Procuratore John Durham sulle origini del Russiagate è reale e accerterà il complotto del 2016 contro la Campagna di Donald Trump. Al centro della cospirazione il docente maltese Joseph Mifsud, il quale affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. Una cospirazione internazionale di cui abbiamo parlato con Sebastian Gorka, dal gennaio all’agosto 2017 assistente nell’Ufficio esecutivo del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’ambito della sicurezza nazionale.

Da quando ha lasciato la Casa Bianca, ha collaborato con Fox News e ora conduce – visibile anche su Youtube – il programma America First. A portare Sebastian Gorka al servizio di The Donald fu Steve Bannon, ex chief strategist del presidente ed ex direttore di Breitbart. Il terrorismo di matrice islamica è stato il suo ambito di competenza nell’amministrazione Trump. Dopo il dottorato conseguito presso la Corvinus University di Budapest, Sebastian Gorka è entrato nel cuore dell’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Alla Casa Bianca, Gorka – che è nato in Gran Bretagna ed è diventato cittadino americano nel 2012 – è stato vice-assistente del presidente.

Gorka: “Mifsud usato da Obama contro Trump”

Gli abbiamo chiesto se Mifsud fosse un collaboratore dei servizi segreti occidentali. “Non è solo una teoria – spiega Sebastian Gorka – è chiaro che Joseph Mifsud non fosse semplicemente legato ai servizi di intelligente europei, ma che l’Fbi di Barack Obama lo ha usato per incastrare i membri della Campagna di Donald Trump”. Questo, spiega, è “il motivo per cui l’Attorney General William Barr ha viaggiato in Italia e ha recuperato i telefoni di Mifsud”. Secondo quanto era emerso fino ad oggi, Durham avrebbe recuperato gli smartphone Blackberry del professore prima gli incontri con i nostri servizi segreti datati 15 agosto e 27 settembre: Gorka afferma viceversa che Durham ne è entrato in possesso in occasione dei viaggi nella capitale. Si tratterebbe – qualora fosse vero – di un risvolto clamoroso.

Per l’ex assistente di Trump, le trasferte di William Barr in Italia sono risulteranno fondamentali e non hanno precedenti nella storia degli Stati Uniti. “Viaggi cruciali – spiega -. Nella storia americana, l’Attorney General non ha mai viaggiato all’estero per indagare sulla corruzione di un’amministrazione precedente”. Secondo l’ex assistente del presidente Usa il ruolo dell’Italia in questa vicenda “al momento non è chiaro” ma ciò che è certo è che le agenzie governative – Fbi e Cia in primo luogo – hanno spiato la Campagna di Donald Trump. “La Cia e l’Fbi sotto Obama hanno avviato l’operazione Crossfire Hurricante. Sappiamo che il Government Communications Headquarters britannico è stato illegalmente coinvolto da John Brennan nello spiare cittadini statunitensi e anche il governo australiano ne è stato complice”.

“Non abbiamo fornito alcuna informazione riservata” su Joseph Mifsud e “abbiamo svolto verifiche ma non abbiamo trovato nulla”: questo è ciò che aveva detto il premier Giuseppe Conte in occasione della (inusuale) conferenza stampa dopo l’audizione al Copasir. Eppure Barr e Durham non sono tornati a casa a mani vuote dal viaggio in Italia: d’altro canto William Barr non è uno che si muove da Washington Dc per questioni futili o irrilevanti. Sarebbe alquanto ingenuo crederlo o farlo credere. E ce lo confermano anche le parole di Sebastian Gorka.

Presto novità sull’indagine di Durham e Barr?

L’Attorney general William Barr, recentemente intervistato da Fox News, ha chiarito la natura degli incontri con i vertici dei servizi segreti italiani datati 15 agosto e 27 settembre, confermando che il nostro Paese può essere molto utile all’indagine del Procuratore John Durham sulle origini del Russiagate. “Alcuni dei Paesi che John Durham riteneva potessero avere alcune informazioni utili volevano discutere preliminarmente con me della portata dell’indagine, della sua natura, di come intendessi gestire informazioni confidenziali e via dicendo”, ha spiegato il ministro della giustizia Usa. “Inizialmente ho discusso queste questioni con quei Paesi e ho stabilito un canale attraverso il quale il Procuratore Durham potesse ottenere assistenza da loro”.

John Durham, dunque, è convinto che l’Italia abbia delle informazioni utili ai fini dell’indagine, in particolare sul ruolo del professor Joseph Mifsud. Barr ha aiutato Durham a stabilire contatti con l’Italia che, a quanto si apprende, sta dunque collaborando con le indagini del Dipartimento di Giustizia che, come abbiamo già spiegato, si sono “evolute” in un’indagine penale a tutti gli effetti. Questo significa che i dirigenti e gli ex funzionari dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e permette a Durham di raccogliere testimonianze, accedere ad ulteriori documenti e di formulare delle accuse precise. Significa anche che l’indagine preliminare condotta in questi mesi ha portato alla raccolta di prove significative.

Come spiega George Papadopoulos, ex assistente della Campagna di Trump, “il capo della Cia ha visitato Roma il 9 ottobre. Un paio di settimane dopo che Durham e Barr fossero lì. Sembra che Mifsud fosse solo un’altra risorsa usa e getta per la Cia. Che scandalo. I risultati delle indagini di Durham cambieranno la storia del mondo”.