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L‘Europa è un continente nel pieno di una tempesta geopolitica, energetica e, in prospettiva, economica che rischia per la quarta volta in 15 anni di travolgere il Vecchio continente. La guerra in Ucraina ha fatto deflagrare una situazione già difficilmente sostenibile da diversi anni. La tempesta energetica scatenata dal rincaro dei prezzi del gas naturale e del petrolio e dal “superciclo” delle materie prime porta nuovi venti recessivi dopo i precedenti tracolli del 2007-2008, della crisi dei debiti sovrani (2010-2012) e dell’anno di inizio della pandemia (2020).

La minaccia di una recessione si accompagna ai consistenti rischi politici e sociali che ciò impone. Se nel decennio scorso l’avanzata dei movimenti populisti aveva canalizzato in un alveo elettorale, quindi pienamente democratico, l’insoddisfazione generale in questa fase la minaccia di scioperi fiscali evoca scenari più imprevedibili.

C’è poi l’elemento geopolitico e strategico. Lo tsunami bellico scatenato dalla Russia di Vladimir Putin e lo spartiacque del 24 febbraio 2022 hanno avuto l’effetto di plasmare sempre di più in senso filo-atlantico l’Unione europea. Washington, insieme al Regno Unito, armando pesantemente Kiev ha ripreso centralità strategica mettendo in discussione le dinamiche inaugurate dal partito europeo della distensione e dell’autonomia strategica. E mettendo al tempo stesso in discussione l’egemonia dalla diarchia franco-tedesca, oggi indebolita dalle conseguenze della crisi energetica e dai dilemmi sulla conformazione della sicurezza europea nel dopoguerra – più Nato o un esercito comune? – mentre il poderoso riarmo della Germania si preannuncia un game changer di portata continentale.

Di questi temi si parla nel sedicesimo numero del magazine inglese di Inside Over, dal titolo Old Continent, New Challenges dedicato proprio alle sfide sistemiche che l’Europa deve affrontare.



La sua dipendenza energetica potrebbe portare il Vecchio Continente a una nuova crisi economica. Il contesto travagliato ai suoi confini fa peggiorare mese dopo mese lo scenario geopolitico. Dalla stabilità del Mediterraneo e dei Balcani alla migrazione, molte dinamiche potrebbero plasmare le strategie delle nazioni europee nel prossimo futuro.



Il nuovo numero del magazine di Inside Over indaga sulle più grandi sfide per il Vecchio Continente partendo proprio dalla discussa questione dell’autonomia strategica, su cui è ospitata l’opinione dell’analista geopolitico francese Jean-Pierre Darnis, per il quale dall’incontro tra Francia e Germania può e deve nascere un nuovo consenso europeo in materia.



Un’altra partita chiave su cui si gioca il futuro del Vecchio Continente è quello dell’immigrazione, annoso e strutturale. Al centro dell’Europa c’è il Mediterraneo, crogiolo di culture, scambi e conflitti. L’Europa ha colonizzato gran parte del mondo, a ovest, sud e est, sempre in relazione al vecchio continente. Ha causato danni, ma ha anche favorito incontri duraturi e fruttuosi. Anna Maria Cossiga, analista della Fondazione Med-Or, nel suo articolo invita a guardare all’immigrazione nella sua portata strutturale pesando rischi e benefici.



E che spazio si apre per l’Italia in questa fase? Gilles Gressani, fondatore della rivista francese Le Grand Continent, studia il ruolo che Roma può giocare nella transizione geopolitica europea inaugurata dalla guerra in Ucraina e incentrata sul paradigma della sicurezza strategica e energetica.



Infine, con piacere presentiamo la traduzione in inglese di un’importante intervista realizzata da uno dei reporter di punta della nostra testata, Daniele Bellocchio, insieme a Ivo Saglietti, fotoreporter pluripremiato di cui più volte sono state pubblicate su Inside Over le opere: Bellocchio e Saglietti hanno intervistato Milorad Dodik, capo della Repubblica Srpska di Bosnia e potenziale nuovo tribuno secessionista nella polveriera balcanica del Vecchio Continente.



La sua testimonianza aiuta a capire quanto i focolai di tensione geopolitica e le crisi di identità del Vecchio Continente abbiano riportato l’Europa nel pieno della storia, al crocevia tra l’essere soggetto e l’essere oggetto delle relazioni internazionali. La partita è aperta, dentro e fuori il Vecchio Continente in cerca di una rotta nel caos globale delle relazioni internazionali.

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