L’Europa riuscirà a salvare l’accordo sul nucleare iraniano – il Joint Comprehensive Plan of Action o Jcpoa – siglato nel 2015 e abbandonato dagli Stati Uniti lo scorso anno per volontà del presidente Donald Trump? A giudicare dall’ultima mossa annunciata congiuntamente da Regno Unito, Germania e Francia, il tentativo quantomeno c’è. Come spiega Foreign Affairs, con la benedizione dell’Unione europea, i tre Stati hanno istituito un canale speciale che protegge gli scambi con l’Iran dalle sanzioni degli Stati Uniti.

Lo strumento a sostegno degli scambi commerciali, o Instex, come viene chiamato, garantisce all’Europa di salvare l’accordo di base con Teheran: la limitazione delle attività nucleari della Repubblica Islamica in cambio della normalizzazione delle relazioni economiche.

Francia, Germania e Regno Unito tentato di salvare l’accordo su nucleare

Se l’accordo sul nucleare sopravviverà o meno dipenderà dall’ammontare degli scambi commerciali che Instex riuscirà a preservare. Come riporta Euronews, lo strumento a sostegno degli scambi commerciali è stato presentato a Bucarest dai ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito a fine gennaio. Per il ministro francese Le Drian “Questo progetto vuole consentire alle imprese europee di avere rapporti legali con l’Iran, in particolare nell’ambito dell’assistenza sanitaria e dell’alimentare, settori essenziali per il popolo iraniano”.

“Ciò contribuirà a garantire che anche l’Iran riconosca che stiamo facendo la nostra parte – ha detto il ministro tedesco Heiko Maas – per adempiere ai nostri obblighi, e ora ci aspettiamo che l’Iran adempia ai propri , che resti in questo accordo e che lo rispetti”.

Il dibattito in Iran

L’iniziativa europea arriva in un momento cruciale nel dibattito interno dell’Iran sul Jcpoa. Come riporta LobeLog, gli ultimi sondaggi rivelano che la maggioranza degli iraniani è ancora favorevole all’accordo e, nonostante la “massima pressione” degli Stati Uniti”, ritengono che la loro economia sia leggermente migliorata. Il numero di iraniani che sostengono che l’economia è buona è salito dal 24% di aprile al 29% di dicembre. Circa il 60% degli iraniani ritiene che l’economia stia peggiorando, rispetto al 64% di aprile, mentre il 33% afferma che sta migliorando, in rialzo di sei punti rispetto ad aprile.

La ragione del miglioramento di questi risultati (anche se lieve) non è chiara. La reintroduzione delle sanzioni statunitensi ha spinto l’economia iraniana in recessione, che dovrebbe peggiorare nel 2019. Ci sono anche segnali che le sanzioni Usa stiano ostacolando la capacità dell’Iran di importare beni di base come cibo e medicine.

Il presidente Hassan Rouhani ha espresso soddisfazione per l’iniziativa europea, nonostante sia arrivata “in ritardo”. In una dichiarazione ufficiale Rouhani ha osservato che “le false pratiche degli Stati Uniti sono di breve durata e non influenzeranno le relazioni dell’Iran con il mondo e non c’è dubbio che supereremo questo periodo”, ha affermato.

“Solo carta straccia”

In Iran, tuttavia, le posizioni sono molte diverse fra loro e non tutti plaudono all’iniziativa europea. ”L’Europa è  in combutta con gli Stati Uniti” afferma il conservatore Seyyed Amir-Hossein Ghazizadeh Hashemi, che ha sottolineato come Instex sia ”solo un pezzo di carta” e “inutile”. Hashemi ha aggiunto che cibo e medicinali sono già esenti dalle sanzioni secondarie di Washington e che l’Iran “non ha problemi “nel soddisfare i suoi bisogni in quei settori.

“Sembra che gli europei intendano trascinarci al tavolo dei negoziati e farci intraprendere nuovi impegni. Sia gli Stati Uniti che l’Europa erano intenzionati a lasciare il Jcpoa, ma hanno usato metodi diversi. Gli americani prima si sono tirati fuori in modo da poter lanciare una campagna di pressione dall’esterno re-imporre le sanzioni, preparando il terreno affinché gli europei costringano l’Iran a più negoziati e si arrendano alle loro richieste, senza che debbano pagare alcun prezzo” ha detto Ghazizadeh Hashemi.

A Washington sono sicuri che Instex e la scommessa dell’Europa non funzionerà: scetticismo condiviso – paradossalmente – dai conservatori di Teheran. Lo sforzo dei paesi europei rimane comunque significativo e potrebbe quantomeno rinviare una crisi ben più profonda tra Teheran e Washington che alcuni “falchi” dell’amministrazione Trump – come il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton – auspicano da tempo.