I leader mondiali e i siriani all’estero hanno guardato con stupore il collasso fulmineo del regime di Bashar al-Assad in Siria, e la presa di Damasco da parte degli insorti islamisti. Nell’incertezza generata dall’evento, che sembra aver colto un po’ tutti di sprovvista, l’Europa politica si è apprestata a fare la cosa che più sembra unirla in questo momento storico: sospendere le procedure per i siriani residenti asilo e promettere la deportazione dei rifugiati già presenti.
In Austria, dove vivono circa 100.000 siriani, il cancelliere conservatore Karl Nehammer ha dato istruzioni al ministero dell’Interno di sospendere tutte le domande di asilo siriane in corso e di riesaminare tutte le concessioni già date. Nel frattempo, sarà preparato un programma di rimpatrio collettivo. In Grecia, il governo ha detto ai giornalisti che la caduta del dittatore Assad apre la strada al ritorno dei rifugiati nelle “loro case”. La Svezia ha sospeso le procedure per i siriani richiedenti asilo. Così come pure la Norvegia, “fino a nuovo avviso”, spiegano dalla Direzione Norvegese per l’Immigrazione. Stessa storia in Danimarca: che aveva 69 richieste di asilo in corso, anch’esse ora sospese.
E l’Italia? Tra le voci conservatrici europee che più hanno proposto di dichiarare alcune parti della Siria sicure per il ritorno dei rifugiati c’è quella della premier Giorgia Meloni. Il Viminale congelerà tutte le pratiche pendenti, finora accolte quasi automaticamente. La decisione è stata presa il 9 dicembre durante un vertice a Palazzo Chigi. Dallo scoppio della lunga guerra civile siriana nel 2011, i rifugiati del paese si sono sparsi in 130 nazioni, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, con la maggioranza in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto, e più di un milione distribuiti in tutta Europa. Nella penisola, secondo i dati Eurostat, è di 465 il numero di richieste di asilo presentate in Italia da siriani nel 2023. Sufficienti a rappresentare un problema per una destra che su altri temi, come la politica estera o economica, non riesce a imporsi come realmente autonomo.
Sulle macerie della dinastia panarabista laica che ha governato la Siria col sangue e come una mafia per cinquant’anni, l’Europa ha una sola priorità: liquidare i rifugiati. ll Ministero dell’Interno britannico ha dichiarato di aver temporaneamente messo in pausa i visti per rifugiati, mentre l’alleato cruciale dell’Unione Europea nella gestione dei confini, la Turchia, ha annunciato l’apertura di un posto di frontiera per facilitare il ritorno dei rifugiati, riaprendo il valico di Yayladagi, chiuso dal 2013.
Cosa significa concretamente, questa “pausa”? Che migliaia di richiedenti asilo saranno lasciati in una situazione di incertezza prolungata, nonostante la situazione in Siria sia tutt’altro che definita. Le sospensioni sembrano indicare un escamotage per rimpatriare immigrati considerati un problema di ordine pubblico e di polarizzazione politica, a prescindere dalle circostanze. L’Ue, come istituzione, mantiene una posizione non a caso più cauta, sostenendo che la Siria continua a essere un paese insicuro.
Ma è in Germania, il Paese europeo che ha accolto il maggior numero di siriani, quasi un milione, quasi tutti arrivati nel 2015-2016 sotto il governo dell’ex cancelliera Angela Merkel, che si registra il cambio di fase più simbolico: la ministra dell’Interno, Nancy Faeser, ha detto che molti rifugiati siriani “ora finalmente hanno speranza di tornare nella loro terra natale”, ma ha avvertito che l’Ufficio Nazionale per l’immigrazione imporrà una sospensione delle decisioni sui procedimenti di asilo ancora in corso, fino a quando il quadro in Siria non sarà più chiaro.
Sembra passato un secolo e non un decennio da quando i cristiani democratici tedeschi offrivano speranza e integrazione a chi fuggiva dagli Stati falliti, ma oggi l’Europa ha cambiato approccio. Con la crisi siriana riaccesa improvvisa e i vecchi confini coloniali in Medio Oriente ridisegnati dalla destabilizzazione israeliana e da scontri settarie, i flussi migratori non troveranno più l’apertura global-ottimista del passato, che poi era anche un modo per risolvere il problema della produttività tedesca calante con la manodopera a basso costo.
Il sentimento politico e pubblico nell’UE è diventato molto più reazionario sulla questione migratoria, l’Europa è alle prese con una stagnazione e una crisi industriale drammatiche, ed è probabile che centrodestra e centrosinistra, per frenare l’ondata dei nuovi rifugiati punteranno su politiche più rigide e sull’esternalizzazione della rottura di scatole siriana. Il Patto sulle migrazioni del 2026, del resto, riflette questa severità, condivisa da tutti gli Stati membri, ma resta da vedere come la fretta di liberarsi dei siriani si concilierà con il rigore umanitario dei tribunali.