L’Unione Europea, segnata dalla pandemia di coronavirus che sta flagellando diversi Stati membri, torna ad aprire la porta d’ingresso ad Albania e Macedonia del Nord. I colloqui d’accesso delle due nazioni balcaniche avevano subito una brusca interruzione nel mese di ottobre quando alcuni Paesi, capeggiati dalla Francia del presidente Emmanuel Macron e dall’Olanda del premier Mark Rutte, avevano imposto un deciso stop alle trattative. Parigi ed Amsterdam avevano preteso un maggiore impegno da parte di Tirana e Skopje per quanto concerne la lotta alla corruzione ed avevano espresso preoccupazione per l’ammissione di nuovi membri nell’Unione in una fase delicata e segnata dalla Brexit. Parigi ha preteso, prima di dare luce verde ai colloqui preliminari, che la Commissione Europea riformasse le modalità di accesso dei nuovi Stati membri. La Commissione avrà meno voce in capitolo durante il processo e sarà dato maggiore spazio ai pareri dei Paesi che già fanno parte dell’Unione Europea.

Un processo lento

L’apertura di Bruxelles ad Albania e Macedonia del Nord non è destinata a produrre effetti immediati: la decisione dovrà  essere prima approvata dal Consiglio degli Affari Generali nella giornata del 24 marzo mentre il giorno dopo saranno i Capi di Stato o di governo degli Stati a dare il loro assenso. Questi due passaggi dovrebbero ridursi ad una mera formalità e la luce verde dovrebbe essere garantita. Le fasi successive potrebbero invece causare una dilatazione delle tempistiche: la Commissione europea dovrà preparare una bozza di struttura delle negoziazioni e quest’ultima dovrà ricevere l’approvazione del Consiglio Europeo, che potrà esprimersi senza dover rispettare una precisa scadenza temporale. C’è il rischio che l’intera procedura possa arenarsi e che l’apertura a Tirana e Skopje possa ridursi ad una mera operazione volta a mostrare la capacità di reazione e di compattezza di Bruxelles anche in momenti di grave crisi. Una vera e propria operazione cosmetica fatte sulla pelle di due nazioni dalle tendenze europeiste.

Ma l’Europa ci sarà ancora?

Non è chiaro se l’Unione Europea sarà ancora in piedi una volta superata la pandemia di Covid-19. La capacità di Bruxelles di coordinare le politiche sanitarie e di fornire supporto economico agli Stati Membri in difficoltà si rivelerà vitale per il futuro dell’Unione. La stessa sopravvivenza del Trattato di Schengen pare a rischio. Dato che le basi dell’Unione mostrano crepe pericolose sembra difficile che Bruxelles possa accogliere nuovi membri in futuro.

Albania e Macedonia del Nord potrebbero così restare per molto tempo ai cancelli di partenza in attesa di un segnale che non arriva mai. Gli esecutivi delle due nazioni, peraltro, hanno profuso particolare impegno, secondo la Commissione Europea, nel migliorare la propria situazione. Per quanto riguarda Tirana sono stati lodati i progressi fatti nella riforma del sistema giudiziario e nella lotta alla corruzione mentre Skopje ha ricevuto i complimenti per aver rafforzato l’indipendenza del settore giudiziario. La frustrazione delle aspirazioni europeiste di Abania e Macedonia del Nord potrebbe dunque destabilizzare i due Paesi, con gravi conseguenze in politica interna ed impedire a Bruxelles di estendere e consolidare la propria influenza sui Balcani meridionale.

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