Cosa è la guerra ibrida?
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“Con il libro Approdo per noi Naufraghi, pubblicato da Paperfirst, ho cercato di stimolare una riflessione su temi essenziali per creare una rappresentanza politica al dissenso, alla generazione Z scesa in piazza contro il genocidio, al non voto, primo partito in Europa”. A raccontarlo a InsideOver è l’autrice di questo prezioso saggio, Elena Basile, dal 2013 al 2021 Ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, saggista e firma del Fatto Quotidiano.

Ambasciatrice, nel suo libro lei critica aspramente la politica estera statunitense, definendola un continuum di interventi illegali e violazioni del diritto internazionale dal dopoguerra in poi. Come crede che questa “hybris” unipolare abbia contribuito alla destabilizzazione globale, e quali alternative vede per un ordine internazionale più equo?

“In Approdo per noi naufraghi ricostruisco i fattori geopolitici, economico-sociali e culturali che hanno portato, a partire dagli anni novanta, alla distruzione del multilateralismo e alla trasformazione antropologica che vede l’UE complice di un genocidio a Gaza e pronta alla guerra con una potenza nucleare, la Russia. Nel momento di maggiore forza,  dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli USA, la potenza ormai egemone, ha sostituito l’OSCE e le Nazioni Unite con la NATO, alleanza militare divenuta offensiva e impiegata non solo in Europa ma ad ampio raggio.

Le guerre di Bush e Cheney di esportazione della democrazia in Medio Oriente, le guerre al terrore sono continuate con le primavere arabe, la fomentazione della guerra civile in Siria e l’attacco alla Libia, Stato  fallito e fonte di problemi immigratori per l’Europa mediterranea. La guerra in Ucraina e il genocidio a Gaza devono essere visti in continuità con le guerre dei neocons statunitensi. E’ cambiata tuttavia la posizione dell’UE. La borghesia progressista che si esprimeva nei socialisti europei era contraria alle guerre di esportazione della democrazia”.

Cos’è cambiato?

“Oggi le appoggia, è in prima linea in Ucraina e non è riuscita a opporsi al genocidio dei palestinesi. Un nuovo ordine mondiale è indicato dai BRICS, nel rispetto delle culture differenti, nell’equilibrio tra poteri, nell’uscita dai progetti di dominio imperialista statunitense e dal suprematismo bianco di cui è intrisa la cultura di gran parte delle forze politiche occidentali. Come ai tempi del colonialismo, l’Occidente nella propaganda NATO porta alle altre culture democrazia e civiltà. Il problema è costituito dal fatto che oggi l’Occidente non ha più l’egemonia, in termini di popolazione ed economia rappresenta una minoranza rispetto al resto del mondo. L’ideologia colonialista è dunque anacronistica per il mondo euro-atlantico la cui sola superiorità e basata sullo strapotere militare degli USA. Il resto del mondo è legato dal rifiuto dell’arbitrio unipolare”.

Lei descrive la NATO come un’alleanza che si è trasformata da difensiva a offensiva, con espansioni aggressive ai confini della Russia che hanno alimentato il conflitto in Ucraina. In che modo questa evoluzione riflette gli interessi egemonici degli USA, e quali rischi vede per l’Europa nel continuare a esserne succube, se non vassalla?

“La Nato era durante la guerra fredda un’alleanza difensiva dal Patto di Varsavia. Il suo teatro operativo era l’Europa. Come sosteneva l’Ambasciatore Sergio Romano avrebbe dovuto sciogliersi quando si è sciolto il Patto di Varsavia. Come affermavo in precedenza, è stata invece impiegata ad ampio raggio divenendo il braccio armato degli interessi neocons statunitensi contro il volere del CDS ONU. L’Europa continentale e mediterranea ha tentato di opporsi alle strategie statunitensi. Francia, Germania e Belgio non hanno partecipato all’invasione dell’Iraq. La Germania in particolare è stata una spina nel fianco per i neocons opponendosi per esempio all’attacco alla Libia e alla strategia della porta aperta della NATO a Ucraina e Georgia”.

E ora?

“Con la guerra in Ucraina decisa a Washington, l’Europa è costretta infine ad allearsi  e diviene a partire dal 2014, dal colpo di Stato a Kiev, un’Europa polacca, baltica , scandinava asservita gli interessi neoconservatori statunitensi. Il modello vincente tedesco basato sull’importazione di gas russo a basso prezzo viene schiacciato. La Germania diviene il malato di Europa. L’Europa è oggi un’appendice della NATO, senza ambizioni di autonomia strategica, schiacciata dallo stato profondo americano e in contrasto con i tentativi goffi e ondivaghi di pace di Trump che, rispetto ai veri poteri forti del dollaro, costituisce un’anomalia”.

L’Unione Europea, secondo la sua analisi, manca di legittimità democratica e è asservita al neoliberismo delle oligarchie finanziarie. Come potrebbe l’Europa riformarsi per diventare una vera potenza civile indipendente, invece di un’appendice della NATO? 

“L’UE non conosce Montesquieu,la separazione dei poteri, è una costruzione balorda nella quale ha trionfato l’approccio settoriale di Jean Monnet, proconsole statunitense in Europa. La seconda parte del libro è dedicata a un’analisi puntuale delle istituzioni europee, al deficit di legittimità democratica , alle decisioni che hanno impedito la costruzione di un’Europa federale democratica e sociale. Le incrostazioni neoliberistiche e le incongruenze presenti nei Trattati da Maastricht a Lisbona hanno dato vita a una burocrazia, marionetta delle lobby della finanza, La rifondazione dell’Europa è possibile con la costruzione di un’istanza politica alternativa alle due destre che sono oggi al potere in Europa, i socialisti europei e i popolari, la maggioranza Ursula”.

I BRICS rappresentano per lei uno sviluppo positivo verso un multipolarismo che contrasta l’unipolarismo americano “nefasto”. In che modo l’Italia e l’Europa potrebbero collaborare con questo blocco per promuovere un multilateralismo autentico, e quali ostacoli vede nelle pressioni occidentali? 

“Mi pone domande a cui mi è difficile rispondere, non ho sfere di cristallo. Con il libro “Approdo per noi Naufraghi, pubblicato da Paperfirst, ho cercato di stimolare una riflessione su temi essenziali per creare una rappresentanza politica al dissenso, alla generazione Z scesa in piazza contro il genocidio, al non voto, primo partito in Europa.

L’approdo si potrà intravedere con il contributo di ciascun movimento, dell’intellighenzia del dissenso, dei partiti contrari alle guerre e al genocidio. Riscrivere i trattati europei, uscire dalla NATO, tornare allo stato nazionale  sono opzioni che andrebbero vagliate con una discussione aperta. Nel saggio mi riferisco al dibattito nella sinistra tedesca tra Habermas e Streeck. Un inizio per un’analisi che va approfondita”.

Nel contesto dei conflitti attuali – Gaza e Ucraina – come crede che l’Occidente stia applicando doppi standard in questi scenari, e qual è il ruolo della propaganda nel mascherare tali ipocrisie?

“I doppi standard appaiono evidenti. Insultare il Presidente della Federazione russa, chiamandolo macellaio, killer, sanzionandolo e nel contempo incontrare  Netanyahu, applaudito in standing ovation al congresso statunitense, considerato dal cancelliere tedesco Merz colui che fa il lavoro sporco per l’Europa, sono fatti contraddittori ed emblematici del tracollo morale dell’Occidente. Nel linguaggio burocratico brussellese, l’invasione russa dell’Ucraina non è stata provocata. Ebbene una ricostruzione oggettiva e storica di quanto è accaduto dal 1997 in poi, suggerisce una verità differente addossando una responsabilità tremenda anche all’Occidente che ha utilizzato il popolo ucraino come carne da macello in un piano di aggressione strategica della Russia”.

In Palestina l’illegale occupazione, le guerre contro i palestinesi vanno avanti almeno dal 1967. Eppure si è abolita la storia. Tutto è cominciato il 7 ottobre del 2023. Come in Ucraina la fotografia instantanea del febbraio del 2022 ha cancellato la guerra civile precedente , il colpo di stato a Kiev , la mancata applicazione degli accordi di Minsk. La sottocultura propagandistica rifiuta l’analisi delle cause profonde dei conflitti. In Medio Oriente di fronte a un genocidio in corso si continua a ripetere che Israele ha il diritto di difendersi. Si demonizzano Hamas e Putin al fine di far credere a un’opinione pubblica distratta che le nostre guerre e i nostri crimini sono giusti, che l’Occidente combatte per diffondere la luce della civiltà democratica”.

Il suo saggio enfatizza la “deriva autoritaria delle oligarchie liberali”, con meccanismi come il pensiero unico e la cancel culture che soffocano il dissenso. In che misura questa deriva è legata alla subordinazione europea agli USA, e come può essere invertita attraverso una diplomazia indipendente?

“Non credo che la criminalizzazione del dissenso in Europa sia legata soltanto alla subordinazione agli Stati Uniti. Ormai l’Europa non è diversa dagli USA come ai tempi dell’assassinio di Sacco e Vanzetti o del maccartismo. Diciamo che è stata una buona allieva. Le sanzioni che il Consiglio PESC guidato dall’Alto Rappresentante Kallas ha emanato contro un cittadino svizzero, Jacques Baud, un politologo, scrittore di diversi libri sul conflitto russo ucraino è un atto di una gravità riconosciuta che annulla le libertà individuali previste dalle Costituzioni democratiche. Nel mio saggio illustro come le oligarchie liberali stiano scivolando verso l’autoritarismo. Sarebbe opportuno reagire prima che sia troppo tardi per conservare la libertà di espressione e di stampa, i valori costituzionali che le due destre al potere ogni giorno sembrano dimenticare”.

Per “costruire la pace”, lei propone un ritorno al multilateralismo, contemplando riforme radicali come lo scioglimento della NATO e una difesa europea autonoma. Quali passi concreti suggerirebbe all’Italia per perseguire questa via, considerando le resistenze delle élite atlantiste?

“Si tratta di riflessioni ad ampio spettro. Non ho la soluzione in tasca. Siamo di fronte alla minaccia nucleare, robotica, climatica. A questo ci ha portato la ragione tecnica, separata dalla vita che già Adorno affermava di voler correggere. La dottrina politica occidentale è basata sulla dialettica amico-nemico. Hobbes affermava che lo Stato è  monopolio della forza.

La politica nasce nell’atto in cui crea  i nemici interni ed esterni. E se cambiassimo paradigma? Se considerassimo in un mondo a rischio di estinzione nucleare la pace come condizione irrinunciabile, la “condizione sine qua non” della politica? In “Approdo per noi naufraghi” tratto questi temi in maniera problematica. Insieme  possiamo individuare le risposte”.

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