Il raid che ha ucciso il generale Qassem Soleimani è soltanto la conferma definitiva che tra Stati Uniti ed Europa tira davvero una brutta aria. A dire il vero, la situazione era già abbastanza tesa prima delle recenti tensioni americane con Teheran. Da una parte la ruspante Casa Bianca guidata da Donald Trump; dall’altra un’Unione Europea sempre più acefala e spaccata, unita soltanto quando si tratta di puntare il dito contro il presidente americano.

In poche parole, Washington e Bruxelles sono due alleati di vecchia data ormai giunti ai ferri corti su un variegato ventaglio di argomenti: dal clima all’economia, dalla gestione dei rapporti con la Cina alla crisi del Medio Oriente. Mai come adesso la storica alleanza rischia di frantumarsi in mille pezzi. Eppure, come ha scritto Il Foglio, i Paesi dell’Ue, pur criticando aspramente The Donald, dipendono ancora in gran parte dagli Stati Uniti, sia per quanto riguarda l’aspetto economico, sia per la politica estera.

Il peso di Trump

Gli Stati Uniti, consci del proprio ruolo, hanno legami molto stretti con ogni singolo Stato membro. A ogni battito di mani proveniente da oltreoceano, le cancellerie europee sono pronte a mettersi in riga, anche se sotto sotto mostrano insofferenza nei confronti di Trump. Da dove deriva tutto questo astio? Dalla linea politica intrapresa dal presidente americano, pronto a competere con l’Ue, sfidarla e farle capire che non è il caso di mettere in discussione la leadership statunitense. Ma Bruxelles, almeno per il momento e per il copione che ha scelto di recitare, non starebbe in piedi senza la luce riflessa di Washington.

Nel frattempo c’è chi ha mostrato di avere un buon feeling con Trump (il premier britannico Boris Johnson) e chi l’esatto opposto (il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron), chi non si è mai fidato del tycoon (la cancelliera Angela Merkel) e chi resta a metà del guado (il premier italiano Giuseppe Conte). Nonostante le strategie di questi leader, tutti sanno di dipendere, in un modo o nell’altro, dagli Stati Uniti.

Uno strappo che non conviene a nessuno

Come sottolinea Politico, l’establishment europeo ha insultato a più riprese Trump. Che dal canto suo ha risposto con oltraggi importanti, recedendo ad esempio l’accordo sul clima di Parigi, ritirandosi dall’accordo nucleare iraniano, imponendo tariffe sull’acciaio erupeo e minacciando dazi a quei Paesi che proveranno ad applicare la web tax sui colossi tecnologici Usa.

L’ultima mossa di Bruxelles è emblematica di uno strappo che sta per rompersi del tutto. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha invitato il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, a sedersi a Bruxelles. Ricordiamo che gli Stati Uniti hanno sanzionato Sarif e non gli concederanno nemmeno un visto per visitare le Nazioni Unite a New York.

Lo stesso Borrell aveva descritto le relazioni dell’Europa con gli Stati Uniti in una frase chiara e concisa: “È in atto un divorzio di valori. Ovunque si guardi c’è un completo disaccordo tra le parti”. In ogni caso, l’Europa coltiva le medesime preoccupazioni di Washington sulle medesime tematiche. Sarebbe dunque un errore, per Bruxelles, lasciarsi sfuggire Trump soltanto per l’antipatia politica che alcuni leader europei provano nei suoi confronti.